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5 ipotetici locali di Vip Imbruttiti che (secondo noi) dovrebbero aprire

Ci vorrebbe una nuova guida diMilano, ci vorrebbero gli aggiornamenti come le app dell’iPhone. Uno tra quelli necessari -soprattutto per russi e arabi – sarebbe una to do list di locali aperti da personaggi famosi dove mangiare, bere e scattarsi i selfie. E se il personaggio non c’è, basta un cartonato o una foto alla parete. Poi tagghi il proprietario vip su Facebook e il like te lo fa il suo social media manager, spesso un ragazzo di 17 anni pagato in buoni pasto per amministrare la pagina. A meno che non sia Gianni Morandi che, lo sappiamo tutti, il social media manager non ce l’ha. Un abbraccio, Gianni.

Si va dal ristorante di Bastianich e Belen -che appunto con Morandi ha avuto le sue scaramucce e anche mucche sui social – fino a quello di Abantantuono. E poi i locali dei calciatori, Gattuso, Brocchi, Maldini, Vieri e quelli dei comici, tipo Antonio Albanese e, anche se non ci siamo mai stati, speriamo davvero che nel suo locale servano “funghetti”.

Qui noi si vola sulle ali dell’ambizione e della fantasia verso le stelle e anche se non quelle Michelin, almeno quelle dello spettacolo, alcune un po’ cadenti: ci siamo immaginati le prossime aperture di risto-vip o vip-club in città. Segnatevele sull’agenda. Poi, nel caso non dovessero aprire mai, non venite a cercarci. Non ci prendiamo responsabilità e, soprattutto, non abbiamo mica tempo di rispondere alle lamentele. Eh.

1_ La Patata Bollente

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Era un film con Pozzetto, potrebbe essere il nuovo locale di Fabio Galante. La finezza del naming, che dà di gomito-anzi, tira ginocchiate forti, alle persone più maliziose e allusive, racchiude in sé l’essenza e il concept del locale: patate fritte, arrosto, alla diavola, saltate con la salsa bernese, con la rataouille, la senape dolce. Un concept che è anche extra-culinario: una dichiarazione di intenti e d’amore dedicata alle squinzie di ogni età, vera passione dell’ex calciatore gentiluomo. Dentro il locale, infatti, solo giovanissime e bellissime e vecchissimi e viscidissimi come le patate alla burrata di alici nel menu. Chiuderebbe in un mese perché al centro di scandali cronachistici: i tempi cambiano, la crisi si fa sentire e il fenomeno delle Ogettine si sposta sul fritto-chic, qualsiasi cosa significhi “fritto-chic”. Aspettiamo la Treccani.

2_ Il Rinascimento della Capra

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Molto più di un ristorante, molto più di un’esperienza culturale, molto più di una serata davanti alla televisione. “Molto di più, molto di più, molto di più”, ma detto gridando e ripetuto ossessivamente, gesticolando come quando si litiga per un parcheggio sui Navigli il sabato sera. Questo locale dal nome intrigante, infatti, ce lo immaginiamo come l’ultimo capolavoro di Vittorio Sgarbi. Alle pareti, Caravaggio, Botticelli, Correggio e dieci televisori che trasmettono in loop le sue comparsate televisive. Una libreria composta da sole opere firmate dal critico più imbruttito che ci sia. Un clima, quindi, da Corea del Nord: un culto della personalità opprimente, un ego in continua espansione come l’universo.

Ma come l’universo, ocio ai nuovi pianeti: infatti, un locale aperto da Diprè lì vicino, decreterebbe la crisi e la conseguente chiusura de Il Rinascimento della Capra.

3_ Italian Innovation Academy Bar

Lapo-Elkann
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Un locale che guarda a New York e la ama, non ricambiato però. Lapo Elkann è ormai proiettato nel futuro. Un futuro, ahimè, che non ci piace così tanto.

Arredamenti e pattern zebrati, tavoli di design fatti da nuovi talenti che però non sono talenti, e una voglia d parlare inglese che nemmeno alle vacanze studio del liceo. Un locale che vuole essere un luogo di dialogo sul futuro della creativity e dell’innovation italiana, ma che in realtà è una torre di babele dove nessuno si capisce e l’unico elemento davvero informale sono le babbucce da pigiama indossate dal personale. Un fallimento. Chiuderebbe in tre mesi, quelli necessari a sgomberare tutta la tappezzeria dal locale.

4_ Cipolline

boldi
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La cucina povera, finalmente, trova la sua giusta dimensione e ottiene la dignità che merita. Un locale che gira tutto intorno a un prodotto troppo bistrattato: la cipolla. Inutile dire, che anche la carriera del prorietario ruota tutta intorno a questo prodotto: Massimo “cipollino” Boldi. Una comicità, la sua, da lacrime proprio come la cipolla. A volte, una buona idea non basta. Una puzza incredibile scoraggerebbe presto anche i fan più appassionati. L’ennesima lite con il socio di minoranza, Christian De Sica, il colpo di grazia. Un locale che non arriverebbe al panettone.

5_ Parla Come Mangi

CASTLE DONINGTON, UNITED KINGDOM - JUNE 11: Skin of Skunk Anansie performs acoustically backstage on Day 2 of Download Festival at Donington Park on June 11, 2011 in Castle Donington, England. (Photo by Christie Goodwin/Getty Images)
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Il locale della nuova italiana d’adozione, Skin, ironizza sui suoi strafalcioni linguistici, già nel nome. Cucina fusion e cover degli Skunk Anansie rifatte in italiane. Troppa roba, tutta incomprensibile. Ci vorrebbe un traduttore per il menu e per le cover. Lost in Translation e incomprensibile come le ultime due stagioni di Lost la serie. Un’occasione persa.

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