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“Oddio, ho dimenticato il cellulare”: la giornata-dramma dell’Imbruttita

Scarpe, profumo, la nuova borsa di quel negozietto in Tortona, le chiavi di casa. L’Imbruttita è pronta per affrontare la sua giornata di lavoro; c’è anche il sole, che le permette di sfoderare i suoi nuovi Retro Super Future (“figata”).

Cammina per parco Solari e rimane colpita come Lady Marian davanti a Robin Hood – “oddio ci sono le prime margherite, fotina subito su Instagram. Ma il cellulare non è in tasca e non è nemmeno in borsa. Il cellulare non c’è. Troppo tardi per tornare a casa a recuperarlo, troppo da sfigata andare in panico. C’è un leggero senso di vuoto, e di nausea che prende l’Imbruttita, la quale decide però di reagire con estrema filosofia: “PER UN GIORNO SENZA CELLULARE NON MUORE NESSUNO. TANTOMENO IO”. Pronti, partenza, via.

Ore 10.30: “Figata, mi sento libera”


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Non lo avrebbe mai detto, ma è così. Pausa caffè con i colleghi, ultimo check di ognuno di loro sul proprio smarthone prima di tornare a lavorare: “Ehi, ma il tuo iPhone?” – “L’ho dimenticato a casa” – “Che sbatti” – “Ma va, sai che sono super easy? Ti giuro sono di un rilassato, ormai siamo veramente intossicati da chat e robe simili. Easy proprio”. Sguardi perplessi, ma lei si sente una figa.

Ore 12: “Chissà se la Mati mi ha risposto”


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Non è un problema non avere il telefono per un giorno, al massimo può esserlo non averlo proprio oggi. Perché ieri la migliore amica dell’Imbruttita è uscita col tipo che le piace da mesi, e “Ha bisogno di me, me lo sento, almeno un messaggio vocale per sapere com’è andata. Oddio, povera Mati”.

Ore 15: “Sono una cretina”


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“Voglio dire, era sul tavolo, come cavolo ho fatto a non vederlo? Ma ben mi sta, che mi preparo la borsa la mattina stessa, d’altra parte se la Cami ieri non mi avesse invitato fuori a cena non avrei fatto tardi e me la sarei sistemata prima. Anche lei oh, non si muove mai senza un’amica, dannazione!”.

Ore 17: “Chiedo un permesso da lavoro”

Alla fine, è tutta una grande finzione: l’Imbruttita è in tachicardia da due ore. Perché le sudano le mani, perché si sta perdendo tutto, “Le chiamate a cui non ho risposto, i WhatsApp delle mie amiche, i like del mio ultimo post. La vita, insomma”. E mentre sente l’ultima goccia di serenità scivolare via, e ormai va in fissa su tutti i cellulari che incrocia, si avvicina pallida all’ufficio del suo capo: “Non mi sento molto bene, forse troppi report. Posso uscire un attimo prima?”.

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