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Onde, broccolate e World Surf League: il MI meets Leonardo Fioravanti

Un paio di settimane fa, Leonardo Fioravanti era alle Fiji con Kelly Slater e rincorreva una mareggiata: “Mi piacciono le onde grandi, il massimo è entrare nel tubo, passare sotto l’onda. È un’emozione indescrivibile”. Oggi ha passato tutta la giornata a fare interviste in giro per Milano, ma è già concentrato sulle prossime gare “Domani alle 11, parto per il Brasile”. Per chi non lo sapesse, Leo, romano di 18 anni, è The Italian Stallion o The Roman, l’unico italiano capace di gareggiare con i mostri sacri della World Surf League, e se confermerà i risultati ottenuti finora, dal prossimo anno sarà una delle presenze fisse del tour, con un grande sogno da realizzare: le Olimpiadi del 2020 a Tokyo. Il surf sarà disciplina olimpica “e se vinco l’oro, un sacco di ragazzi italiani vorranno iniziare a fare surf”.

 

Ma andiamo con ordine. Come sei finito a fare surf? Eri solo scarso a calcio?

Ero pure forte a calcio… e anche nello sci. Ho vinto un sacco di coppe da bambino.

Scherzi a parte, ho iniziato a fare surf quando avevo sei anni, nello stabilimento dove siamo cresciuti io, mio fratello e i miei genitori. I proprietari dello stabilimento, due matti scocciati (termine utilizzato nella succursale romana di Milano per dire matti completi ndr), erano nostri amici, Ciccio e Pallino. La loro scuola si chiama Ocean Surf, sono stati loro a mettere me e mio fratello su una tavola. Poi ho iniziato a viaggiare e la passione per il surf non mi ha più abbandonato.

E questa passione ti ha portato a vincere un titolo mondiale Under 18, l’anno scorso, e a dare la paga a gente come Kelly Slater nelle prime gare di questo 2016. Cosa ti ha dato più soddisfazione. Battere una leggenda o il titolo mondiale?

Il titolo. Adesso tutti sanno che ho battuto Kelly Slater ma tra qualche mese non se lo ricorderà nessuno. Il titolo invece rimane: anche tra dieci anni ci sarà sempre il mio nome.

Ci racconti il momento della vittoria?

In gara, quando cavalchi l’onda, non riesci a pensare. Prima di iniziare la hit mi son detto “vado e faccio un aerialone” quando l’ho chiuso sono rimasto impressionato e già sapevo di aver fatto un 10 perfetto.

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Ma quanto ti alleni per mantenere questo livello?

Quando le onde non sono un granché surfo due ore la mattina, poi un’ora di allenamento fisico dopo pranzo e altre due ore di surf al pomeriggio. Quando invece le onde sono perfette, rimango in acqua anche 6/7 ore. A Fiji, ad esempio, siamo entrati in acqua alle 11 e siamo usciti alle 6 di sera, bellissimo e distruttivo.

Viaggi continuamente, ti alleni un casino… ma lo trovi il tempo per far festa?

Il mondo del surf è pieno di gente che fa festa… basta farlo dopo le gare e non prima! Anche gli atleti hanno il diritto di divertirsi, a maggior ragione quando c’è da festeggiare una vittoria. Matt Wilkinson, vincitore delle prime due gare dell’anno, ha offerto da bere a Jan Juc (Australia, ndr): è riuscito a spendere 4800 dollari al bar, 4800 dollari in shot.

E il tempo per broccolare?

Anche di ragazze è pieno il mondo del surf. Sì che lo trovo il tempo! tanto per divertirsi con una ragazza mica devi fare le 6 di mattina per forza, ci si diverte anche di pomeriggio! Meglio evitare il sesso prima di una gara però… ti vengono le jellylegs, le gambe non tengono più.

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Tornando al surf vero e proprio e all’Italia, è solo un problema di onde o sono altri i motivi del nostro ritardo rispetto al resto del mondo?

In realtà le onde ci sono, questo inverno hanno surfato veramente tanto in Italia, e ci sono anche le scuole di surf, in toscana è pieno e anche vicino a casa mia, oltre all’Ocean Surf a Fregene c’è la scuola di Valentina Vitali, il Sogno del Surf. Il problema finora è stato l’organizzazione istituzione: la Federazione Italiana Surf non è un granché… però da quest’estate il CONI inizierà ad aiutarci in vista delle Olimpiadi del 2020 e speriamo che il movimento possa crescere.

E gli altri surfisti italiani come ti trattano?

Quando surfo in Italia mi trattano tutti benissimo. Una volta in Sardegna un ragazzo mi ha droppato (rubato) un’onda, ma appena si è accorto che c’ero io si è scusato e mi ha lasciato passare avanti. Non è bastato… è arrivato un altro local e gli ha detto “Tu, fuori!”, ho provato a farlo ragionare ma non c’è stato niente da fare “Hai droppato l’onda a Leo, adesso resti fuori dall’acqua”.

Gare, sponsor, istituzioni…quanti sbatti! Anche noi del MI ne sappiamo qualcosa. Vediamo cosa abbiamo in comune:

  • ti mandano in sbattimento quelli che provano a fare conversazione in ascensore?

Beh dai, non più di tanto… magari è una bella ragazza!

  • E quelli che non rispondono al telefono?

Mamma mia! Quelli li odio, ma neanche io rispondo!

  • Quelli che paccano all’ultimo?

Paccano?

  • Sinonimo di accannare (paccare, per i romani – ndr)

Ah ok! Veramente sono io che accanno le persone…

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L’intervista è quasi finita e ci rimangono solo due domande per Leo: 1 chi è il surfista del tour che ti sta più sui maroni, 2 quale bellissima surfista ti sei già pasturato.

Della prima risposta vi diciamo tutto: si tratta di Kolohe Andino, statunitense classe ’94 che ha droppato troppo onde al nostro Leo… l’invidia è una brutta bestia Kolohe!
Della seconda risposta vi possiamo raccontare solo la nostra reazione: esultanze scatenate da parte degli imbruttiti, abbracci pieni di ammirazione e cinque alti.

Leo, campione vero!

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