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Gli oggetti per l’office che definiscono il perfetto startupper

Una nuova razza urbana si sta progressivamente (e paurosamente) facendo strada nella giungla lavorativa milanese. Gli startupper – o, anche, serial startupper, per chi ne fa una vera e propria religione di vita – sono i nuovi manager 2… macché 2, almeno 3 o 4.0, che con le loro trovate innovative e la loro attitudine smart e propositiva sono destinati a soppiantare un modo di approcciare il business che iniziava a puzzare di vecchio e stantio.

Ok, ma cosa fa in concreto uno startupper? Beh, forse in concreto non lo sa nemmeno lui, preso com’è a covare irresistibili idee, a incontrare gente, a curare le pubbliche relazioni, a disquisire di device innovativi che potrebbero rendergli la vita più semplice. Già, perché uno dei tratti distintivi di questo individuo consiste nell’essere più aggiornato di chiunque altro a livello tecnologico, e nel vivere conseguentemente un rapporto al limite del simbiotico col proprio laptop (ma anche col proprio smartphone e tablet). Se un modo univoco per descrivere lo startupper ancora non esiste, ci sono d’altro canto una serie di oggetti che lo definiscono, e che è possibile ritrovare in qualsiasi office – ehm, coworking – lui abbia colonizzato.

1_Il laptop sottile, sottilissimo… quasi inesistente

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Chiariamolo subito: il vero startupper trascorre fuori dall’office l’80% del proprio tempo, e l’office stesso è ridotto a una sorta di pied-à-terre (molto hipster, aggiungiamo noi) dove incontrare potenziali clienti e finanziatori. Da qui la necessità di possedere un laptop leggero e sottile quanto un paio di fogli di carta, così da poter saltellare agilmente da un meeting all’altro senza temere un’ernia al disco nel giro di qualche mese. L’unico inconveniente? Sottigliezza fa rima con scarsa capacità di memoria, che a sua volta si traduce con almeno tre hard disk che vengono sfoderati quando lo startupper deve mostrare un documento più vecchio di quattro settimane. Pare che la ricerca dell’arca perduta fosse niente se confrontata con quella della presentazione fatta il 16 marzo 2016…

2_Gli occhiali anti luce blu

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Lo startupper è tutto tranne che un pirla, e sa benissimo che per poter fatturare e permettere alla sua idea di business di decollare, la conditio sine qua non consiste nel liberarsi di scocciature come mal di testa, insonnia e quella fastidiosa sensazione di avere «gli occhi che mi vanno insieme». Consapevole dei danni causati dalla luce blu emessa dagli schermi dei vari device di cui si circonda – ormai divenuti una protesi della sua persona – non si fa certo mettere fuori gioco, e aggira il problema proteggendosi con gli occhiali Blue Defence. Così può continuare a lavorare sui suoi mille e più progetti senza sbattimenti e dormendo sonni tranquilli… sempre che l’ansia da timing non prenda il sopravvento.

3_Il tappeto di Post-it

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Lo startupper è una mente estremamente creativa. E ormai ha imparato che – quando l’illuminazione arriva – è importante «bloccarla» da qualche parte e avercela sempre ben visibile. Non stupitevi allora se, entrando nel suo ufficio, ad accogliervi ci sarà un tappeto fatto di Post-it multicolor riportanti le genialate partorite quotidianamente. Ma soprattutto, non lasciatevi ingannare: questa specie di installazione, se da un lato è una dimostrazione tangibile del suo estro, dall’altro ha pure una funzione prettamente decorativa. E a ben guardare, non è detto che tra i mille foglietti non troviate pure la lista della spesa di qualche settimana prima.

4_I libri

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Lo startupper ama sbandierare la sua cultura – o presunta tale – in materia, e lo fa riempendo il proprio ufficio di libri che, stando a quel che racconta, servono a dargli continua ispirazione. Dal memoir del co-fondatore di PayPal Peter Thiel, «Zero To One», al manuale di Peter Coughter per esercitare l’arte della persuasione durante pitch e presentazioni, «The Art Of The Pitch», tutti i volumi sono esposti meglio che nel reparto business della Feltrinelli, poiché costituiscono una specie di «garanzia intellettuale» in grado di assicurare le doti visionarie e manageriali dello startupper. Ve li mostrerà, giocherà a fare il finto modesto ed elencherà i motivi per cui gli hanno letteralmente «cambiato la vita». Nascondendo con abilità, astuzia e panegirici un ineluttabile dato di fatto: quello di non averli mai letti.

5_I poster motivazionali

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«Keep Calm & Be Creative». «Always Deliver More Than Expected». «Think Big, Start Small, Learn Fast». Potremmo andare avanti all’infinito citandovi la moltitudine di poster motivazionali dai colori sgargianti e le grafiche 100% hipster che affollano l’office del vero startupper. Il quale non si limita soltanto a collezionarli, ma pure a incorniciarli, per allestire la sua personale galleria da moderno lifecoach. La domanda rimane sempre la stessa: ci crede davvero, in ciò che appende alle pareti? Già, perché dietro uno che predica l’importanza di fallire per crescere professionalmente e la necessità di commettere parecchi errori per diventare un buon manager, ci sarà sempre qualcun altro che – al primo sbaglio commesso in leggerezza – si incazzerà. E hai voglia poi a spiegargli che «If You’re Not Making Mistakes, Then You’re Not Making Decisions».

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