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“Andiamo a farci un giro?” – Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Apriamo oggi questa piccola rubrica per coloro che – rimasti aMilano nel weekend – vorrebbero visitare qualche posto nuovo, magari non troppo gettonato/affollato e che sia ad una distanza ragionevole da Milano.

Esiste un  gioiellino di abbazia, in provincia di Pavia, che secondo noi merita una gita fuori porta. È un po’ nascosta nel fitto del bosco, con il lato positivo che per arrivarci potrete godere di panorami mozzafiato tra le colline pavesi.

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Si tratta dell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio, fondato nell’XI secolo proprio dal santo che gli dà il nome, che aveva deciso di trasferirsi qui  a trascorrere una vita di preghiera. La leggenda però vuole che, avendo Sant’Alberto guarito miracolosamente il figlio muto del marchese di Canasco, quest’ultimo avesse fatto edificare l’intera abbazia, dedicata alla Madonna, in suo onore.

Ancora oggi, quando un bambino tarda a iniziare a parlare, non è difficile che la gente del posto suggerisca di andare a dire una preghierina a Sant’Alberto, che male non fa.

L’abbazia, già durante la vita del santo che le dà il nome, era diventata un centro importantissimo per l’epoca, caratteristica che fece sì che in questo luogo soggiornassero personaggi storici di cui ancora oggi rimane memoria.

È infatti ben esposta la targa che ricorda che questo fu il luogo della prima tomba di Edoardo II il Plantageneto d’Inghilterra (se avete visto Braveheart…). Ebbene sì: il figlio omosessuale di Edoardo I, proprio per evitare scandali per l’epoca insostenibili, fu fatto credere morto in battaglia ai confini con la Scozia e fatto ritirare tra queste mura, dove fu sepolto alla sua morte (quella vera). Successivamente la sua tomba fu ristabilita in Inghilterra.

L’eremo vide anche la presenza di altri personaggi noti come Federico Barbarossa (che per noi lombardi non è questa gran notizia, visto che ci sono testimonianze dei suoi passaggi praticamente dappertutto) e Dante Alighieri.

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Nel 1900 la cura dell’Eremo fu affidata a don Orione e vide la presenza (dal 1923 e il 1964) di un frate cieco, conosciuto con il nome di Frate Ave Maria, che condusse una vita di eccezionale bontà e preghiera e a cui i visitatori affidano le loro.

Il posto gode di una vista mozzafiato sulle colline pavesi (imperdibile) e di pregevoli affreschi quattrocenteschi  che meritano davvero una visita.

I frati che qui dimorano sono gentili e disponibili, in un piccolo negozietto si possono trovare libri sul monastero e piccoli lavori all’uncinetto, eseguiti proprio da loro:  sanno fare delle cose da fare invidia alle riviste specializzate!

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E se dopo aver visitato un posto di così ampio respiro, anche lo stomaco vuole la sua parte… non avrete che da guardarvi intorno. E per una volta non cercate il sushi: siete vicino a Varzi, patria del primo salame DOP in Italia! Va da sé  che la cucina locale, in tutta la valle,  sia da urlo.

Come ci si arriva: Autostrada MI-GE, uscita Casei Gerola. Seguite per Voghera, poi per Salice Terme, proseguite per Varzi e, prima di arrivarci, quando entrerete nel comune di Ponte Nizza, troverete le indicazioni per Sant’Alberto.

Se siete sportivoni: ci sono sentieri che possono essere percorsi attraverso i boschi, partendo dalle frazioni di Pizzocorno e di Moglie, che vi condurranno direttamente al monastero.

Ultimo consiglio: FBL! Niente di più facile, camminando per i boschi o guidando per le strade panoramiche, che vi troviate davanti un capriolo o un cinghiale.  Il che davvero fa molto Asterix, ma diciamolo: aMilano non capita proprio tutti i giorni di imbattersi in cinghiali (quelli veri) come invece succede da queste parti.

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