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Lettera aperta contro la moda delle calze con le ciabatte

Non sarei mai voluto arrivare a questo punto, ma la situazione estetico-sociale della nostra città mi costringe a un’intervento diretto. È arrivato il momento di prendere posizione duramente e rompere il silenzio assordante che circonda una moda ormai fuori controllo: le calze con le ciabatte.

Per farlo non voglio usare giri di parole o spicciola retorica, ma puntare al cuore del problema. Qui non si sta parlando di cosa uno faccia a casa propria, quando con felpe sfondate e patacche di sugo al pomodoro fa la spola tra il divano e il letto, ma di come uno va in giro per strada sfidando platealmente tutte le regole della logica e del buon gusto.


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Proprio per questo, mi voglio rivolgere con un accorato appello alle vittime – consapevoli o inconsapevoli – di questo abominio stilistico:

“Caro fashion victim, carissimo profanatore del buon gusto, amico della calzetta di spugna sudata,
sì, è proprio a te che parlo, a te che hai attirato tutta l’estate la mia attenzione con quei calzini in vista dentro le Birkenstock o – ABOMINIO DEGLI ABOMINII – in sandaletti in stile tedesco-sul-lago-di-Garda, tu che hai sdoganato quello che il pudore, fino a quel momento, aveva relegato alla riservatezza e al buio delle proprie case, a te dico b-a-s-t-a.

E lo dico sulla base di un ragionamento che voglio qui esporti, per chiarezza, e per farti capire che non c’è alcun tipo di pregiudizio nelle mie parole.

Innanzitutto NON HA SENSO: fa caldo? Comodissimo il piede nudo dentro la ciabatta (o qualsiasi superficie in plastica o poliuretano che la scienza e il progresso scientifico ci ha donato nei secoli. Amen). Fa freddo? Una calza in spugna circondata da un brandello di plastica non ti aiuterà a trovare il tepore agognato. Davvero. Quindi no, non ha senso. E poi vogliamo parlare – nel caso di gran caldo – della quantità di sudore che quella calzetta in spugna ti fa produrre, con tutte le ovvie spiacevoli conseguenze?
Meglio non pensarci.

È elegante? Qui la questione si complica, rientra il fattore soggettivo, potresti dirmi “eh ma a me piace”, però voglio comunque darti un paio di spunti di riflessione: prima che diventasse una moda, l’abbinamento da chi era usato? Dai nonni in casa di riposo e dai turisti tedeschi in villeggiatura. Non stiamo esattamente parlando di 2 pietre miliari dello stile. Quindi no, non è elegante e non è neppure esteticamente piacevole.

Ecco, ora mi sembra quasi di sentirlo, un ronzio, quel pensiero che ti rimbomba nella testa: “Eh ma Rihanna, Madonna e Rovazzi le indossano”. Ecco caro amico: NON SEI NÉ RIHANNA, NÉ MADONNA, NÉ ROVAZZI, ed è importante che tu te lo ricordi sempre. 
Lady Gaga nel 2010 si presentò agli MTV Video Music Awards con un vestito fatto di bistecche. È mai partita una linea haute couture macelleria? No, grazie al cielo. Le star (o presunte tali) sono star, vanno a grandi eventi, devono far parlare di sé. A te non serve davvero il calzino in vista per la passeggiata sul lungo lago a Sesto Calende, fidati.

Infine l’ultimo pensiero va a te caro Hipster, vero sponsor di questo progetto di distruzione (del gusto) di massa: in passato hai contribuito a grandi e gloriose mode (?), è così che vuoi essere ricordato dalle generazioni future? Gli Emo sono passati alla storia per le cinture con le borchie e l’eyeliner nero, i Pgoldini per… Vabè chi se li ricorda i Pgoldini. Insomma, dicevamo, è davvero questo che vuoi? Pensaci, sei ancora in tempo per abbandonare la moda da palmipede in difficoltà. Fallo per te. Fallo per noi.”

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