0 0

«Ma siete in lista?»: racconti semiseri e tragicomici sulla nightlife milanese

Premessa doverosa: i miei disco days sono finiti da un bel pezzo, e non starò quindi a tediarvi con i giovedì al Gasoline, le serate Neon Disco (che Dio le benedica) e i sabato notte trascorsi in quella simil-palestra maleodorante che è il Tunnel. Non rinnego, né rimpiango, ma prendo atto che il gap anagrafico mi abbia costretta a battere in ritirata già da qualche anno, trasformando il clubbing, da faticosa routine, in una sporadica eccezione.

Eppure… eppure. L’arrivo di settembre, l’estate che finisce, quel clima fantastico da autunno non ancora iniziato e una sindrome tardo-adolescenziale galoppante mi hanno colpita come il trend delle ciabatte pelose si è abbattuto sulle fashion blogger in clima da MFW, e ho vissuto un paio di fine settimana con l’incoscienza tipica delle poco-più-che-ventenni.

Sono andata a ballare, sì, o – per lo meno – ci ho provato. Già, perché le difficoltà riscontrate mi hanno obbligata a una riflessione sulla deriva presa dalla nightlife milanese, ormai governata da varie ristrettissime lobby le cui conditio sine qua non per venire accettati consistono nel «conoscere qualcuno».

 

Ma non divaghiamo.

 

Sabato 17 settembre, dopo una festa di compleanno, complici un paio di amici non milanesi in città, ci siamo diretti verso il locale A per renderli partecipi dell’atmosfera «ciarliera» e spensierata che ogni tanto anche qui è possibile respirare. Eletta portavoce di un gruppo composto da (ben) sette persone, mi sono fatta largo tra la folla un po’ meno ciarliera e spensierata, beccandomi nell’ordine: un centinaio di chili di bontà equamente distribuiti sul piede sinistro, una gomitata ad altezza rene e alitate dal retrogusto di aglio (raga, è sabato, ma che c***o mangiate??) che blandivano il mio naso. È innegabile, tra tutti gli astanti eravamo quelli meno sessualmente variegati, ma d’altronde gli orientamenti sessuali di ognuno non dovrebbero costituire una discriminante per andare a dimenarsi al suono di qualsivoglia musica, no? Raggiunta l’entrata, vengo ignorata dai tanti buttafuori – cinque o sei in tutto – per un tempo compreso tra i 15 e i 20 minuti, mentre davanti a me chiunque riusciva a passare… chiunque, tranne me. «Quanti siete tesoro?», mi viene chiesto con una certa spocchia. «Sette, me compresa, i miei amici sono laggiù» – e intanto li indico, sbracciandomi per non perdere l’attenzione faticosamente conquistata. Arriva la domanda fatidica: «Mmm… ma siete in lista?», a che, forse sbagliando, ho ammesso candidamente di non sapere che nel locale A esistessero delle liste, perché (mea culpa!) non le avevo sentite nominare prima. «Mmm… ma almeno conosci uno dei pr?». E qui si apre un mondo, un mondo a quanto pare fatto di conoscenze giuste per poter accedere al gotha dei club meneghini. Un mondo di conoscenze a me precluso, dato che, di fronte al mio «No, guarda, però se mi dici che posti frequentano magari li aggiungo su Facebook», il simpaticone di cui sopra replica secco con un «Allora te ne stai fuori». Nel mio personale libro «Cose che avrei voluto dire al momento giusto», compare anche «Ve bene, ma tu ridammi i soldi che ho speso nel taxi per arrivare qui in inculandia», per cui – anziché esibirmi nel mio personale ruggito del topo – me ne sono tornata mestamente indietro, sconfitta come Napoleone a Waterloo.

1af8865d803655b77091e58211d5e290
Credit immagine

Le lancette segnavano impietose quasi le 2 e non c’era tempo per sgranare rosari di bestemmie, per cui altro giro, altro regalo (leggi: altro taxi, altro club in inculandia). È con il fare un po’ afflitto di chi ha appena subito una delusione che affrontiamo la (poca) fila al locale B, dove arriva puntuale il solito interrogativo «Ragazzi siete in lista?». Le forze divine superiori forse non volevano continuassi a finanziare lo 028585, e di fronte al mio «No» secco e piccato mi si aprono comunque le porte di una serata che si è conclusa degnamente alle 5 del mattino, degustando un ottimo panino alla salamella con carciofini e senape, seduta sul marciapiede antistante dopo aver sudato non sette camicie, ma una t-shirt bianca. Certo, magari Danny Daze non attira un pubblico che ci va molto per il sottile. E, magari ancora, al pubblico di Danny Daze non gliene frega una beata mi***ia di come è vestito o con chi va a letto il tizio a cui si sta ballando di fianco. Ma tant’è: qui non ho avuto bisogno di vantare amicizie influenti per rivendicare il mio sacrosanto diritto di andare in discoteca, cosa che per certi versi mi sembrava più semplice fare quando di anni ne avevo quindici e mi toccava contrattare con i miei l’orario del coprifuoco.

2016-09-18 03.32.49

Stacco.

 

Venerdì 23 settembre, una banale festa al Tango si trasforma (per me sicuramente) nell’occasione perfetta per sfidare il mio fegato in una lotta senza precedenti. È quindi in modo un po’ ingenuo che vengo trascinata verso il locale C, mentre i miei piedi doloranti per la permanenza prolungata sui tacchi mi ricordano che – almeno per quanto mi riguarda – le possibilità di ingresso sono alquanto limitate. E di certo sarebbero state nulle, se l’amico che era con me (provvisto di doti da pr più spiccate delle mie) non avesse fatto da spartiacque attraverso la ressa che rendeva impossibile persino il passaggio delle macchine lungo la strada. La mia personale débâcle avviene però qualche minuto più tardi, quando un conoscente mi incrocia che vago tra le diverse sale, e con piglio stupito mi apostrofa con un «Anche tu qui? Ma come hai fatto a entrare?». Non voglio giudicare la serata, la gente o la musica, perché questa non è una recensione. Ma non ho potuto fare a meno di notare che alle 4, quando ormai distrutta dalla vita mi accingevo verso l’uscita, c’era ancora un manipolo di fedelissimi che avrebbe venduto la propria madre per essere ammesso all’interno, e che sarebbe stato rimbalzato di lì a poco. Già, come ero riuscita io nell’ardimentosa e (quasi) impossibile impresa di entrare?

frames-legendclub-milano-notte-zero-960x520
Credit immagine

Dopo i fatti, occorre tirare le somme. Sia chiaro, la selezione all’ingresso la capisco. Capisco anche le liste. Le capisco per le feste private, per il party di Dolce & Gabbana in Montenapo o per l’evento alla Fondazione Prada. Mi rifiuto invece di capire – e accettare – tale dinamica per accedere ai locali A, B, C, D, E, F e chi più ne ha, più ne metta. Perché, in fondo, per quale strano motivo nel 2016 occorre per forza «conoscere qualcuno» per riuscire ad andare a ballare? Chi stabilisce a priori che quello è il famoso «giro giusto» di cui cantava Bugo qualche anno fa? E soprattutto, è davvero quello giusto? Mentre mi pongo questa serie di domande, non posso evitare di pensare a tutti i club frequentati all’estero, che – con rispetto parlando – sono anni luce da quelli diMilano, dove non ho mai subito l’imbarazzante trattamento del «Tu sì, tu no» alla porta. In una città come la nostra, in cui le persone vengono giudicate ogni giorno in base al proprio curriculum, ha ancora senso essere sottoposti a un insindacabile processo il venerdì e il sabato sera? Nel dubbio, quel già citato cantante che aveva espresso il problema prima di me consiglia di chiedere «se mi fai promozione, una buona parola per conoscere gli altri che mi sembrano sempre più felici di me». Io vi dico solo di non uscire in mia compagnia nel weekend, perché non andremmo da nessuna parte. Nel vero senso del termine.

Credit immagine di copertina

Commenti Facebook
Iscriviti alla Newsletter Imbruttita

Inviando questo modulo, confermi di accettare la nostra politica sulla privacy.


Il Milanese Imbruttito

Una pagina Facebook che nasce dopo un’attenta e imparziale osservazione della città, delle sue abitudini, del suo linguaggio e delle diverse tipologie umano/metropolitane che vivono e lavorano a MILANO.

La chiave e il tono ironico/realista che ne caratterizzano i contenuti, la identificano come riferimento e testimonianza moderna delle dinamiche sociali e dei cambiamenti linguistici all’interno della città.

Il Milanese Imbruttito non è né in orario, né in anticipo, né in ritardo; è già lì!

Vieni a trovarci sui nostri social!