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Storie pazzesche dalla Milano del passato: cap. 1, la “Compagnia della Teppa” (1816 – 1821)

Gossippari milanesi, sapevatelo: se pensate che certe bravate le possa fare solo Lapo o la cronaca rosa e gli speteguless siano al top solo in questi recenti anni frenetici, siete in errore.  Soprattutto aMilano, che – come Pozzetto ci insegna – non è e non è mai stata Borgo Trecase.

Vi siete mai chiesti quali fossero i gossip e le storie pazzesche avvenute in passato, tanto “fuori” da arrivare fino a noi? Noi sì e abbiamo pensato di raccontarvene qualcuna, cominciando subito con una bravata che, in confronto, auto mimetiche o finti sequestri newyorkesi sono ben poca cosa.

Facciamo un salto indietro di qualche anno, precisamente tra il 1816 e il 1821, quando un bel gruppetto di rampolli di buona famiglia si sono dilettati nella fine arte della goliardia scorrazzando perMilano e combinandone di cotte e di crude. Le loro famiglie erano troppo potenti perché fossero puniti dalle forze dell’ordine, che puntualmente chiudevano un occhio.


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Si ritrovavano nelle gallerie coperte di muschio sotto il Castello Sforzesco (occhio, che su questo punto ci torniamo!) e, qui, organizzavano le loro scorribande, per lo più andando a bastonare mariti anziani di giovane mogli (o anche signori a caso). I quali qualche volta le prendevano, qualche altra le restituivano con gli interessi, in un tragicomico scambio di legnate.

Perché aMilano si ottimizza, e il bastone da passeggio poteva anche essere multiuso!


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Altro scherzone mica da ridere (ma che di risate ne procurò tante ai passanti) fu quello di buttare nel Naviglio una garitta con dentro tanto di sentinella che aveva cercato all’interno riparo dalla pioggia.  I milanesi che si trovavano nei pressi della tratta di Naviglio tra Palazzo del Senato e Porta Nuova si accalcarono alle sbarre lungo gli argini morendo dalle ghignate.

Tradizione vuole che la loro attività si concluse nel 1821, quando ne combinarono una talmente grossa da   costringere le autorità a metterci un freno.

Uno di questi “bravi ragazzi”, tal Mauro Bichinkommer, che pare fosse un mago della falsificazione –  dote che naturalmente gli fu utile per realizzare scherzacci con false missive e inviti surreali, che portavano i destinatari solo ad essere derisi – per punire una giovane nobile che non se lo filava, pensò bene di architettare una roba da chiodi.

Lui e il suo gruppo girarono per settimane nelle zonacce diMilano, raccattando tutti i nani che trovarono. Volenti o nolenti, i nani furono tutti rinchiusi nella Villa Simonetta di Via Stilicone (all’epoca era praticamente in campagna), con la promessa che sarebbe stato portato loro un nutrito gruppo di prostitute per un super festino.


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Invece delle prostitute, i ragazzi fecero arrivare alla villa una loro personalissima selezione di ragazze nobili milanesi, cui avevano inviato un invito (ovviamente falso) per una cena di gala. Tra queste, anche quella che aveva dato il due di picche a Bichinkommer.

Le poverette arrivarono elegantissime e, in un salone splendente, vennero letteralmente assaltate da decine di nani con in testa tutta un’altra idea di… festa.

Vai poi a spiegare che sei una dama e non una prostituta…. Ne uscì un pandemonio e volarono le coltellate.

Pur protetti dal loro “buon” nome (che gli evitò la galera), i ragazzi furono comunque puniti con un bell’arruolamento obbligatorio come soldati semplici e destinati a lontane guarnigioni (forse era meglio la galera).

… perché vi abbiamo detto che i tunnel del castello ricoperti di muschio erano importanti?  Perché il nome di questo gruppo di giovinastri sembra tragga origine proprio dal muschio (= tèpa, teppa) dei tunnel dove si ritrovavano per organizzare le loro bravate.

Erano la celeberrima/famigerata “Compagnia della Teppa”.

Così la prossima volta che direte “va’ che teppista” o ”va’ che teppa”, saprete perché!

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