1 0

Ho lasciato che qualcun altro scegliesse un uomo per me: ecco com’è andata la mia esperienza con Once

Se c’è una cosa in cui non sono brava è scegliere gli uomini. Devono essere i loro feromoni, ma ho il lanternino per quelli sbagliati, ne sceglierei uno a chilometri di distanza per poi fiutarlo e innamorarmene perdutamente, e più sono sbagliati, più io perdo completamente la testa. Una volta una mia amica mi disse che i miei fidanzati erano tutti dei disadattati, e che se li avessero riuniti in una stanza avrebbero potuto fare degli studi e scoprire malattie mentali sconosciute. Non so se è esattamente un mio problema, forse in parte sì, ma l’ambiente in cui vivo e il fatto di frequentare sempre gli stessi giri rendono questa città un enorme pagliaio dove trovare un uomo decente diventa più arduo che trovare il c***o di ago. Dopo i 34 anni, poi, conoscere un essere eterosessuale che riesca a mettere gli accenti giusti quando vi scrive un messaggio è più difficile che vincere una gara di triathlon, e la vita sentimentale di una single si trasforma improvvisamente in un noioso inverno freddo, peggio della barriera del Trono di Spade, senza però Jon Snow.

Così, quando ho scoperto che qualcun altro, nella fattispecie Once, poteva aiutarmi e assistermi in questo difficile compito ho pensato che non potesse esistere nulla di meglio per me; in più – trattandosi di una App – non sarebbero esistiti odori e avrei avuto una vaga possibilità di fare una selezione migliore… che cosa stavo aspettando, dunque? Non mi restava che provare.

Premetto che non ho mai usato App di dating online e sono sempre stata molto scettica a riguardo: l’impressione che mi davano era di una specie di supermercato triste dove da una foto uno capisce se la persona è da scartare o da tenere, come se fossero le carte di un mazzo. So che finirei col pensare cose crudeli e superficiali del tipo: «no lui è pelato, «no lui ha delle scarpe orrende», «oddio con questo non prenderei neanche un caffè», «quanto se la crede», e così via, senza alcuna voglia di conoscerli, ma solo di prenderli in giro. Volete mettere con l’avventura? Uscire la sera e non sapere se incontrerò qualcuno d’interessante, se finiremo a limonare duro fuori da un locale, a cucinare pasta alle 4 del mattino, se salirà a casa mia o se non lo rivedrò mai più? Insomma, il bello di essere single sta proprio in questa tensione costante tra il disastro completo e la svolta romantica, nella sensazione che tutto potrebbe succedere e nella speranza che il meglio debba ancora arrivare. Forse però, in una città in cui la cena la ordini con lo smartphone, si finisce per trattare allo stesso modo anche i sentimenti?

Tentar non nuoce, e – dato che sono una persona curiosa – decido di verificare se anche stavolta finirà con una serie di risate con le lacrime o se porterà a un vero e proprio appuntamento… insomma, mi dico, al massimo mi farò offrire da bere o mi farò portare a cena. Guidata da questi buoni propositi decido quindi di scaricare Once, l’unica Dating App che ora mette a disposizione una vera personal assistant per guidarti passo dopo passo nella scelta dell’altra metà della mela.

Così, eccomi una sera di gennaio sul mio divano rosa a chiacchierare con Maria, la mia Matchmaker personale, la mia fata turchina, la madonna degli incontri, una specie di amica a cui confidare i miei gusti in fatto di uomini, con essere assolutamente senza peli sulla lingua e che in cambio avrebbe tirato fuori dal cilindro un sacco di possibili ragazzi single tra i 35 e i 40.

Iniziamo a chattare: lei mi chiede di descrivere il mio tipo d’uomo, ci penso un secondo e poi traccio una linea mentale che unisce i maschi alfa per cui ho perso la testa negli ultimi anni. Le dico che tendenzialmente mi piacciono pseudo intellettuali, barbetta, alti, magri e che ho una vera passione per i rossi. Maria mi ringrazia per la descrizione molto dettagliata e mi domanda se deve essere per forza diMilano e se ho preferenze sul tipo di lavoro. Rispondo che non voglio relazioni a distanza, quindi meglio se abita a due isolati da me, ma Milano in generale va più che bene e – considerate le mie ultime esperienze – l’importante è che abbia un lavoro e possa permettersi di portarmi fuori a cena.

Mi chiede se ho delle foto da mostrarle di ragazzi che mi piacciono, vanno bene ex o attori. All’inizio mi sembra un po’ strano mandare le foto degli ex per cercarne una specie di copia… insomma, uno dovrebbe in un certo senso liberarsi del passato e io non vorrei mai uscire con uno che somiglia all’uomo con cui ho convissuto per due anni. Rifletto sulle foto da mandare ed evito le relazioni lunghe; le invio la foto di un tizio tatuato con cui sono uscita un paio di giorni fa e due che metto nella mia top ten degli uomini più boni tra i miei flirt.

Maria mi fa i complimenti: il mio ego si pompa e le giro pure una foto di Tom Hiddleston. Maria rilancia con un sonoro «Benissimo, vedo cosa riesco a trovare nel mio campionario», e inizia a sfogliare le figurine per cercare il mio personale Tom Hiddleston tatuato, con i capelli rossi, il look da hipster e la faccia da st***zo, la fusione dei personaggi che ho indicato come miei standard. Mi sento come quando a Natale do indicazioni ai miei su che cosa comprarmi: speriamo non finisca allo stesso modo perché quest’anno ho chiesto un iPhone, e ho ricevuto un piumino.


Credit immagine

Il primo che mi propone è T., 35 anni, “lo sportivo”. T. è uno di quelli che ci tiene a far capire che pratica ogni sport inventato dall’uomo: tra le sue foto ci sono quelle di T. che fa snowboard, T. che fa kitesurf, T. che si arrampica su una parete, T. che si lancia con il paracadute. Dio, che fatica, non ce la posso fare. Ciliegina sulla torta, la sua meravigliosa cresta alla El Shaarawy. Il tabbozzo iperattivo non è esattamente l’uomo con cui mi immagino a bere un gin tonic, per cui vado giù secca e avviso la mia nuova amica che le pettinature tamarre da moicano non fanno proprio al caso mio: niente zarri di periferia, please. Mi scuso perché sono difficile, ma Maria mi rassicura sul fatto che lo siamo un po’ tutte e m’illumina d’immenso dichiarando di avere il rosso che fa per me.

Solo alla parola rosso sorrido con tutti i denti: bisognerebbe inventare un’App dedicata agli uomini rossi, per le fan del genere che – come me – sognano una barba rossa da guerriero irlandese con cui correre e conquistare la Normandia. Vengo però delusa da A., 33 anni, che è sì rosso, ma indossa degli occhiali rosa a cuore, e non si può cavalcare in Normandia con degli occhiali rosa e un cappello verde pistacchio. La ciliegina sulla torta è la fantastica descrizione: “Ma se mi chiedete come sono è come chiedere all’oste del suo vino!!! …un ottimo vino ovviamente. :)”.

Punto 1: non si inizia una frase con il ma.

Punto 2: no, i punti esclamativi e poi i puntini di sospensione no.

Punto 3: le faccine. NCS.

Punto 4: potevi almeno fare la battuta con il vino rosso.

Maria mi chiede se mi piacerebbero pelati, io lancio un imbarazzato «Ahhahah» e le rispondo categorica di no, neanche morta. Insomma, è come chiedere a un uomo se gli piacerebbero donne con la cellulite: di cosa stiamo parlando?

Altro giro, altro regalo: arriva G., 32 anni, foto in super primo piano e poi un’altra in spiaggia dove si capisce che è uno che magna, pure tanto, e che porta con sé una pelliccia in tutte le stagioni dell’anno. Se avessi la passione per gli orsetti cresciuti andrebbe benissimo, ma non ho ancora sviluppato questo tipo di feticismo.

Poi arriva il turno di P., 34 anni, che ha un occhio a nord e uno a sud est mentre si fa selfie durante il suo viaggio negli degli Stati Uniti: me lo immagino già con un occhio che mi fissa le tette e uno che guarda la cameriera. Lo so, sono molto cattiva, ma mi viene in mente di colpo il coro da stadio «Dove c***o guarda Marotta», tanto che mi metto a cantarlo sul divano.

La mia quinta proposta è M., 37 anni e capelli fluenti, peccato che nelle foto profilo sia sempre con un amico, sempre lo stesso. Chissà, probabilmente appartiene alla categoria in via d’estinzione “uomini timidi”, ma scalcio il pensiero nel retro-cranio non appena mi sincero con Maria che il pretendente in questione sia proprio lui e non il suo fido (e bruttino) compagno. A volte la vita è imprevedibile, un po’ come quando giri mille negozi di scarpe per cercare delle Mary-Jane di vernice col tacco, e finisci col perdere la testa per un paio di francesine: magari M. avrà poco o niente in comune con Tom Hiddleston, ma quella chioma che farebbe invidia alla Ferragni e i denti perfetti suggeriscono che la mia ricerca può anche concludersi qui. Maria mi chiede se è la mia risposta definitiva e io le confermo di sì: a quel punto il passo è semplice, la mia fata turchina mi connette con lui.

Non rivelerò il contenuto della chat perché non voglio violare completamente la privacy di M. (e magari sputtanarmi pure l’uscita), ma posso dirvi che il ragazzo ha centrato tre requisiti per me fondamentali: in primo luogo una certa reattività ai messaggi, che già gli hanno fatto acquisire un bel po’ di punti nella mia personale slot machine. Altro fatto non trascurabile, sa scrivere in un italiano grammaticalmente e ortograficamente corretto, e nonostante io non mi consideri una sapiosessuale (Google, aiutali tu!), vi assicuro che centrare congiuntivi, accenti e apostrofi di ‘sti tempi è un plus di inestimabile valore. E poi, a costo di apparire venale, fa un lavoro vero… il che significa non doversi preoccupare di chiedere un altro giro di drink anche se si è senza contanti.

Considerate le premesse, e alla luce anche di un suo evidente spirito di iniziativa, abbiamo deciso di vederci per «berci una roba» nei prossimi giorni. Ora l’unico punto interrogativo rimane solo la scelta del locale, che ho affidato a lui… e da qui inizierà tutta un’altra storia.

Se volete scriverne una anche voi, provate il nuovo servizio di Matchmaker dedicato di Once, e… in bocca al lupo!

Ringraziamo per l’articolo Ilaria Perrone.

Articolo scritto in collaborazione con Once.

Commenti Facebook
Iscriviti alla Newsletter Imbruttita

Inviando questo modulo, confermi di accettare la nostra politica sulla privacy.


Il Milanese Imbruttito

Una pagina Facebook che nasce dopo un’attenta e imparziale osservazione della città, delle sue abitudini, del suo linguaggio e delle diverse tipologie umano/metropolitane che vivono e lavorano a MILANO.

La chiave e il tono ironico/realista che ne caratterizzano i contenuti, la identificano come riferimento e testimonianza moderna delle dinamiche sociali e dei cambiamenti linguistici all’interno della città.

Il Milanese Imbruttito non è né in orario, né in anticipo, né in ritardo; è già lì!

Vieni a trovarci sui nostri social!