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Ho provato i cupcakes di Cakes Milano, e già so che non ne potrò più fare a meno

C’era un tempo neanche troppo lontano in cui pensavo che i cupcakes fossero una giargia-americanata da food blogger fighette ossessionate con l’hashtag #foodporn. Invece no, anche io mi sono dovuto ricredere… e manco per merito mio. Ma andiamo con ordine.

Eccolo, il weekend, il desiderato weekend. Tutta la settimana a correre tra office e meeting fuori, poi arriva il sabato, vorresti riposarti, farti un bel mazzo di c***i tuoi… e invece? No, manco per sogno. Bisogna andare in giro, dice LEI. Allora, via: ecco il “giretto della morte” tra via Torino e piazza XXIV Maggio per accompagnare la croce e delizia dei miei giorni a stanare gli ultimi saldi a più del 50% (perché ormai lo sapete pure voi: più l’affare è scontato, e più la soddisfazione rasenta apici che voi umani non potete nemmeno immaginare). LEI guarda le vetrine, io l’orologio. LEI in estasi per quegli occhiali, io devastato dalla ressa di gente che si riversa in strada. Livello sbatti: oltre la torre dell’Unicredit. Machevogliac’hai. Cerco di resistere, la serenità della mia vita di coppia dipende (anche) da questo.

Che poi, quando decidete di sacrificarvi e accompagnare la vostra donna a fare shopping, c’è un’altra cosa a cui dovete rinunciare, oltre alla dignità, ossia al cibo: la promessa dell’«entriamo un attimo qui e poi ci fermiamo a mangiare una roba» viene infatti puntualmente disattesa di vetrina in vetrina, finché il mio stomaco emette un rantolo di disperazione che non può più essere ignorato. Ormai siamo quasi all’altezza della Darsena, e scopro che LEI ha anche un lato misericordioso nascosto (o forse molta fame come me), perché si gira e mi butta lì un: «Mi hanno detto che qui vicino ha aperto da un paio di settimane un posto dove fanno dei cupcakes strabuoni, lo proviamo? Si chiama Cakes Milano».

Ora, io le voglio bene, sia chiaro, ma i cupcakes? Davvero? Giochiamo a far finta di stare sul set di Sex & The City? C’è da dire che in una cosa le milanesi (ma probabilmente tutte le ragazze in generale) sono brave: a prenderti per sfinimento. E – di fronte alle mie rimostranze – a suon di «Maddai che li avevi provati pure a New York e ti erano piaciuti», «Ti lamenti sempre che non proviamo mai posti nuovi? Beh, questo lo è!», lo ammetto, sono crollato. Da un lato la mia voglia di iniziare una discussione era pari a quella di prendere una mazza chiodata sui denti, dall’altra un calo verticale di zuccheri richiedeva una merenda come dio comanda. Quindi insomma, tre, due, uno e siamo davanti a Cakes Milano, in via Pietro Custodi 1.

Davanti per modo di dire, dato che un piccolo capannello di gente intenta ad addentare tortine colorate mi blocca la visuale del locale, con il mio sbatti che si alza insieme agli aerei di Linate. C’è da dire che in realtà la ressa era abbastanza educata e scorrevole, non orde giargianiche in stile Luini il sabato a pranzo, per intenderci.

Una volta dentro, mi accorgo subito che il locale è davvero piccolino, ma ben curato in ogni dettaglio e, soprattutto, privo di qualsiasi pacchianata americana. Ora non sto qui ad ammorbarvi con una digressione stilistico-architettonica (che non gliene frega un tubo a nessuno), perché bisogna parlare della vera opera d’arte che rende ogni altro discorso inutile: i cupcakes ordinatamente riposti nelle vetrinette. A costo di fare un commento da metrosexual, sono perfetti, bellissimi e (ahimé, lo devo ammettere) invitanti come non mai. I gusti? Si spazia dal classico – Ferrero Rocher, Tiramisù, Double Chocolate, Nutella, Vaniglia & Nocciola etc – all’eccentrico, con particolari sperimentazioni come Mojito e Daiquiri. Vado sul sicuro con quello al Ferrero Rocher, LEI invece fa l’originale e opta per il Daiquiri alla Fragola.

Non mi ritengo un grandissimo amante dei dolci, ma se ti viene da sorridere nel momento in cui assapori una roba buonissima, che solitamente non rientra nelle tue preferenze alimentari, allora significa che chi l’ha cucinata ha fatto centro. Evidentemente la mia faccia da babbo soddisfatto deve aver suscitato l’ilarità dei presenti, perché – credo ancora con la bocca piena – a un certo punto ho incrociato lo sguardo divertito della titolare, e mi sono auto-giustificato con un «Complimenti, sono pazzeschi!». La mia ragazza, che se potesse attaccherebbe bottone anche con un semaforo, inizia a farle un po’ di domande, e scopriamo che il mio Ferrero Rocher è al momento il gusto più gettonato, mentre il Daiquiri alla Fragola è uno degli ultimi esperimenti di successo. Ogni giorno viene sperimentata (e sfornata) almeno una nuova variante, che viene data letteralmente in pasto ai clienti, per decretarne o meno la sua longevità. Dato che il prezzo va dai 3€ delle alternative più semplici ai 3,50€ di quelle più elaborate, e il primo ci aveva soltanto acceso quel pericolosissimo campanello «Peccati di Gola», decidiamo di smezzarcene un altro, Banana & Cioccolato, con la promessa di andare a smaltire il tutto in palestra il giorno successivo.

I cupcakes di Cakes Milano sono bastardi, perché dopo il primo come minimo te ne spareresti cento, e cercare di mantenere un certo contegno in questo stato di entusiasmo iper-glicemico è assai difficile: lo puntualizzo soltanto perché ero riuscito a intercettare pure una torta al cioccolato che – fortunatamente – era già prenotata per un compleanno, altrimenti avrebbe contribuito alla mia personale overdose di glucidi.

Ma come tutte le cose belle della vita, anche la mia pausa da Cakes Milano era destinata a finire: LEI aveva riacquistato le forze, ed era ancora più bellicosa di prima. Mentre pago, vengo informato che c’è anche servizio delivery che recapita le cupcakes fresche fresche direttamente a casa: dato il tour de force che mi aspettava nelle prossime ore, il mio primo ordine avrebbe potuto essere già la sera stessa.

PS: Il mio presobenismo è comunque continuato per tutto il pomeriggio, perché uscendo ci sono state regalate le calamite brandizzate. Utilità? Nulla. Ma avere le papille gustative soddisfatte e pure uno scrocco-gadget incluso fa sempre bene.

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