0 0

Weekendino in montagna: come organizzarlo in modo che sia una figata e non una menata

Per il partito di coloro che «la montagna non si tocca» (in perenne lotta con i «c***o ci vai a fare in montagna, meglio il mare»), i primi mesi dell’anno – condizioni meteorologiche permettendo – coincidono sempre con l’organizzazione meticolosa di weekendini sulla neve, che servono principalmente a sfogare ansie e nervosismi causati dall’ennesima settimana lavorativa al cardiopalma. Le destinazioni? Courma, Cortina, Madonna di Campiglio, Sankt Moritz e Crans-Montana in pole position, seguite da Livigno, Madesimo, Bormio e altre location più o meno blasonate ove assecondare la propria passione per lo sci, lontani da call, meeting, impegni e in generale dagli sbattimenti che la routine meneghina impone. Dato che l’improvvisazione in questi casi costituisce un peccato giargianico che non ci si può permettere, la logistica del weekendino va studiata al millimetro con settimane d’anticipo, onde evitare di ritrovarsi imbottigliati in tangenziale, in netto ritardo sulla tabella di marcia, costretti ad alloggiare in una topaia e in obbligati a trascorrere fin troppo tempo in compagnia di veri e propri spacca-co****ni. Della serie, «ad ogni problema una soluzione», ecco come affrontare i fine settimana sulle piste da veri PRO.

La partenza

Do: prendere il venerdì pomeriggio di ferie, convincere tutti i partecipanti al weekendino a fare altrettanto, e sgasare evitando code, sbattimenti e scleri alle 13 in punto. Tanto avete smartphone e mail sottomano, che bisogno c’è di stare in office?

Don’t: lasciare spazio a un eccessivo senso del dovere, e confidare nella tangenziale deserta alle 18. A meno che non facciate del revisionismo storico una ragione di vita, oramai lo sapete: l’«autostrada deserta ai confini del mare» esiste solo nelle canzoni di Venditti. Che infatti non è manco diMilano.

La macchina

Do: in base al numero dei partecipanti, prevedere il numero e la grandezza massima dei bagagli consentiti – in stile compagnia aerea low cost – e valutare anticipatamente quante macchine saranno necessarie per la trasferta.

Don’t: replicare le zingarate dei vent’anni e trasformare l’unica vettura a disposizione in una succursale del Bangladesh. La concentrazione umana va evitata tanto al mattino in metro, quanto le volte in cui si è in procinto di affrontare un piacevole weekendino… a meno di non volerlo trasformare in un weekend di paura sin dalle prime battute.

La casa

Do: mettere a tacere il braccino che è dentro di voi e cercare in anticipo una casa pettinata su HomeAway. Una volta battezzato il fine settimana sulla neve e il numero di partecipanti, chiarire subito che le poverate in tema di alloggio sono fuori discussione: inviare una selezione di quanto trovato sul suddetto sito, sottolineando il risparmio derivante dalla suddivisione del costo tra tutto il gruppo, aiuta in genere a perorare la causa e zittire i genovesi presenti in compagnia, .

Don’t: lasciarsi convincere alle ospitate su materassi gonfiabili, agli ostelli con bagni in comune (spesso privi di riscaldamento, aka rischio culo congelato dietro l’angolo), alle «soluzioni un po’ particolari, ma molto carine» che qualche genio del male cercherà di proporre. È un weekend, non un corso di sopravvivenza… o volete forse tornare aMilano più inc***ati e stanchi di quando siete partiti?

La compagnia

Do: selezionare accuratamente gli amici con cui programmare il weekendino in montagna, pena potenziali scazzi e immediato annullamento del suo effetto benefico.

Don’t: includere nella lista degli invitati i seguenti soggetti:

1_Il Convinto


Credit immagine

Competitivo, instancabile e rompiballe, affronta il weekend sugli sci con lo stesso agonismo di una gara olimpica. Nulla lo coglie alla sprovvista, ché lui s’è già preparato con largo anticipo a qualsiasi evenienza: sveglia il gruppo alle 7 del mattino, obbliga tutti allo stretching per riscaldare i muscoli e concede un range di massimo 15 minuti per fare colazione. Per non perdere tempo s’incarica dell’acquisto degli skipass e – una volta sulle piste – guida la massa come uno sherpa inc***ato. «Mi***ia, come siete lenti!» è il suo mantra personale, e si compiace ripetutamente del proprio stile perfetto non ammettendo esitazioni da parte dei compagni di (dis)avventura. Scendere a spazzaneve equivale a una bestemmia, e da profondo conoscitore degli sport invernali, con un po’ di fastidio misto compiacimento ogni tanto si ferma per insegnare al malcapitato di turno la tecnica degli sci uniti, imparata «allo sci club quando avevo 5 anni, figa!».

2_Quello Con La Tavola


Credit immagine

Per un attimo, qualcuno ha creduto che la tavola fosse il soprannome della fidanzata, una tipa evidentemente un po’ piatta: «C***oDai, vengo anche io con la tavola», «Andate avanti, io poi vi raggiungo con la tavola», «Si vabbeh, e la tavola dove la metto? », «Maseifuori? E se poi mi fottono la tavola? ». Lo snowboarder ha con la tavola un rapporto al limite del feticista e considera i normali sciatori un branco di sfigati senza speranza. Anche se ha 40 anni, si presenta sulle piste vestito da bimbominkia e già in ovovia inizia a parlare lo slang di quella che considera la sua crew: «Ma tu vai freestyle?», «Dopo ti faccio un paio di trick che ccciao», «Manno dai, chiudi con un flip e stai sereno». Derapare a zig zag e spruzzare la neve in faccia alla gente mentre frena lo esaltano da morire, quasi quanto lodare le sue prodezze quotidiane anche a cena: se invitato la prima volta, scollarselo di torno la successiva diventerà un’impresa.

3_Quello senza sbatti

Nemico giurato del Convinto, quello che non ha sbattimenti si contraddistingue per il lamento quotidiano che lo accompagna dal momento in cui si sveglia fino alla chiusura degli impianti. È sempre l’ultimo a prepararsi, l’ultimo ad arrivare, e costringe gli amici a sopportare attese infinite mentre lui con tutta calma affronta le piste blu come le peggiori nere. Una volta raggiunto il rifugio e ordinata ogni cosa che trova sul menu, farlo alzare è un’impresa: al grido «Mol-la-te-mi!», supplica pietà, stravaccandosi ancora di più sulla sedia e sperando di prendere la gente per sfinimento. Inutile domandarsi che cosa sia venuto a fare in montagna, meglio abbandonarlo in baita a chiacchierare amabilmente con chicchessia, senza comunicargli l’orario dell’ultima ovovia.

Articolo scritto in collaborazione con HomeAway

Commenti Facebook
Iscriviti alla Newsletter Imbruttita

Inviando questo modulo, confermi di accettare la nostra politica sulla privacy.


Il Milanese Imbruttito

Una pagina Facebook che nasce dopo un’attenta e imparziale osservazione della città, delle sue abitudini, del suo linguaggio e delle diverse tipologie umano/metropolitane che vivono e lavorano a MILANO.

La chiave e il tono ironico/realista che ne caratterizzano i contenuti, la identificano come riferimento e testimonianza moderna delle dinamiche sociali e dei cambiamenti linguistici all’interno della città.

Il Milanese Imbruttito non è né in orario, né in anticipo, né in ritardo; è già lì!

Vieni a trovarci sui nostri social!