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Le 5 cose da evitare come la peste quando vi danno un passaggio aMilano

C’è poco da dire, la macchina per molti di noi è diventata quasi una seconda casa. Non solo un mezzo per spostarsi da un posto all’altro. E chi sostiene il contrario è “originale” come chi dice che il cellulare serve solo per telefonare. Finché l’automobile è la nostra, tutto (o quasi) è concesso. Ma aMilano ci sono un serie di regole non dette che sono una cartina di tornasole per Giargiana, come per esempio quella di non personalizzare l’auto con accessori non forniti direttamente dalla casa produttrice, impestarla con deodoranti, tempestarla di adesivi… e non andiamo oltre perché già solo queste immagini sono bastate a farci venire un’eruzione cutanea da stress.

Allo stesso modo, se avrete la fortuna (oddio, fortuna…) di farvi dare un passaggio da qualcuno aMilano, cercate di non incappare in questi 5 epic fail che farebbero sì che il passaggio in questione possa essere l’ultimo… della vostra vita.

1_”Il mio nome è Tom, TomTom”

Siete riusciti a farvi dare uno strappo da un milanese. E va da sé che, in quanto tale, sia orgoglioso di conoscere a menadito ogni palmo delle strade che percorrerete. Scorciatoie comprese. Ripetiamo: scorciatoie comprese. Per pietà, quindi, non fate i navigatori low cost, con uscite polemi-saccenti tipo “Ma perché passi di qua? Se vai in circonvallazione…”. Ritentate, sarete più fortunati: un vero Imbruttito la Circonvallazione la fa usare solo ai Gargiana, tagliando attraverso le vie che conosce (o pensa di conoscere) solo lui.

Il rischio: il volume dell’autoradio sparato a 8700 decibel, pur di non sentirvi. Un’idea salva-vita? Lusingate il vostro amico con un “Ah pensa, non conoscevo questa strada!”: basterà per fargli gonfiare il petto di orgoglio come un tacchino.

2_Il mio nome è Cecchetto, Claudio Cecchetto


Credit Immagine

La regola d’oro è: “guido io, la stazione radio la gestisco io”. Fatevene una ragione. La scelta dell’emittente è una cosa personalissima e, che ci crediate o no, è in grado di influenzare lo stile di guida. Chi va in office in macchina lo sa: i programmi dicono molto della personalità di chi li ascolta, scandiscono gli orari e, in base al punto in cui si ascolta il tal intervento, il guidatore può stabilire se arriverà in orario, in anticipo o (impensabile!) in ritardo. Evitate quindi di chiedere di cambiare emittente, di portarvi il cd/file audio da casa o, sacrilegio dei sacrilegi, cambiare VOI la stazione, senza nemmeno chiedere.

Il rischio: mano marchiata a fuoco con l’accendisigari.

3_ Il mio nome è Craven, Wes Craven

… ecco, bravi, anche no. Il traffico diMilano non è quello di Oltre il Colle in provincia di Bergamo e chi guida lo sa. Quindi, a meno che non sia un discendente di un kamikaze giapponese della seconda guerra mondiale, il guidatore avrà a cuore voi (e soprattutto la sua auto) quel tanto che basta per evitare collisioni dozzinali che gli guasterebbero la giornata. Al bando quindi movimenti a scatti, sussulti, “Ocio!”, “Oddio!” o qualsivoglia manifestazione di panico/ansia a meno che non si tratti davvero di un’emergenza, se non volete innervosire/spaventare il guidatore e l’incidente provocarlo davvero.

Il rischio: trovarvi a una fermata del tram senza sapere nemmeno come ci siete arrivati.

4_Il mio nome è Tina, Nicotina

In macchina non si fuma. Punto. Non solo per i divieti del codice stradale, che impediscono al guidatore (“quindi a tutti!”) di farlo, ma perché l’odore di sigaretta pare fatto apposta per impregnarsi nell’abitacolo come nessun’altra cosa al mondo. Non lasciano il segno le incursioni clandestine al Mc Drive, né tantomeno gli uramaki mangiati di straforo prima di tornare a casa dall’office, perché “ho fatto tardi e non resisto fino alla porta di ingresso”. Persino il cartone di Spontini che alla rotonda casca dal sedile e si rovescia fa meno danni del fumo che si attacca ovunque, rendendo l’abitacolo l’equivalente di un posacenere gigante.

Il rischio: ritrovarvi con la testa chiusa in un sacchetto di cellophane.

5_Il mio nome è Foot, Big Foot

Lasciamo per ultimo l’affronto massimo, l’onta, il sacrilegio senza possibilità di recupero, un NCS grosso come una casa che fa rabbrividire sia chi vi dà il passaggio, sia chi vi transita accanto e vede l’abominevole spettacolo. I piedi, incredibile doverlo dire eppure pare non sia un concetto scontato per tutti, devono essere appoggiati sul tappetino, possibilmente dentro le vostre scarpe. Non sul cruscotto. Non sfruttando il finestrino aperto (e non vi potete nemmeno mangiare le unghie dell’alluce, casomai aveste il dubbio). Al di là del fatto che il piede sulla portiera si rivelerebbe una mission impossible, dal momento che l’Imbruttito si chiude dentro con l’aria condizionata a partire da marzo fino a ottobre inoltrato – tattica che gli procura anche il non trascurabile vantaggio di non aver seccatori che possano rivolgergli la parola ai semafori – se gli mettete i piedi sul cruscotto, tanto varrebbe metterglieli in faccia, per quanto ne sa lui.

Pheeega, non ti hanno insegnato come si sta seduti?!?

Lancerà sguardi imploranti ai Ghisa disposto anche a farsi dare una multa, frenerà inchiodando ad ogni minimo rallentamento nella speranza di farvi cascare col culo sul tappetino, poi non ce la farà più a trattenersi e ve lo farà notare (se con le buone o meno dipende da quanto sarete fortunati). Dite addio a quella macchina, una volta scesi non le rivedrete mai più.

Il rischio (vero): far la fine dell’Armando della celeberrima canzone di Jannacci e Fo.

Il Milanese Imbruttito

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