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Fisico bestiale cercasi: per farselo senza sbatti, rivolgersi al Samsung Smart Fitness al parco Indro Montanelli!

Un paio di settimane fa, per puro caso, un’amica mi ha accennato del Samsung Smart Fitness, la struttura a forma di albero che hanno montato all’interno del Parco Indro Montanelli, quella con la quale puoi arrivare a inventarti fino a 500 (cinquecento!) esercizi diversi. Lì per lì ero piuttosto scettica, pensando che si trattasse della solita trovata promozionale di cui tanti parlano, ma che in pochi hanno visto e testato. Poi ho letto che ogni sabato mattina alle 11,30 dei personal trainer qualificati sono lì a disposizione per una lezione gratuita, così ho deciso di provare… perché insomma, ridi e scherza, ma la prova costume è dietro l’angolo e come al solito non perdonerà nessuno, manco me (e poi, mal che vada, mi rifaccio gli occhi con gli allenatori).

Quindi eccomi al parco un sabato mattina, un po’ rincoglionita dai bagordi del venerdì sera, ma determinata come non mai a sudare via perlomeno l’alcol della notte precedente. Fortuna vuole che becchi una bellissima giornata, di quelle miti per cui quando ti svegli ti viene proprio voglia di uscire e prendere il sole… persino di fare attività fisica, per quella strana e perversa associazione mentale secondo cui sole=mare=costume=sono-in-forma-come-una-balenottera-spiaggiata=fai-qualcosa.

Armata dunque di tenuta ginnica e buona volontà mi presento al Samsung Smart Fitness e noto subito l’albero, montato su una pedana e arricchito di tutta una serie di aggeggi infernali tipo parallele, anelli e step. Cose serie, insomma, a disposizione di chiunque abbastanza temerario che voglia allenarsi un po’, magari dopo una bella corsetta nel parco (almeno fino a maggio).

Mi avvicino allo stand Samsung accanto, e – una volta registrata – mi fanno provare il Gear S3, l’ultimo smartwatch che mi aiuterà a monitorare l’attività fisica che orgogliosamente mi appresto a compiere.

Carica come una teenager al concerto di Justin Bieber mi presento ai trainer, due bei manzi se devo essere onesta, con muscoli che sembrano disegnati, che solo a vederli la mia autostima da sportiva pallavolista pluridecennale finisce sotto i piedi. Non mi lascio abbattere e faccio bene, perché Ivan e Marco sono simpatici, alla mano e disponibili. Dopo due chiacchiere per capire il livello della classe (nel frattempo siamo diventati dodici), è il momento di iniziare.

Si comincia con una prima fase di riscaldamento tutti insieme, poi veniamo separati in due gruppi: gli uomini vanno a pomparsi con gli attrezzi insieme a Marco, mentre le donne (e qualche uomo che si è aggregato strada facendo) proseguono con Ivan. Io, che non ho nessuna intenzione di rimanere appollaiata agli anelli stile caciotta, senza sollevarmi di un millimetro, opto per il secondo gruppo.

La lezione prosegue con pochi minuti di corsa intorno al Samsung Smart Fitness e agli alberi limitrofi. Poi arriva la parte più tosta, quella per cui so già che mi muoverò come Robocop per i successivi due giorni: gli squat e i jump squat, inframezzati da qualche serie di addominali e da un altro po’ di corsetta per dare il tempo alle gambe di riprendersi dallo shock. Alla fine un po’ di stretching e via. L’ora di fitness fila liscia come l’olio, tra sorrisi e complicità con gli altri partecipanti.

Ivan mi spiega che quello che abbiamo fatto si chiama Functional Training, un tipo di allenamento vario, che sfrutta movimenti adatti a qualsiasi livello di preparazione e tiene alto il livello di battiti cardiaci, alternando esercizi per tonificare la muscolatura ad attività cardio.

La sensazione alla fine è quella di avere talmente tante energie in corpo da voler quasi  ricominciare, ma non pensate che sia perché abbiamo faticato poco, anzi (il mio Gear S3 non la smetteva di vibrare, che orgoglio). Ho aspettato due giorni prima di mettermi a scrivere, per vedere la reazione dei miei muscoli: ebbene, sia messo ai verbali che ho l’acido lattico fino alle orecchie. Il lunedì è stato il «The day after tomorrow», per cui deambulare equivaleva a scalare l’Himalaya, ma volete mettere la soddisfazione?

Da sola non avrei fatto un’ora di allenamento così intenso neanche se mi avessero promesso una serata con Ryan Gosling (oddio, forse in quel caso sì). Ho sempre odiato la palestra, pur essendo una sportiva: sono la cliente ideale, che paga l’iscrizione annuale e poi va solo una volta, per provare la spa negli spogliatoi. Soltanto la pallavolo è sempre riuscita a farmi smuovere dal divano.

Sabato, però, finita la lezione, ero già pronta a trascinare le amiche per la prossima settimana… altro che brunch o mattinate passate a letto. Appuntamento al parco, Gear al polso e via. Così alla prossima giornata di sole, invece del panico, mi sentirò fiera e figa manco fossi un Angelo di Victoria’s Secret.

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