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Riaprire i Navigli ha un prezzo: ecco quali potrebbero essere i principali disagi

Riaprire i Navigli è possibile. Ma questo non significa che sarà facile, anzi. Per il momento si studiano le prime mosse, cercando di capire quali potrebbero essere le strategie per ridare a Milano l’antica nomea di città d’acqua cercando di non recare troppo disagio ai cittadini, che vedrebbero notevolmente ridotte alcune delle arterie principali in favore dei corsi d’acqua.

Il progetto è stato uno dei fiori all’occhiello della campagna elettorale del Sindaco Giuseppe Sala, che lo aveva definito «un sogno» e che ora vorrebbe mantenere le promesse fatte. E a dargli manforte c’è anche la Regione che si è impegnata a sostenere la realizzazione. Come vi avevamo già raccontato qui, infatti, i primi di aprile era stata presentata una mozione in Consiglio Regionale da Fabrizio Cecchetti, che auspicava proprio una dichiarazione congiunta da parte di Comune e Regione.


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Dopo tanto parlare, la riapertura dei Navigli diventa quindi un’ipotesi concreta, che però potrebbe costare una bella sommetta. Al momento si parla di circa 400 milioni di euro, cifra che servirebbe per creare 7,7 chilometri di percorso, con dieci conche e 43 ponti per collegare la Martesana alla Darsena. Per farlo i tecnici stanno pensando di realizzare un tubo che separi le acque della Martesana da quelle del Seveso e che potrebbe servire per riscaldare la città con le pompe di calore e aiutare a contenere la falda che sale. L’acqua potrebbe poi riemergere in alcuni punti specifici, come le conche dell’Incoronata e di Viarenna.

Con la riapertura dei Navigli la città cambierebbe di certo aspetto e, secondo quanto affermato su Repubblica dal presidente commissione Mobilità, Carlo Monguzzi, sarebbe questa la «vera opera pubblica per cui Milano andrà in Europa».

Tutto molto bello a dirsi, un po’ meno a farsi. Cosa significherebbe questo per i milanesi? Anni di lavori, che inizialmente potrebbero essere legati a quelli della M4, per il tratto sotterraneo, ma soprattutto meno strade percorribili. Un duro colpo per gli Imbruttiti, visto che si parla di traffic calming, due parole che proprio non si addicono alla loro tempra.

«Sarebbe interessante mettere in atto in anticipo rispetto alla fine del progetto un sistema di moderazione del traffico (traffic calming) lungo la Cerchia dei Navigli – propone il coordinatore del comitato, l’architetto Antonello Boatti, come si legge ancora su Repubblica.it – un sistema di zone 30 e di provvedimenti che elimini il traffico di scorrimento lungo la circonvallazione».


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Al di là dei progetti, spetterà comunque ai cittadini l’ultima parola. Il Sindaco Sala ha infatti annunciato che sulla questione Navigli sì/Navigli no saranno i milanesi a decidere attraverso un referendum che si terrà entro l’anno: la polemica, ragazzi, è soltanto all’inizio.

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