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Tutto quello che avreste voluto sapere sulla michetta, ma non avete mai osato chiedere

Sul fatto che le due parole «street food» siano tra le più inflazionate degli ultimi anni, ci sono ormai ben pochi dubbi: mangiamo street food venezuelano, indonesiano, giapponese, eritreo, taiwanese, hawaiano e probabilmente andremmo in visibilio per l’ultima trovata gastronomica di strada direttamente dal Burkina Faso.

E non c’è nulla di male, sia chiaro, anzi. Chi scrive è la prima persona a essere (fin troppo) reattiva a questo tipo di tendenze, e poi vuoi mettere? Da che ci si ritrovava costretti a frequentare sempre gli stessi posti spendendo dei capitali, ora la scelta è diventata pressoché infinita, con buona pace del portafoglio.

Il rovescio della medaglia è che – a volte – si cade in una sorta di «orgasmo gourmet» per cibi dai nomi impronunciabili e dai sapori… beh, quantomeno dubbi, scordandosi che lo street food per eccellenza ha il cap 20100, e pur non essendo propriamente nato a Milano, è stato ormai adottato a tutti gli effetti.

Ebbene sì, stiamo parlando della nostra cara e irrinunciabile michetta, il pane meneghino che più meneghino non si può: se credevate però che quella ai profani nota come rosetta (chiamarla così equivale a bestemmia) fosse originaria della Cerchia dei Bastioni, vi sbagliate di grosso.

La sua diffusione nella nostra città la si deve infatti ai funzionari dell’impero austro-ungarico, cui la Lombardia faceva parte dopo il trattato di Utrecht del 1713, che portarono a Milano alcune novità alimentari – il loro street food, per l’appunto – come l’allora celebre Kaisersemmel. Kaiser… cosa?? Ecco, appunto.

Il Kaisersemmel era un panino variabile da 50 a 90 grammi dalla forma di una piccola rosa, che però per primo iniziò a risentire del nostro tipico e piacevolissimo clima.

Se a Vienna infatti esso rimaneva fresco e fragrante fino a sera, a Milano si rammolliva velocemente, e diventava gommoso, a causa della tanto amata umidità, che penetrava eccessivamente in un prodotto in grado di assorbire facilmente le molecole d’acqua come il pane, a differenza di quanto accadeva nel più asciutto clima viennese.

Ma dato che i maestri panificatori milanesi ne sapevano una più del diavolo, trovarono una soluzione a questo piccolo inconveniente, togliendo la mollica: in tal modo – di fatto svuotandolo – lo alleggerirono e lo resero fragrante e digeribile, garantendo una migliore conservazione e trasformandolo in un pane unico nel suo genere.

È in questo periodo che nasce anche la definizione «michetta», perché figurati se i milanesi avevano tempo o voglia di imparare a pronunciare correttamente quella Kaiser-bestemmia!

In realtà, il rifiuto di utilizzare il suo vero nome ha motivi anche politici: Kaisersemmel, vista l’accezione (kaiser, in tedesco, vuol dire imperatore), era visto appunto come un omaggio all’imperatore; inoltre, era associato alle truppe  asburgiche che presidiavano la città e che non erano certo ben viste; ancora, il kaiser aveva, in dialetto meneghino, un significato irriverente e quindi non proprio ideale per nominare un pane. In aiuto venne il fatto che la micca, o mica, era un pane assai diffuso nell’Italia del nord ai tempi, e il cui termine, in origine, indicava le briciole: da mica a michetta il passo è breve, dato che a noi i diminutivi piacciono parecchio.

Nel 2007 la michetta ottiene, dal Comune di Milano, il riconoscimento De.Co. («Denominazione Comunale»), assegnato ai prodotti gastronomici tradizionali milanesi; a lei sono dedicati una poltrona del noto scultore, designer e architetto Gaetano Pesce e il Gruppo Podistico La Michetta, fondato nel 1971 da fornai del milanese appassionati di corsa e tuttora attivo nelle gare amatoriali e master di atletica leggera.

E dato che a parlar di cibo la fame avanza, se volete mangiare l’autentica michetta milanese farcita con ingredienti top, per celebrare degnamente il simbolo di tutti i panini che trangugiamo più o meno di fretta da Imbruttiti DOC, c’è solo un posto dove recarsi, ossia da Michetta Nuova Genova, che ora conta due location, in Corso Cristoforo Colombo 11 (Michetta Porta Genova) e in Corso di Porta Nuova 32 (Michetta Porta Nuova).

Diffidate dalle imitazioni, e non dite che non vi avevamo avvertito!

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