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Crescere a Milano: cos’ho imparato sin da quando ero un’adolescente un po’ sfigata

Crescere a Milano, per una ragazza, è un po’ come giocare alla ruota della fortuna. A volte ti becchi una bella F – periodo Figo in arrivo – altre volte ti arriva all’improvviso una M – oh oh, ecco un bel mese di M***a! Bene, fino ai diciott’anni, a me è capitata quasi sempre la lettera M.

Forse perché alle scuole medie ero in una classe piena di tamarri che agli altri rubavano le merendine e a me i compiti. (Oltre alle merendine, ovviamente). Forse perché al liceo – uno di quelli storici e super in centro a Milano – i miei compagni di classe sancarlini hanno sempre faticato ad accettare la mia diversità: indossavo i calzini bianchi. Ho impiegato un anno per capire come mai mi guardassero male. Loro si chiamavano «socio» l’uno con l’altro, io pensavo che avessero già aperto un’attività. Insomma, per farla breve, non ero propriamente una faina.

Il momento del mio riscatto è arrivato con un invito tanto allettante quanto le pere cotte che ti propinano all’asilo: la discoteca alle tre del pomeriggio. Per quanto la considerassi una proposta da sfi**ti, la mia personalità era strutturata quanto quella di una carta velina, e non riuscii a dire di no. Pentendomene dopo dieci minuti dal mio ingresso in discoteca. Circondata da sedicenni ubriachi – «Ti giuro non capisco un c***o» (solo per un Gin Tonic) – e sentendomi la babba della situazione, ho finto di sballarmi anche io. Con un analcolico. Ho ciondolato a ritmo di dance ad occhi chiusi, come le mie compagne sexy che tanto ammiravo. Sono stata talmente rapita dalla mia performance che quando ho riaperto gli occhi i miei compagni se n’erano già andati via, dimenticandosi di me sulla pista. Io, per la vergogna, non sono andata a scuola per una settimana.

Come io sia sopravvissuta a degli anni, più che all’acqua di rose, all’olio di ricino, è ancora un mistero. Visto che le sfighe non arrivano mai per caso, però, ho deciso di raccogliere dei consigli utili per sopravvivere a questa città, a tratti pazzesca e a tratti folle. Frasi da dire, modi di essere, a volte delle vere superca**ole giganti che però possono semplificarvi la vita come un Bimby in cucina. O come un idraulico in bagno.

Donne, prendete appunti (e non commettete i miei stessi errori):

1_Se vi piace qualcuno, NON mettete i manifesti

Crescere aMilano: non mettere i manifesti se qualcuno vi piace

A Milano siamo tutti un (bel) po’ competitivi. Uomini e donne, non fa molta differenza. Proprio per questo, se vi piace qualcuno, NON mettete i manifesti in giro. A meno che non abbiate sedici anni e siate in preda ad una tempesta ormonale tipo Baby in Dirty Dancing, tacete. E confidatevi solo con le vostre vere amiche. Non fate come me, che in tempi non sospetti avevo raccontato ad una «amica di un’amica» di un tipo che mi piaceva. Fino a quando lei non ci ha provato con lui. «Scusa, ma da quando me ne hai parlato lo hai fatto piacere anche a me». Come lei sia ancora viva è un miracolo. Come io sia stata una babba è palese. Voi, almeno, cercate di essere più furbe.

2_Date l’impressione di non fermarvi mai

È inutile negarlo: a Milano, se non sei stressato e di fretta, sei uno sfigatoo. Se sei donna, ancora di più. Quindi, che siate studentesse, giovani lavoratrici o neo-mamme, la mattina alzatevi e correte. Non importa se al super o in palestra, correte. Fate come ‘sta c***o gazzella. E se incrociate qualcuno che conoscete, tagliate corto con un «Scusa ma devo veramente scappare, però sentiamoci!». Solo voi sapete che state andando dal panettiere all’angolo a comprare delle michette. E che metterete una fretta bestiale anche al povero commesso che beccherete. Voi, a Flash, dovete far mangiare la polvere.

3_È tutto super super bello

Crescere aMilano: ecco cos'ho imparato

Dal nuovo negozietto in Darsena a La Bella e la Bestia al cinema, a quell’all you can eat in Sempione, è tutto sempre «super super bello». Il perché noi milanesi diventiamo ambassador di località sconosciute e posti mediocri è un mistero che neanche Quarto Grado saprebbe risolvere. Ma tant’è. Non articolate troppo i vostri discorsi, ve la potete cavare benissimo con un «super», «top», «pazzesco», «no vabbè». E una fotina su Instagram per i vostri followers non la volete mettere? Rigorosamente incorniciata da hashtag #ancheinventatimatop. Trasformate una vostra serata mediocre nella notte degli Oscar. Fateci sognare.

4_Non emozionatevi troppo con un uomo

via GIPHY

Se vale la pena (fingere di) emozionarsi per un nuovo ristorante giapponese, mai far trapelare troppo con un uomo. Parigi non vi entusiasma, il sushi vi ha stancato e no, quel ristorante vegano non è un granchè. Evitate frasi da «Oddio che carino, mi hai offerto le cena!» al primo appuntamento. Tutte le volte che una donna l’ha fatto, Giovanna d’Arco è stata uccisa di nuovo. Quando io mi sono sciolta come un cremino al primo appuntamento, non ce n’è mai stato un secondo. Per cui, zitte, mute, sorridete e non emozionatevi come delle Bambi per ogni gesto carino che lui compie per voi, soprattutto all’inizio. Solo quando si chiuderanno le porte del vostro’ ascensore potrete sorridere davanti allo specchio come delle bietolone, ed inviare un vocale alle vostre amiche.

5_Vendete voi stesse

Crescere aMilano: ecco che cosa ho imparato

Al bar, all’ape del venerdì, ai colloqui di lavoro e alle terme nel weekend. Non importa che cosa combiniate nella vita, dipingetevi come una nuova Chiara Ferragni dalle idee fresche di approvazione. Siete delle grafiche in un’agenzia? No, siete delle Art Director. Lavorate nella comunicazione? Diventate delle copy. Siete delle parrucchiere? Vi occupate di beauty e di benessere. Basta poco, tipo inserire degli inglesismi o creare giri di parole, e tutto divena più business. Voi non monitorate il comportamento dei vostri clienti, voi profilate. Avete appena chiuso un progetto, siete super skillate, state seguendo un nuovo task. Sempre in ottica Customer. A Milano si pensa a fatturare anche davanti ad una pizza, per cui cercate di essere sempre sul pezzo, ma soprattutto… allineate!

Crescere a Milano, per molte di noi (per me sicuramente), può essere stato un lungo viaggio nel Paese delle sfighe. Proprio per questo, ricordatevi che a volte bastano alcuni piccoli accorgimenti per evitare grandi figuracce. Come, ad esempio, entrare in macchina dopo un primo appuntamento ed urlare per la felicità. Con il tipo fermo al semaforo, in motorino, di fianco a voi.

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