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I segreti della Stazione Centrale di Milano

È la prima cosa che vedono molti arrivando a Milano, e per alcuni è anche l’ultima. È uno dei monumenti più caratteristici e imbruttiti della città, meta e partenza di migliaia e migliaia di persone che ogni giorno, tra viaggetti di lavoro o per tornare a Giargialandia, ci devono passare per forza di cose. Imponente, maestosa, affascinante, incasinata e, soprattutto, strafiga.

È la Stazione Centrale di Milano, since 1931.

Alla costruzione parteciparono le più grandi aziende italiane e contribuirono ingegneri da tutta Italia ed Europa. Location di decine di film e mille sbattimenti, ha attraversato i decenni portando con sé mutamenti, storie, leggende e segreti.

Vediamo allora qualche chicca, per saperne un po’ di più su uno dei cuori pulsanti degli sbatti milanesi.

1_La prima Stazione Centrale non è la Stazione Centrale (e ora dà il nome a un quartiere)


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Una Stazione Centrale Milano ce l’aveva già, ed era pure vicina all’attuale. Si trovava su Viale Galileo Galilei e venne inaugurata nel 1864 dal Re d’Italia Vittorio Emanuele II. Nel febbraio 1923 un incendio danneggiò gravemente l’edificio della stazione, facendo danni per un milione e mezzo di lire dell’epoca, cioè un botto di cash per quegli anni. Il traffico di treni aumentò e lo spazio, anche a causa dei lavori di ristrutturazione, non era sufficiente, così si progettò l’attuale Stazione Centrale. Della vecchia stazione restò in esercizio solo la parte occidentale, costituita dallo scalo merci di Porta Garibaldi e dal capolinea dei treni vicinali delle linee dirette verso Varese, che prese il nome di Milano Porta Nuova: si trattava della prima stazione per le linee elettrificate di Milano, chiamata le Varesine.

2_Il Re si era fatto una sala privata, e c’è ancora oggi


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I treni dalla stazione portavano in giro proprio tutti, anche il Re d’Italia, il quale però non si sarebbe di certo mai messo ad aspettare sulla banchina in mezzo agli altri barboni, ma si fece costruire una sua area privata. La sala d’attesa del Re alla Stazione Centrale di Milano, al termine del braccio destro del grande fabbricato, si sviluppa su due piani, la Sala Reale e la Sala delle Armi, in cui fanno mostra di sé preziosi bassorilievi che rappresentano scene e dinamiche belliche. Il Re si trattava bene e infatti la sua sala d’attesa fu fatta con i controc***i: pavimento di legno intarsiato e un corridoio ricco di decorazioni, marmi, mosaici e mobili d’arredo di grande valore. Oggi la sala è ancora presente in Stazione Centrale. Un particolare: ci sono svastiche sul pavimento, aggiunte probabilmente per una visita di Adolf Hitler che, però, non entrò mai in quella sala.


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3_C’è un’uscita segreta


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Nella Sala reale il Re non mise solo lampadari e quadri di livello ma, sgamato, si fece fare anche un’uscita segreta per scappare nel caso di attacco nemico: nel bagno, infatti, dietro uno dei grandi specchi, si può ancora oggi accedere al passaggio nascosto che porta fuori dalla Stazione.

4_Sotto la stazione c’è un’altra stazione


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Sotto il livello dei binari si nasconde un’altra stazione, con ampissimi spazi dove arrivavano le merci e si caricavano sui vagoni, i quali venivano trasferiti con un elevatore idraulico al livello stazione fra il 19esimo ed il 20esimo binario. Tra corridoi ed ampi spazi di deposito, sotto la Stazione Centrale fu piazzato anche un rifugio antiaereo che, durante la seconda guerra mondiale, ospitò e salvò molti milanesi.

5_La tragedia del Binario 21

Tra i rifugi e i vecchi depositi, sotto la stazione centrale si trova anche un pezzo molto triste della storia milanese: il Binario 21, ossia il luogo da cui ebbe inizio l’orrore della Shoah a Milano. Da qui infatti, tra spintoni, botte e cani che ringhiavano, partirono treni pieni di deportati ebrei diretti ai campi di sterminio nazisti. Oggi il luogo di questa tragedia è diventato un memoriale, dove ad accogliere i visitatori c’è una grande scritta a dir poco emblematica: INDIFFERENZA. Il Memoriale della Shoah di Milano, che si estende su una superficie di circa 7.000 mq, include diversi spazi integrati, tra cui il Muro dei Nomi, dove sono ricordate tutte le persone deportate dal Binario 21.


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