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Guida ai locali sopravvissuti della Milano anni ’70

8.30 del mattino, macchina: il relax delle vacanze estive è sparito rapido come una bicicletta slegata dalle parti di Centrale. È autunno.

La verità si palesa inesorabile all’incrocio con la circonvalla: il brillantone davanti a te sul Fiorino vuole passare col giallo e si ferma al centro dell’incrocio bloccando tutto il traffico di piazzale Maciachini alle 3 generazioni future di automobilisti.

Per esser cortese, gli sorridi (tutti possono sbagliare) e gli auguri un paio di scarpe di cemento in regalo, con un tuffo nel Naviglio compreso nel prezzo.

Fortuna che arriva la radio a cambiarti l’umore: rock anni ’70. E tu, sotto le dita, senti subito la voce del Bel René che ti possiede: «ohè, alora? Ci beviamo una sciocchezza, stasera?»

La giornata svolta. E subito programmi la serata alla maniera dei banditi. Dove? In una di queste 5 perle milanesi:

1_Camparino, Piazza Duomo


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Sia chiaro: non è svago, ma studio. Che va affrontato con lo stesso piglio degli esami all’università.
Siamo al Camparino di Piazza del Duomo, angolo Galleria. Un locale storico, dove la notte di Natale tutti i milanesi – per bene e per male – venivano a prendere una fetta di panettone dopo la Messa di mezzanotte.

I cocktail sono tutti a base di Campari (cosa intuibile dato il leggero sottotesto nel nome), a patto di accompagnarli solo con due patatine e un’oliva. Per gustarlo al massimo, animo fiero e sguardo lungimirante puntato sulla piazza per valutare le vie di fuga dopo una rapina al portavalori che preleva le offerte dei fedeli fatte in Duomo.

Galleria Vittorio Emanuele angolo Piazza Duomo.

2_Osteria del Biliardo


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È vero che è uno sbatti farsi tutta quella strada per andare fino ad Affori, ma con la metro gialla è un attimo ed è un buon modo per far perdere le proprie tracce. E poi la Comasina è a due passi. Ormai non è più come una volta, ma nel caso ci fosse bisogno, ti sembra sempre che ci sia uno della banda pronto a intervenire.

La vera attrazione dell’Osteria sono i tavoli da biliardo che, come ci insegna Fantozzi, è uno sport completo. Ma anche se non sai giocare, comunque ne vale la pena. Si mangia bene e si beve meglio. Anche roba inaspettata. E poi, ohè, entri nell’osteria e ti senti così a casa che ti vien voglia di ordinare il solito. Anche se è la prima volta che ci vai.

E il bello è che lo fai e loro non fanno una piega…

Via Enrico Cialdini 107.

3_Ligera


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Si beve bene e le attività culturali sono parte dell’arredo. Facile che ci scappi anche un concerto. Però, se pensi che Viale Padova sia un posto pericoloso, scendi pure dall’Alfetta Imbruttita che ti sta portando in giro. Il nome Ligera viene dalla vecchia malavita milanese, di quelli che credevano che il colpo della vita non avrebbe potuto farti diventare ricco, ma immortale. Tipo Otello Onofri, il Principe dei Ladri, quello che per rubare i migliori gioielli sulla piazza si era imbucato al matrimonio di Grace Kelly e del Principe Ranieri. Ci è riuscito? Non importa. Se pensi che il risultato sia sempre più importante dell’idea, significa che hai le fogne di Calcutta nel cuore.

Via Padova 133.

4_Arci Bellezza


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Stare dentro o fuori non importa: il cortile in stile vecchia Milano è accogliente come la sala. Qui, il 1976 sembra l’altro ieri.

Con un Fernet in mano, magari guardando una mostra o qualcuno ballare, è il posto ideale per cercare il modo di svoltare. Ma è necessario ricordarsi che siamo banditi di altri tempi, secondo cui la rapina perfetta è quella in cui non si spara un colpo. Entrare in banca con i mitra in pugno son bravi tutti. Ma sono azioni scontate come una scoreggia in un cinepanettone.

Qui ci vuole creatività, servono idee. Come quella di Ezio Barbieri, l’inventore della Rapina della Donna Nuda: striptease totale in pieno giorno, in centro, davanti alla vetrina di una banca. A quel punto è solo un gesto atletico entrare e saltare il bancone per portare via tutto, mentre le guardie giurate diventano utili come un goniometro nel cassetto delle mutande.

Via Giovanni Bellezza 16/A.

5_Il Cabaret


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Una volta era il Derby, con Jannacci, Beppe Viola, Abatantuono, Boldi e Cochi e Renato. Ora, il mitico locale di Via Monte Rosa non c’è più, ma non abbiamo finito di ridere. Andare a caccia di comici è la degna chiusura di una vera serata anni ’70: divertenti, scorretti, inopportuni, senza senso, sfigati.

Ora lo chiamano stand up, ma alla fine è sempre la stessa roba: gente che farebbe di tutto per strapparvi una risata. In giro ce ne sono un tot, il lunedì c’è il Joy in Via Valvassori Peroni 56 con il primo degli stand up comedian italiani, Dado Tedeschi, o al martedì ci sono i Melamarcia alla Dogana in via Dogana 2.

Andare a caccia di posti dove fanno stand up, tra l’altro, è una bella sfida. Con la chicca di dire «Questo qui, per me, farà strada!» che fa scopa con la frase che più appaga l’uomo degli ultimi 100 anni: «Ve lo avevo detto io!»

E se qualcuno dice che questa non è la conclusione degna per una nottata da banditi, ché bisognerebbe andare per night a sperperare milioni, ridetegli in faccia e rispondetegli una cosa sola: sì, entrare in un night significa avere una vera testimonianza degli anni ’70, ma ci sono già troppe tette su Instagram per poter desiderare di vederne e non toccarne delle altre.

Credit immagine di copertina

Articolo scritto da Matteo Liuzzi

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