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Escalation vegan: come sono diventato vegano in 10 step prima d’impazzire (o quasi)

Voglio diventare vegano! Non c’è un motivo preciso (o meglio qualche chilo di troppo sì), ma nel mezzo del cammin della mia vita mi è presa la morbosa curiosità di capire cosa porta un Imbruttito dalla steak house a invadere il ristorante di Cracco. E’ peggio brasare piccioni a nastro o apparire in gigantografia sui furgoni delle patatine? Per levarmi tutti questi dubbi, quale migliore esperienza se non quella di fare un test in prima persona? Ecco per voi il racconto del mio percorso in dieci step all’ultimo spiedo condito da paura e delirio.

Volete un’anticipazione? Don’t try this at home (non provatelo da soli!)

10_L’avvicinamento – approccio timido

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Ho iniziato con un innocente «mangerò più verdura e frutta». No al junk food, sì al pesce e al limite carni bianche, bresaola (oh, ma quanto costa?). La pizza una volta alla settimana, sottile e con farina integrale o di Kamut. Mi è sembrato un normalissimo periodo detox. E fin qui la vita era ancora (abbastanza) facile…

9_Pensare in piccolo – il riduzionismo

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Visto che tutto ciò mi sembrava così drammaticamente normale, ho pensato che era ora di agire sulle quantità. Ho quindi iniziato a mangiare un po’ di tutto, ma in porzioni ridotte. Ho pensato che ingoiandone di meno mi sarei disabituato gradualmente a bistecche e prosciutti. Mi sono imposto di masticare lentamente. Il mio cervello ha iniziato ad entrare in loop per convincermi che l’attesa del piacere dovesse essere (per forza) il piacere. Lo scazzo del mood ALL U CAN’T EAT è cominciato dal banco salumeria dell’Esselunga. Lo sguardo sdegnato del commesso alla richiesta di «30 grammi di cotto senza grasso!», mi ha ricordato quello del benzinaio al quale a 18 anni chiedevo tremila lire di benza. E lì ho iniziato a sentirmi piccolo piccolo

8_La fame di sapere – la Due Diligence

LONDON, ENGLAND - JULY 31: Employee Tilly Shiner looks at a book in the aMAZEme labyrinth at The Southbank Centre on July 31, 2012 in London, England. Brazilian artists Marcos Saboya and Gualter Pupo used 250,000 books to create the maze which will be on display until August 25, 2012. (Photo by Peter Macdiarmid/Getty Images)
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Visto che il dietologo costa un botto e che per fortuna non soffro di patologie serie, ho pensato bene di placare la mia ignoranza con  l’autodidattica. Mi sono riempito la casa di libri dai titoli assurdi (non me li chiedete ora perché, vedendomene rifiutare anche al Libraccio, li ho poi mollati tutti al primo book crossing cercando di non farmi vedere da nessuno). Mi sono sciroppato nottate binge watching di documentari sull’obesità negli States. Cosa ne ho ricavato?  Una serie di nozioni, grafici, tabelle, indici glicemici e teorie talvolta contrastanti nelle conclusioni. Totale confusione in testa:  BURN OUT…

7_Il confronto – «Oh ma tu come hai fatto?»

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Se ti guardi intorno, in questo percorso c’è sempre qualcuno più sciroccato di te. Alla disperata ricerca dei consigli di qualche guru del salutismo ho modificato la mia vita sociale. Rifiutando gli aperitivi con gli amici all’insegna del «caricamelo il Negroni Pheega!» e accompagnandomi a quelli che ordinano centrifugati di zenzero, carota e limone. Le discussioni sono passate dal mitico triangolo (figa, calcio, politica) alle proprietà della curcuma, dei semi di lino dentro l’insalata e di quanto siano buoni tofu e seitan. Con il senno di poi, posso dire che in quel momento sono uscito dal tunnel (sì, ma del divertimento).

6_Il grande passo – Diventare vegetariani

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Ci siamo! I tempi sono maturi. Gli ultimi studi della Sailc***o University  più che la scintilla, per me sono stati l’estintore per spegnere la brace e appendere gli spiedi al chiodo. D’ora in poi basta carne e pesce! Un passaggio che fa tanto figo, quanto poco doloroso. Specie perché da gourmet quale sono ho iniziato con combinazioni di uova in tutte le salse, mozzarelle di bufala, latticini e dolci porcosi. Il tutto come consolazione per essermi privato, per sempre (?), di bistecche, spiedini, hamburger e grigliate di pesce. Ovviamente il peso ne ha subito risentito e l’ago della bilancia,  impietoso, ha  messo in crisi il mio percorso di escalation verso il veganesimo. Torturato dal dubbio, ho quindi pensato che SI PUO’ DARE DI PIU’…

5_La scelta di campo – Il Vegan Style

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E qui bisogna essere eroi. Alzare l’asticella per una scelta di campo netta. Ho pensato che non fosse socialmente accettabile rubare le uova alla gallina Rosita per farci i tarallucci o anche semplicemente la frittata. Ho quindi detto «basta» al colesterolo e mi sono dato alla dieta 100% vegetale. In casa è cominciato il delirio: la soia è spuntata da tutte le parti, cesti di frutta e verdura come se non ci fosse un domani. L’embargo per ogni cibo di origine animale ha causato una sorta di crisi nuclearconiugale, specialmente quando sono spuntate pilloline di vari colori (blu escluso) per integrare sostanze che penso di aver sentito nominare solo dal prof. di chimica alle superiori: BIG BANG.

4_La spesa intelligente – La lettura compulsiva delle etichette

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Anche in tema di frutta e verdura non sono tutte rose e fiori. I cibi a Km 0 sono difficili da trovare (qualcuno dirà «meno male, mangiatela te la verza al PM10 vista tangenziale»). Ecco quindi che sono scattate le difficoltà di approvvigionamento. Ho abbandonato l’Esselunga e sono finito in posti specializzati, sulle tracce della filiera alimentare. Per fare la spesa mi ci son volute quasi due ore di studio matto e disperatissimo. Il conto? Salato al punto giusto, tanto da esaurire il plafond della carta di credito e provare a fare la fame per davvero….

3_L’invidia – Voglia di normalità

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A forza di mangiare frutta, verdura, semi e integratori è scattata la fase in cui «anche l’occhio vuole la sua parte». Ho sempre criticato questo lato del veganesimo pensando che se si abbraccia una filosofia che disprezza il junk food, ma anche la  cucina regionale, perché occorre ricrearsi una riproduzione veggie del Big Mac o dei pizzoccheri? Provando tutto ciò sulla mia pelle, ora posso affermare con certezza che il tofu non darà mai il gusto del bitto e che tutto ciò è pura INVIDIA PENIS.

2_Il ritorno alle origini – Il crudismo

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Ormai immerso nel mio nuovo mondo ho iniziato a fare discorsi strani in difesa delle povere molecole vegetali. «Tu saresti contento se ti mettessero una fiamma nel c**o?».  E allora sono tornato un po’ nel paleolitico, quando il fuoco lo dovevano ancora scoprire. La simbiosi con la natura a quel punto era massima e l’armonia del creato ha pervaso la mia anima. Nel boschetto della mia fantasia sognavo di nutrirmi solo di TUBERI E RADICI.

1_Lo sbarellamento – Attivismo molesto

Quando mi sono accorto di stare passando da radical chic a pseudoradicalizzato pronto a scendere in piazza per la causa vegan, sono riuscito a fermarmi e a capire che la stavo facendo fuori dal vaso. Mangiare una cutuleta o un òs buus ogni tanto non può essere un reato da Codice Penale. Ognuno può avere le proprie idee, ma sono giunto alla conclusione che non ha molto senso insultarsi sui social network e per strada. Perché, non interessa se sei (più o meno) CICCIO, l’importante è che STAI SERENO.

PS: ora sono tornato allo step 10 e da lì non mi voglio più muovere!

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