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Milano studia e supera Firenze: il dialetto milanese nel dizionario italiano Zingarelli!

Per tutti gli anni delle superiori, ci hanno fatto una testa così dicendoci che l’italiano vero, quello dei dizionari, era il fiorentino.

Ma oggi, finalmente, dopo tante sofferenze, la vendetta. Quelle informazioni sono come il panettone dei vegani: metteteveli in quel posto inutili!

Finalmente, è arrivato lo Zingarelli a dare giustizia a noi milanesi: è stata una scalata dura, impegnativa, lunga, ma ce l’abbiamo fatta. Da oggi, le parole milanesi che venivano considerate dialettali, possono essere utilizzate come e quando ci pare.

E a chi ci dice: «Ma cosa dici? Questa parola qui non è italiano!», finalmente potremo rispondere: «Sei tu che non sei italiano, Giargiana!»

 

Ma ecco un breve elenco delle parole che si sono imposte nei dizionari:

(Da qui in poi, sembrerà che il tono del pezzo si abbassi di livello e rasenti la volgarità. Ma  il milanese, se non è crudele e un po’ volgare, non è lui)

Pirla: non ne stiamo neanche a parlare. Se non lo conosci, evitami. È nazionale da almeno venti anni.

Dal 2008, nel dizionario più famoso d’Italia, ci sono anche ciula e il verbo che ne deriva, ciulare. I significati sono diversi: il primo più che il membro maschile in sé, descrive una persona dalle reazioni limitate, un po’ spenta (a volte anche grande e grossa); ciulare, invece, descrive tutto l’opposto della passività: è far l’amore, ma – come insegna il vecchi Jerry – è più per un’attività sportiva che finalizzata alla riproduzione.


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Nel 2013 son diventate nazionali parole come sciur e sciura, il lumbàrd di Bossi e l’aggettivo gnucco, che ha addirittura due significati validi: sia duro, come per il pane raffermo, sia tonto, come per le persone che normalmente guidano l’auto davanti alla tua durante le giornate di pioggia.

E in più, da oggi, altre due nuovi termini si sono affermati sul panorama nazionale: schiscettapastrugnare. Non sto nemmeno a dire cosa significano, per non insultare la vostra intelligenza.

 

La verità è che non c’è da stupirsi se sempre più parole milanesi rientrano nell’italiano comune. Del resto, il vecchio Nicola Zingarelli aveva Milano nel sangue.

E sono le sue origini a parlare per lui, uguali a quelle di altri, tipo Jannacci, Celentano, Abatantuono, Teocoli. Perché, a volte, per essere milanesi al 100%, c’è l’obbligo di venire dalla Puglia.

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