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Un anno ricco di cultura: ecco il calendario 2018 delle mostre a Milano!

L’obiettivo di Milano per il 2018 è continuare a emozionare i propri cittadini. S’inizia dalle mostre: la proposta, quest’anno, è ricca ed estremamente articolata. Il 1° febbraio oltre 100 opere di Frida Kahlo verranno esposte al Mudec, in una retrospettiva dedicata all’artista messicana aperta fino al 3 giugno.


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Sempre a febbraio inaugurerà la nuova stagione di Palazzo Reale con una mostra dedicata ad Albrecht Durer, protagonista del Rinascimento tedesco, a partire dal 21 febbraio e fino al 24 giugno.

Quello che invece verrà esposto a Palazzo Reale dal mese di marzo sarà un vero e proprio itinerario del colore: dall’8 marzo al 2 settembre arriveranno dal Philadelphia Museum of Art diverse opere di Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet, Paul Cézanne, Henri Matisse, Pablo Picasso e Paul Klee. Una carrellata di nomi che è una vera e propria tavolozza di colori.

mostre a Milano: Cezanne
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Al Castello Sforzesco la primavera di Milano sarà invece dedicata all’arte del Novecento Italiano: dal 23 marzo al 1 luglio andrà in scena una selezione di 200 opere dei Maestri del ‘900 tra cui Boccioni, Modigliani, Carrà, De Chirico, Pistoletto e Fontana.

Al rientro dall’estate i milanesi potranno ammirare al Mudec il primitivismo di Paul Klee, in mostra dal 26 settembre al 27 gennaio 2019, mentre una selezione di 30 opere di Giovanni Boldini sarà esposta alla Gam dal 16 marzo al 17 giugno 2018.

In autunno arriverà poi a Palazzo Reale un ospite d’onore: 350 opere di Pablo Picasso racconteranno il talento di uno dei protagonisti indiscussi della pittura del XX secolo.

mostre a Milano - Picasso
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Un calendario ricco, quello delle mostre a Milano nel 2018, con oltre 60 progetti che rendono orgoglioso il sindaco Sala «perché la politica culturale ha portato negli ultimi anni ad una crescita costante dell’apprezzamento, da parte del pubblico e della critica, dell’offerta espositiva milanese», con un aumento non solo del numero di visitatori, ma anche dei ricavi. Perchè, finalmente, anche la cultura paga.

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