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Come #MIscazza Milano: 5 buoni motivi per scappare!

Cara Milano, da te voglio scappare! Ci sono momenti della vita in cui ti sale la scimmia, e io ci sono dentro. Ho voluto condensare in un articolo il malessere verso alcune delle cose che più mi danno fastidio in questa città. Certo, se me ne andassi davvero, poi vorrei tornare, ma godetevi questo sfogo e utilizzate anche voi l’hashtag #MIscazza per liberarvi e far sentire la vostra voce.

1_Fuoco alle polveri

Polveri (troppo) sottili sono rilevate ogni giorno dalle centraline dell’Arpa. Poi ti capita di vedere uno che fa jogging al Parco Sempione indossando una maschera antigas (manco fossimo sotto attacco nucleare dalla Corea del Nord) e allora ti rendi conto che il luogo non è adatto a quelli sani. Di corpo e di mente.

2_Sciopero!

Quanti punti di PIL fa perdere uno sciopero dei mezzi? Una cifra. Sempre di venerdì, oppure per allungare un ponte. Non si capisce mai per cosa si sciopera, né si vede mai nessun corteo in giro. Ergo, cazzoscioperi a fare? Giusto per rompere i coglioni a chi fattura?

3_Le baby gang

Credevo fossero un’esagerazione di qualche giornalista e invece (purtroppo) è tutto vero. Non solo latinos di Pioltello (pane, amore e coltello, cit.) oppure gruppi di teen spaccini. Anche orde di ragazzini insospettabili che il sabato sera si divertono a vandalizzare i mezzi. Gioventù rincretinita lentamente, diceva sempre mio nonno.

4_Business is business sempre e comunque

Noi cerchiamo di ironizzare ogni giorno sull’amore morboso di Milano per il  grano. D’altronde qui si se sta mai cuj con i man in man. A volte però tutta questa tensione per la fattura crea stress e ansia da prestazione. Il weekendino fuori porta a volte potrebbe non bastare (più).

5_L’eventite

Milano è un grande palcoscenico continuamente allestito. Ogni giorno va in scena qualcosa. Dalla fiera del vino naturale alla sfilata di alta moda. È vero che nessuno ti obbliga ad andarci, ma alla fine il troppo stroppia. A volte manca tanto una piccola, noiosa, quotidianità.

«Non mettermi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo, a chi non sa dire grazie, a chi non sa accorgersi più di un tramonto. Chiudo gli occhi, mi scosto un passo. Sono altro. Sono altrove» (Alda Merini)

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