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“Disagio, mestizia e lunedì in U6 Bicocca”: il bestiario degli universitari Bicocchini!

Vero: ci abbiamo messo più della Ferragni a partorire il bimbo e dell’inverno a togliersi dai coglioni, ma i Bicocchini sono forse un numero superiore dei feauturing tra Pitbull e Nicki Minaj e, per questo motivo, c’è voluto un po’ per elaborare i dati dei laboratori Garnier.

Come avete potuto credere che ci fossimo scordati di un’università che ha tanti iscritti quanti i «Ma che cazzo stai dicendo?» della Maionchi? E forse, quelli della Mara, son comunque meno degli oltre 30mila studenti che professano di studiare a Milano, non sapendo che la Bicocca sta a Milano come la Piramide di Cheope sta a Bari. Forse, continuando l’opera di espansione coloniale dell’Impero Cartaginese, la Bicocca conta edifici ovunque: a Milano, Monza, Cinisello, Sesto San Giovanni, Lecco, Bergamo e addirittura a Faedo Valtellino, e più che distaccamenti paiono le tappe del tour delle Destiny’s Child.

Ma finalmente, dopo aver superato la frontiera della ztl e pagato la dogana, ecco cosa aspettarsi una volta entrati in Bicocca:

Il giurista

Si rende conto di studiare legge solitamente il mese prima della consegna della tesi, altrimenti alla domanda «Come mai fai Giurisprudenza?» risponde: «Non sapevo cosa fare», «Mi ha obbligato mia mamma», «Mi piaceva Forum», in onore a Santi Licheri, insomma. Dopo aver capito che Diritto Privato non si riferisce al diritto di ognuno sulla privacy del profilo privato su Instagram, e aver passato l’esame (solitamente dopo tante volte quante Lapo Elkann cerca il congiuntivo di un verbo nella sua mente), il giurista sarebbe pronto a riaprire il caso su Michele Misseri e farlo addirittura uscire innocente o vantarsi di essere stato proprio lui ad aver seguito il divorzio dei Brangelina per poi, grazie a Diritto della Famiglia, averli aiutati a ricongiungersi nell’ultimo film.

I giuristi della Bicocca studiano la regola, il metodo, il giusto e lo sbagliato; state bevendo un caffè al bar e non prendete, distrattamente, lo scontrino sul banco? Non c’è alcun problema: tempo di una sfogliata di slide e accanto avrete il vostro avvocato d’U6 e dall’altro l’accusatore direttamente arrivato dal Tribunale del Sentito Dire.



L’economo

Iscritto a Economia perché una volta, sulla battigia di Gabicce Mare, ha saputo abbassare il prezzo del costume venduto clandestinamente da 6 euro a 5 e 50, e da lì, naturalmente, l’apparizione in sogno di Bill Gates. Avere una conversazione con un economo è come aprire un grafico con l’andamento del PIL in Congo e chiedersi se la domanda sia, effettivamente, più alta dell’offerta o se il mercato sia perfettamente concorrenziale: non ci avete capito un cazzo, eh? Appunto. A pari della capacità di Melinda di Ghost Whisperer di parlare coi morti, gli economi riescono a parlare solo tra loro. Mai, quindi, aprire con loro un qualsiasi argomento di conversazione che riguardi numeri o, soprattutto, soldi, perché non ne uscite più. L’ultima volta che un economo ha parlato di bitcoin aveva 18 anni e un investimento di 300 euro. Ora ha 23 anni, è fuoricorso, e a lui si affiancano il fisico e il matematico, le povere stelle masochiste a cui diamo una carezza al pensiero di dover passare la propria carriera universitaria a rispondere alla constatazione indiretta: «Ma che cazzo hai avuto nella testa per metterti a studiare ‘sta roba?» a cui, solitamente, loro rispondono non con un’espressione verbale rilevabile dalla lingua italiana, ma con una frazione esponenziale che moltiplica e divide in fila per sei col resto di due il cazzo che ce ne fotte a noi di tutti quei numeri.

Lo psicologo


Come corollario alla filosofia schopenhaueriana, la vita dello psicologo è un pendolo che oscilla tra il non farsi i cazzi suoi per psicoanalizzarti e psicoanalizzarti perché non si è saputo fare i cazzi suoi. Lo psicologo ha in sé la conoscenza del quarto Segreto di Fatima, perché ha seguito il lavoro onirico di Freud: lui sa arrivare così in fondo all’anima degli altri che quasi quasi ne tocca i coglioni infranti. E difatti, se uno psicologo vi chiedesse mai il perché di una qualsiasi voglia cosa, non è in realtà interessato alla risposta; molto probabilmente sta facendo un lavoro di gruppo sul marketing sociale e ha bisogno di dati da mettere nei grafici. Paradossale pensare che lo stesso psicologo che entra a studiare le patologie e le turbe mentali, molto spesso ne esca dopo la laurea con almeno tre del Dsm.

Il medico


Lo studente di Medicina è convinto di avere un polo universitario tutto per sé perché la sua facoltà è la migliore fra tutte; in realtà ignora il motivo per cui si è avuta la brillante idea di racchiudere tutti i medici fuori dai coglioni in un unico covo, altrimenti sarebbe stato: «Ciao, come ti chiami?», «Io studio Medicina mi alzo alle sei vado a letto mai perché io studio Medicina te l’ho già detto? Madò Medicina»
.

Dopo essersi reso conto di non poter passare Anatomia I solo per aver finito l’intera epopea di Grey’s Anatomy in lingua originale, il medico sarebbe descritto dallo psicologo come: il cagacazzo. Come se fosse stato dato lui in obbligo lo studio della medicina dal Tribunale dell’Inquisizione, il medico vive la sua vita universitaria come una condanna e una paturnia; ma mai dirgli di lasciare, di prendersi una pausa, mai. Perché lui studia Medicina e tutti noialtri che cazzo ne vogliamo sapere? Una bella colectomia di niente.



L’educatore


Inteso come colui che studia qualsiasi tipo di scienza dell’educazione o formazione, ma che non ha ancora capito che gli altri studenti non sono i bambini e loro i tirocinanti per SOS TATA. L’educatore sembra quasi volteggiare quando cammina per la sede, con la vocina bianca dello Zecchino d’Oro e l’amore per qualsiasi forma di vita (che sia umana non è troppo rilevante) che non superi i 5 anni: il resto non è a loro noto. O meglio: leggiadro quanto una nuvola fino a quando non è sotto esame, ed è lì che magicamente il rapporto con gli altri diventa simile a quello della Franzoni con i bambini: giro giro tondo, casca il mondo, se non passo l’appello vi ammazzo tutti qui per terra.

Credit immagine di copertina

Articolo scritto da Andrea Perticaroli

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