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Dimmi da che quartiere di Milano vieni e ti dirò chi sei

Diciamoci la verità: la gente di Milano ha delle radici così profonde che persino definirsi di Milano non è abbastanza.

Se uno di Rovigo incontra un altro di Rovigo, son contenti. C’è la Giargianità a tenerli uniti. Ma se uno di Milano incontra un altro di Milano, la prima cosa che gli chiede è: «Sì, ok Milano, ma zona?»

Perché i quartieri di appartenenza non forniscono solo indirizzi, ma definiscono la nostra identità. Non ci credete? Leggete qui…

1_Duomo, Arco della Pace, Brera, va bè, ci siamo capiti: #CentroCentro

Ti dicono che il denaro è la schiavitù del mondo di oggi, ma loro se ne fregano perché amano il vintage.

Anche se abitano una parte della città così bella da sembrare una di quelle sfere con la neve artificiale, preferiscono stare in casa o al massimo vanno a trovare i loro amici (tutti corredati di cani minuscoli che abbaiano piacevoli come orologi a cucù di ferro attaccati ai maroni).

Nella loro idea di Milano, oltre Corso Sempione c’è un terreno inutile che definiscono alla latina: hic sunt barbones.

Gli unici che tollerano sono i senzatetto che dormono sotto i portici in Centro. Ma non è generosità. Li considerano una forma di arredo urbano scelto per loro dal Comune.

2_Precotto, Maggiolina, Centrale, NoLo

Si vantano dicendo che, grazie alla Stazione Centrale, sono il vero cuore della città che lavora, ma in realtà in Centrale poi non ci vanno perché hanno paura che qualcuno gli spettini il carattere.

Per fortuna, a insegnar loro l’umiltà ci sono i creativi di NOLO che, è vero, sul biglietto da visita mettono architetto o designer, ma in verità sgomberano gli appartamenti degli anziani e rivendono una cassettiera in pregiatissimo legno marcio a un miliardo.

Si definiscono attuali, moderni e lo dimostrano usando il bike sharing «perché la condivisione è importante». Poi, però, la OFO se la legano in cortile.

3_Città Studi, Porta Venezia, Ortica

È la zona degli studenti, dei locali, ma pure delle famiglie.

Per la sua particolare conformazione, questa zona è la versione in realtà aumentata del Canto di Natale di Dickens: puoi vedere il presente, il passato e il futuro.

Il presente è Città Studi, fatta di esami, birrette con gli amici e storie d’amore; il futuro è Porta Venezia, fatto di mamme e pupi al parco, di station wagon in colonna in Circonvalla e di case vecchia Milano (senza ascensore).

Il passato è… va bè l’Ortica, un quartiere così all’avanguardia che sprizza naftalina da tutti i tombini.

4_Porta Romana, Corvetto

Non puoi dire di essere passato da Porta Romana se non sei mai stato d’inverno alle Terme, d’estate ai Bagni Misteriosi.

Ne parlano così tanto che ti viene il dubbio sia un modo carino per dirti che non ti lavi abbastanza.

Per fortuna, a livellare la fighetteria, c’è Corvetto: un luogo così per bene, che quando si è diffusa la notizia che avevano aperto la Fondazione Prada, tutti hanno alzato le mani dicendo: «Non sono stato io, quel giorno lì non c’ero».

Del resto, le aperture, c’è chi le chiama inaugurazioni e chi violazione di domicilio. In fondo si tratta sempre di entrare nella proprietà di qualcuno senza conoscere i padroni di casa.

5_Vigentino, Chiaravalle, Gratosoglio

È l’unico posto della città dove si può dire «Mi ricordo quando qui era tutta campagna» anche se si hanno meno di 20 anni. Qui è ancora tutta campagna!

Pochi lo sanno, ma all’inizio questa era il confine estremo della città.

Oggi le cose stanno cambiando e la zona sta risalendo la classifica, ma secondo i bookmakers che frequentano i bar, presto sarà più quotata di un trilocale con tripla esposizione, ingresso ampio, due bagni e box in Corso Garibaldi. Come mai?

Tutto merito del senso di competitività dei Giargiana che frequentano la Bocconi, così ambiziosi da non lasciarsi superare neppure in coda all’Esselunga, da una donna incinta che ha superato il nono mese da due settimane.

Certo, questi sono solo degli esempi che abbiamo preso così, tanto per dire…

Tanto per dire la verità!

Il Milanese Imbruttito

Una pagina Facebook che nasce dopo un’attenta e imparziale osservazione della città, delle sue abitudini, del suo linguaggio e delle diverse tipologie umano/metropolitane che vivono e lavorano a MILANO.

La chiave e il tono ironico/realista che ne caratterizzano i contenuti, la identificano come riferimento e testimonianza moderna delle dinamiche sociali e dei cambiamenti linguistici all’interno della città.

Il Milanese Imbruttito non è né in orario, né in anticipo, né in ritardo; è già lì!

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