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Bauscia, Cicca e Bigiare: come sono nati i modi di dire milanesi? (Secondo capitolo)

Ci sono delle cose che, per l’Imbruttito, sono come le cacche dei cani sui marciapiedi: da schivare. Una di queste è l’ignoranza. Perché ciò che ci distingue dai Giargiana non è solo il processo evolutivo, la pregiudicatezza del parcheggio, il fatto che timbriamo l’uscita dal lavoro con un Negroni; sopra a tutto c’è la conoscenza dei modi di dire e non è che ripetiamo a macchinetta quello che sentiamo in giro.

E voi di che pasta siete fatti?

Se conoscete questi modi di dire e da dove vengono, siete degli Imbruttiti doc. Altrimenti, la patente di Giargiana è lì che vi aspetta con la vostra bella fotografia in primo piano.

1_Bauscia (Partiamo facile)

Letteralmente è la saliva, la bava, nella fattispecie quella che cola dalle bocche dei neonati che non hanno ancora imparato a tener la bocca chiusa. Ed è femminile: la bauscia.

Per l’Imbruttito, invece, Bauscia è un termine maschile: è il classico tipo che sa tutto lui, che ha fatto tutto lui e che, al confronto, tu non sei un cazzo (e se ti prende in considerazione, generalmente, ti considera un barbone).

Insomma, uno che non sta mai zitto e parla, parla, parla. Soprattutto di sé.

E infatti, chi è Imbruttito da almeno 2 generazioni, di sicuro avrà sentito il modo di dire Perd la bauscia, per descrivere uno che è pieno di orgoglio.

2_Bigiare (anche questa è facile, dai!)

Se sei stato uno studente milanese, sta per saltare la scuola; se invece hai vissuto a Roma, per dire, non significa niente. Ma quello che non tutti sanno è che questo è una parola antichissima, preesistente non solo a Milano, ma persino alla stessa scuola. Deriva dal germanico Bihan, che vuol dire sottrarsi a un obbligo e valeva sia per le persone, sia per le cose.

Per i Milanesi venne utilizzato come modo per scansare l’autorità degli spaccamaroni (austriaca?). E chi rappresenta meglio siffatta autorità degli insegnanti?

3_Far la bella 

Chi non lo ha mai detto, ad esempio, alla fine di una partita a carte, non sa cosa significa giocare (soprattutto d’azzardo). È lo spareggio decisivo, la partita  in cui ci si gioca tutto (anche nel senso non figurato di mutande) e determina realmente il vincitore di qualcosa (e di solito è anticipato dalla frase: «Eh, ma c’hai più culo che anima!»)

L’espressione arriva direttamente dal gergo parigino, grazie al passaggio di Napoleone a Milano: «far la belle», infatti, era l’espressione che usavano i condannati a morte per parlare, senza che le guardie se ne accorgessero, dell’ultima occasione di fuggire prima di salire sulla ghigliottina.

Insomma, come a dire: questa è l’ultima occasione: chi vince questa, vince tutto.

4_Bordello!

Bravi, bravi! Già vi ci vedo tutti a battere le mani come le foche monache perché questa la sapete. Aspettate a gioire, pervertiti!

Il primo che dice che bordello sta per casa di tolleranza, alzi la mano e sì, per lui, il Concorso Milanese Imbruttito finisce qui.

Prima di quel significato lì, bordello era usato a Milano per indicare gli schiamazzi, il rumore fatto da tanta gente riunita. E basta.

La parola deriva dal longobardo: boldern, che vuol dire schiamazzo.

Anche qui, Milano ha fatto scuola: per pudicizia (come quando ti correggi al volo e dici «E la Mado… cina!» perché sei a tavola, a Natale, e tu siedi di fronte a tua nonna) abbiamo iniziato a usare infatti questa parola per indicare le persone che si radunavano, in attesa, fuori dalle case di tolleranza e facevano, appunto, troppo bordello!
Eh, del resto, io lo capisco: quando uno è pronto a far funzionare il birillo che ha tenuto al buio per chissà quanto nelle mutande, diciamo che l’attenzione al vicinato non è la prima cosa cui pensa…

5_Cicca

Qui la questione è importante perché per anni, durante le vacanze al mare quando eravamo promesse del calcio e della pallavolo, cioè verso i 5-8 anni, è stato motivo di una confusione con i genitori provenienti da altre parti d’Italia che la metà bastava.
(«No, signora, ho 8 anni: non fumo! Voglio solo una… come la chiamate voi Giargiana? Cingomma? Vabè, me ne dia una, per favore?»)

La parola cicca ha un sacco di significati: in tutta Italia si usa per le sigarette, a Milano, per i chewing gum. Ma come ci si è arrivati?

Spiego: all’inizio, la cicca era il pezzettino di tabacco che si metteva in bocca e che si masticava per tutto il giorno. (La produzione di saliva era ai massimi livelli, per cui, visto che l’Imbruttito cerca la parola giusta per ogni cosa, ecco pure il verbo ciccare).

Però, poi, quando arrivarono gli americani con la guerra e con i chewing gum, visto che a tenerli in bocca sembrava di masticare il tabacco… taaac! L’anziano che era restio alle novità si confondeva e il passaggio di significato era fatto!

Ma perché questo è successo solo a Milano? Boh.
Nel resto d’Italia, evidentemente gli americani han distribuito solo cioccolato.

Credit immagine di copertina

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