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Lettera al terzo Royal Baby di Buckingham Palace 
(da leggere non appena la Betta passa a miglior vita, quindi nel 2098)

Dear, boh?
 Arthur, Philip, Albert, James, forse Lion? Forse King? Chi lo sa: per oggi sarai Betto, in onore di tua bisnonna. Prima o poi arriverà anche per te il giorno in cui vorrai scoprire chi/come/dove/cosa, ma sopratuttto perché: è difficile doversi spiegare il perché tua madre sarà Regina e tuo padre Re d’Inghilterra, mentre tutti noi, di Regina, possiamo permetterci, forse, la carta igienica. Va così la vita, Betto: tu, già durante la meiosi, avevi un patrimonio complessivo maggiore del PIL della Lombardia, noi invece, per restare in Lombardia ci tratteniamo in tutti i modi possibili dalla vendita delle nostre madri come raccoglitrici di tapioca e riso.

E se mai ti dovessi chiedere il perché la tua famiglia sia più acclamata di uno spritz in Colonne a tre euro, beh, ci sono delle motivazioni. Partendo dal pilastro fondamentale, dalla radice che manco per il cazzo si sradica, dal senso opposto di marcia, dall’Excalibur fatta donna: tua bisnonna, Betto. Tua bisononna Elisabetta II ha la voglia di lasciare il trono quanto quella di Lapo Elkann d’imparare il congiuntivo imperfetto. E con ‘sto gran dick che si schiodi mai dalla corona (puoi chiedere conferma a tuo nonno Carlo); sarebbe capace d’iniziare le riprese di Narnia 5 – Il trono, la corona e non mi rompete il cazzo che voglio espandermi fino a Nairobi.

Ma tu comunque Betto, sei frutto di un amore che nemmeno a C’è posta per te: è il sogno di ogni ragazzina di provincia, quello di aspettare che il principe azzurro la venga a prendere coi cavalli bianchi e le chieda di sposarla. Beh, tuo padre ha scelto di prendersi come sposa tua mamma Caterina l’ultimo giorno di college. Che per farti capire, noi, l’ultimo giorno d’Università, manco fossimo andati in giro a vendere la laurea avremmo trovato qualcuno che ci filasse di pezza, e tua madre, senza fare un fucking niente, s’è trovata da un giorno all’altro laureata, fidanzata e principessa d’Inghilterra. Cioè, hai understood Betto? Mica pizza e figs.

Nemmeno se sperassimo nel sequestro di persona a noi ci avrebbe filato mai qualcuno con qualcosa in più oltre al kebab il sabato sera e la passeggiata a Poggioreale. Non che tua mamma provenisse da Caracas o fosse l’ex compagna di Paolo Escobar, ma ci ha fatto davvero sperare di poter finalmente richiedere l’adozione a Maria de Filippi: se ce l’ha fatta lei, perché no?

Ma il punto sul quale avrai più dubbi e pareri discordanti sarà tuo zio Harry, Betto. Sempre vissuto all’ombra, innegabilmente, di tuo padre, ma notoriamente considerato più affascinante, dannato. Un po’ alla Mr. Darcy e noi alla Se Volessi Te la Darcy Quando Vuoi. Rivoluzionario quanto Gianni Morandi che duetta con Rovazzi, ha portato da nonna una divorziata americana, che diventerà presto tua zia. E se in caso, quindi, dovessi mai chiederti casualmente il perché tua nonna abbia deciso di mandarli tutti affanculo dopo centinaia di anni di tradizionalismo in uno stagno nell’Essex, capirai molto velocemente. E Betto, sii consapevole di una cosa sola: questi eventi capitano a pochi eletti.

E dico, con precisione: la fortuna di nascere già belli, ricchi e con la capacità di cantar sin da subito le canzoni in inglese e non in swahili; per adesso è capitato praticamente solo a te e a casa di Beyoncé. E infatti Betto, I can see your halo, ma you can’t see quanto ci roda a noi the ass for this life de shit. E ricordati: se dovessi mai chiederti perché, un giorno in vacanza in Italia, ti prenderanno tutti per il culo chiamandoti Pippa, beh chiedilo alla Cate, Betto. Chiedile anche dei cappelli di merda che si mette, già che ci sei.

Articolo scritto da Andrea Perticaroli

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