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Lettera d’amore a quella santa di mia madre che sopravvive alle mie cazzate (e io alle sue)

Forse non sarò stato io il motivo per cui hai dovuto abbandonare il sogno d’investire su un chiringuito in spiaggia alle Bahamas, ma mamma, grazie comunque. Ovviamente non è colpa tua se da spermatozoo mi sono pure messo a correre per vivere questa merda, però, senza te, non avrei comunque avuto la possibilità di vivere in un’epoca in cui, il venerdì sera, ci sono le offerte sui nuggets da 20.

Ed è vero che ogni scarafone è bell’a mamma soja, ma potevamo comunque evitare il caschetto alla Fantaghirò da piccolo, ché tanto non mi avrebbero comunque preso per registrare le puntate.

Io comunque ti ammiro profondamente: hai seguito il principio secondo cui ognuno deve fare le proprie scelte, però mamma, se ancora ti canto «te lo dice Vanessa la mutanda mi stressa ma Pompea no!» credo ci sia bisogno di darmi ceffoni per interrompere questa degenerazione di demenza, non credi? Grazie comunque per avermene dati, visto come va il mondo oggi, quando son tornato a casa e ti ho detto che avrei voluto menare la maestra per avermi messo l’insufficienza sul compito a casa; mi hai obliterato come un biglietto ATM con due ceffoni dicendomi: «Uno per quello che hai detto, l’altro in caso ti venisse ancora in mente», e infatti me lo ricordo meglio della declinazione di rosa, rosae e scusa, scusae avevi ragione tu.

Vero, anche Luca Dirisio è scomparso negli anni, ma non il mio orrore per i broccoli; cioè mamma, se viviamo insieme oramai da più anni di quelli di conduzione della De Filippi, come cazzo ti viene in mente ancora di fare la stupita quando li metti a tavola ed esclamare: «Ma come non ti piacciono? Fino all’altro ieri li mangiavi!». No mà, cioè almeno non io. Poi se hai un altro figlio nel frigo assieme ai cavolfiori lessi è un’altra storia. E peraltro, sempre a proposito di mangiare: quando ti dico che mi piace qualcosa, che so, tipo le fragole, perché poi non mangiamo altro, come se sulla terra non ci fossero che fragole? A colazione: latte con fragole! A pranzo: risotto alle fragole, fragole al pesce, insalatina di fragole. A cena? Ma non mi dire, mamma: ancora fragole? E ti sei pure vestita da fragola? E hai anche preso un cane chiamandolo Fragola? Ma che fragolosa rottura di minchia.

Grazie per tutte quelle volte in cui hai mantenuto la calma alla visione della mia camera. So che, nel progetto originale, c’era un pavimento, e probabilmente c’è ancora, al di sotto dei miei vestiti, ma dammi retta, nel mio disordine c’è dell’ordine. Ma una cosa te la devo riconoscere: come cazzo fai? E dico: come fai a sapere dov’è la roba se non ce l’hai neppure davanti agli occhi? Perché quando apro il cassettone non c’è quella maglietta e tu, dal telefono, al lavoro distante 70km da casa, mi dici pure «Guarda che la vedo io da qua.» Ma di che magia Winx si tratta, mamma? E poi era effettivamente .

E sempre rimanendo in camera mia: perché dovrei metterla in ordine nel caso in cui arrivassero degli ospiti? Tu davvero pensi che questi, entrando in casa, si metterebbero a bere l’aperitivo sul mio cuscino commentando le pieghe mal stirate della federa? Davvero fai, mà?

Con l’avanzare del tempo mi son fatto grande e grosso e tu, naturalmente, sei ancora una rosa colta coi guanti di zucchero filato, ma mamma, un’altra cosa: a che gioco stiamo giocando? Cioè, se tu sei in camera da letto e io in soggiorno, mi chiami con tono furioso che manco il pelide Achille e io ti rispondo e poi tu non dici più niente, chi vince? Perché io mi sa che mi son perso pure le regole.

Sapendo che un tuo sguardo alla visione di tuo figlio con in mano un cucchiaio di metallo che si avvicina alla pentola antiaderente vale più di mille querele, non ti lamentare se non ti aiuto. E se volessi mai azzardarmi ad aiutarti, in caso, mi dici pure: «Tanto faccio sempre tutto da sola, qua dentro sono io la schiavisaura. Capisci quindi che nemmeno Freud mi potrebbe aiutare? Non riesco a seguire il ragionamento.

So che, essendo donna, hai i tuoi giorni no, ma c’è un lasso temporale, almeno di due orette, tra il preciclo, il ciclo stesso e la riabilitazione in cui ti posso parlare? Devo ancora mandarti un fax? Ritornare a un rapporto epistolare, mia bellissima Beatrice? Per sapere.

Nonostante le prese in giro, grazie per essere quello che sei e per esserci sempre; e grazie, soprattutto, per essere stata colei che disse: «Menomale che ti ho partorito col parto cesareo perché una testa di cazzo così grossa non ci sarebbe mai passata.» Ti amo anche io. Tantissimo.

Articolo scritto da Andrea Perticaroli

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