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La carbonara è una cosa seria: ho letto le peggiori ricette online e sono qui per raccontarvele

Poche cose uniscono gli italiani nel loro patriottico nazionalismo: Maria de Filippi, Gianluigi Buffon e la carbonara. Difatti, l’articolo 1 della Costituzione potrebbe recitare: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla carbonara. La sovranità appartiene al tuorlo, che si manteca nelle forme e nei limiti del guanciale

E se poche sono le cose che amalgamano gli italiani come popolo, l’unica per la quale saremmo capaci d’invadere uno Stato con la stessa belligeranza che ha contraddistinto la Presa della Bastiglia, è vedere le nostre ricette storpiate, alienate e insomma: fatte alla cazzo di cane. Ché a noi italiani non c’è mai venuto in mente di prendere il sushi giapponese e fare i nigiri con le fettuccine al ragù di cinghiale; tantomeno infornare una baguette con l’impasto del pane azzimo e, per essere originali, cospargerlo con un ingrediente a caso, tipo il gorgonzola. All’estero, ahimè, non se ne fanno di problemi, soprattutto quando cercano di emulare un pilastro della nostra storia.

Ma vediamo i dettagli di queste bestemmie culinarie:

CARBONARA AMERICANA ITALIAN STYLE
Quotata italian quanto Beyoncé barese. La ricetta per questo succulento calcolo renale prevede:

«Per iniziare,mettere il bacon in freezer per far sì che sia più facile poi tagliarlo a dadini. Poi, una volta fritto il bacon fino a farlo diventare croccante, toglierlo dalla padella e sciogliere due cucchiai di burro assieme a una testa d’aglio. Una volta sciolto, aggiungere una scatola di panna da cucina e una manciata di piselli che si cuoceranno col calore della panna. Aggiungere, infine, il bacon fritto. Da parte, sbattere tre uova intere con del parmigiano. Una volta cotta la pasta (fettuccine), scolarle tre minuti prima della fine della cottura per ultimarla direttamente nella panna, aggiungendovi i tuorli precedentemente sbattuti.»

Et voilà, the merda is servita. E forse nessun americano s’è mai accorto di quanto possa far veramente schifo un piatto del genere perché, dopo averlo mangiato, è probabile che si debba far fronte a uno svenimento per glicemia. Ma se, in una remotissima ipotesi, potessimo anche sorvolare sulla panna o sulla pancetta, la vera domanda è: i piselli? E perché non anche le cime di rapa?

CARBONARA À LA SARCOZY
Dispiace dover aprire il discorso con dei luoghi comuni, ma, evidentemente, la puzza sotto al naso o il fatto di non pulirsi il culo senza bidet ha dato modo ai francesi di ricreare questo suggestivo piatto che emana solo eau de tristesse. I passi:

«Tagliare della pancetta e dello scalogno e metterli direttamente in una padella fonda; aggiungere un po’ d’olio, dell’acqua e 60 grammi di pasta (farfalle). Cuocere il tutto a fuoco basso. Ultimata la cottura della pasta, mantecare con della panna, sale e pepe. Infine, cospargere con del prezzemolo. Una volta impiattato, creare al centro della pasta una fontana nella quale porci un uovo a crudo.»

Se una nonna leggesse il fatto per cui si consiglia l’utilizzo di una sola padella per tutto, ci sarebbe il rischio di un aneurisma fulminante. Ma la cosa esilarante rimane l’uovo a crudo presentato come fiore all’occhiello, l’idea che nessuno aveva mai avuto, un concetto talmente alto da far concorrenza al noumeno di Kant; ché rimaniamo noi i coglioni a non averci mai pensato, mica loro ad averlo fatto, mangiato e rubato pure la Gioconda.

Avrei potuto continuare con gli scempi mondiali imitatori, tipo le versioni inglese e russa che prevedono entrambe di cuocere direttamente la pasta nel latte mescolato all’uovo. Ma, per evitare di dover prendere un cucchiaino di Brioschi dopo cotanta saggezza culinaria o una fialetta di Xanax per placare il leggero giramento di palle, ho pensato di condividere col mondo il verbo, il preoseguimento dell’Inno di Mameli:

CARBONARA ITALIANA

• Usa sempre il guanciale; col salame ci fai il panino per andare a San Siro e con la salsiccia il cazzo che ti pare;
• Ci va il pecorino. Il parmigiano puoi metterlo pure come anti rughe la sera prima di andare a letto, ma non nella carbonara;
• L’uovo non va cotto, va accarezzato. Meglio San Vittore che una frittatina di pasta;
Niente aglio né cipolla, tantomeno lo scalogno: il ragù lo fai la domenica per gli gnocchi di patate;
Nessun tipo di peperoncino: in Calabria ci vai ad agosto, portati dieci euro così ti prendi pure l’anduja;
• Al cuor non si comanda, figuriamoci al pepe: non usare nient’altro, niente salvia, niente rosmarino, niente cardamomo, non sei in ritiro spirituale in India; quindi, anche nel caso, Mangia Prega & Pepa
• Con la panna ci fai la cheesecake, e se ti piace, magnatela a casa quando sei da solo;
Carbonara vegetariana è sinonimo di Fabrizio Corona incensurato: esatto, non c’entra niente;
• Fai il tipo di pasta che ti pare basta che la cuoci nell’acqua e sale grosso, la scoli al dente e non ci fai la sbobba: ancora la masticazione c’è, non ti preoccupare.

Credit immagine di copertina

Articolo scritto da Andrea Perticaroli

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