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“Do you speak Imbruttito?”: tutto quello che ho imparato vivendo 3 anni a Londra da espatriato

Stanco di sentir parlare della triste piaga dei cervelli in fuga, tre anni fa decisi di abbandonare l’Italia con il solo obiettivo di sconfessare la statistica dimostrando che anche le capre possono emigrare. Si scrive quasi uguale, ma nel mio cervello, più che la fuga, tendenzialmente c’è qualcos’altro. In maniera abbastanza banale scelsi Londra, città imbruttita per eccellenza, e ancora ricordo che in viaggio per Linate per andare a prendere quel volo, nella mia mente si susseguivano una serie di ipotesi meravigliose. Una sorta di figlio dei popoli multilingue che abbraccia i costumi e le tradizioni del luogo con estrema naturalezza, come se non potesse esistere altro modo di vivere. Poco importa se fino a due settimane prima a Milano in metropolitana invece che tenere la destra giocavo a fare Superman o stavo più a sinistra di Che Guevara.

Poi… poi il sistema immunitario inizia a mandarti segnali lampanti di come quella non sia la tua natura, che il latte col the fa schifo e chissenefrega di Carl Cox, noi abbiamo Gigi Dag, popporopopopporopo. Pensavo di essere solo, ma poi con il tempo ho scoperto nelle maniere più improbabili altri personaggi affetti dalla stesso dilemma: il dissidio interiore del trovarsi a metà strada tra Marco Polo e Pio e Amedeo.

Ecco quindi, i dieci capisaldi di ogni imbruttito in trasferta:

1_«Sì bello bello… ma vuoi mettere col Duomo?»

L’Imbruttito non ce la fa. Qualsiasi cosa porrete al suo cospetto verrà inevitabilmente rispedita al mittente con l’insostenibile paragone con il colosso meneghino. Poco importa se lo portate a visitare una cattedrale del 6000 avanti Cristo costruita da criceti ballerini sulle note di Bohemian Rhapsody, vi guarderà con aria di sufficienza, quella di chi è sicuro di aver già goduto di tutti i piaceri più grandi della vita e, dopo una pausa di riflessione lunghissima, vi guarderà con l’occhio languido di un Gepp Gambardella 2.0 sospirando: «sì, ma la Madunina è un’altra cosa»

2_Ricordati di santificare il VPN

Stando alle ultime indagini, pare sia più facile trovare un lavoro e una casa in un paese straniero di cui non si conosce la lingua che trovare un VPN funzionante che vi permetta di guardare SkyGo in santa pace. Per i meno esperti VPN è in soldoni un nerdismo che convince il tuo macbook di essere in Brera quando in realtà sei a Rio a imparare la capoeira. Perchè ne hai bisogno, dici? Perchè le mirabolanti regole di Sky impediscono di utilizzare SkyGo al di fuori del suolo italiano. Poco importa se sei cliente da quando si chiamava Telepiù (tu con la scheda originale e mezza Milano con la scheda pirata presa da Mimmo) e sei iscritto a tutti i pacchetti Sky incluso Caccia e Pesca per un valore di 3 reni e 45 euro: basta che arrivi dopo Ventimiglia e non vedi neppure i dietro le quinte di Caressa che spiega a Messi che deve andare all’Inter.

I VPN funzionanti sono pochissimi, solitamente si pagano e ho appositamente evitato di controllarne la legalità. I VPN sono come la Conad: chi li trova non li lascia più.

3_Fabio Grosso come strumento di mediazione linguistica culturale

Concetto applicabile in tutto il mondo, ma particolarmente funzionale per coloro che si trovano nelle vicinanze degli amici Francesi e Tedeschi. Sì, perchè l’imbruttito all’estero si riscopre patriota a sua insaputa e accetta di malgrado commenti e battute sarcastiche sul suo paese, specie se queste frecciatine arrivano da quelli che fino a due settimane prima chiamava molto rispettosamente mangiarane e crauti. Come reagiamo? Con grandissima classe e con un self-control da fare invidia: «Parli te che manco c’hai il bidet e che nel 2006… (a seguire ampi gesti con le mani che sembrano ricordare l’internazionale concetto di <<suca>>)». Diplomatico.

4_«Eh a Milano c’è il sole…»

Valido per chi di noi ha scelto di migrare verso le grandi capitali del nord Europa. Il milanese in trasferta è solito riferirsi al clima di Milano con occhi sognanti e sfoga ripetutamente la sua frustrazione nei confronti delle grigie condizioni climatiche di una città come Berlino, ad esempio. Il tutto è abbastanza divertente considerato che, dati alla mano, tra i due climi non ci sono queste sostanziali differenze. Poco importa, l’Imbruttito non lo sa e si riferisce al clima di Milano come se si trattasse di Copacabana. Non svegliatelo.

5_Ordina solo cibo Italiano per lamentarsene

Il cibo è prevedibilmente uno degli argomenti con cui l’italiano all’estero perde la calma più facilmente. Come superbamente descritto nella scena del ristorante di Quo Vado, l’ultimo film di Checco Zalone, l’italiano non accetta che i capisaldi della tradizione culinaria vengano barbaramente adattati ai vezzi di questi rozzi barbari. Lungi dallo sperimentare altri tipi di cucina però, continua a presentarsi in ristoranti italiani di dubbia autenticità e a lamentarsi che la pizza di Oslo sorprendentemente non ricordi quella di Sorbillo o che la mozzarella di Bufala comprata a Glasgow non sia fresca come quella di Battipaglia. Concettualmente, è come se Rihanna decidesse di darla ad Alvaro Vitali per poi lamentarsi che non ha le sembianze di George Clooney. Grazie al cazzo come dicevano i Greci.

6_«Aspetta com’è che si dice in Italiano?»

Tra tutte, forse la più esilarante delle deformazioni dell’Imbruttito in trasferta. Sì perchè sebbene il primo step di questo rincoglionimento linguistico possa verificarsi tranquillamente in Italia con l’uso di inglesismi improbabili («Sono super busy ti chiamo dopo che ora sono in una call» o «Brunch-ino questo Saturday?»), questo è lo step successivo ed è quello per cui, all’occorrenza, dovete chiamare uno psichiatra, pure bravo. Arrivato a Londra da meno di due settimane e nonostante sui social la persona più straniera dei suoi contatti sia di Rozzano, l’Imbruttito si sbizzarrisce in storie Instagram in inglese e post dalla dubbia correttezza grammaticale. Desideroso di dimostrare ai suoi genitori che quel famoso corso d’inglese a Londra non è solo una scusa per limonare in trasferta.

7_Ricordati di santificare Max Pezzali

L’Imbruttito all’estero riscopre un amore per la musica nazionalpopolare tutto nuovo. Alle feste si fionda sull’Iphone collegato alla cassa colpevolmente lasciata incustodita e monopolizza la programmazione musicale che lascia sbigottiti gli amici internazionali accorsi alla festa. Con un deca, Come mai, La regola dell’amico sono solo alcuni dei tanti tormentoni che è solito imporre a schiere di ignari provenienti da tutto il mondo. Non appena poi gli viene intimato di togliere quella roba dal proprietario di casa tedesco, l’Imbruttito si allontana al grido di «ma che ne volete sapere voi degli 883. Bifolchi».

8_Contrabbandieri di salumi

In coda per il controllo sicurezza a Malpensa l’Imbruttito suda freddo al pensiero che la sicurezza possa scoprire le mirabolanti sostanze con cui sua madre, in pena per il suo pargolo di appena 36 anni, ha rimpinzato il suo trolley gonfiandolo più delle tette della Cipriani. Grana Padano in capsule termiche, sottaceti, cotolette impanate e tanto altro. Altro che la bamba. Ricordo ancora quando un anno fa un poliziotto mi fece aprire la borsa e alla vista di un barattolo di melanzane sottolio…

«E questo?»

«Vivo a Londra»

(sorriso misto compassione tenerezza) «Vada pure…»

9_Lascia a casa gli stranieri

Le cene tra italiani all’estero sono un grande classico del weekend. Occasione in cui gli expat Imbruttiti si ritrovano davanti a uno Spritz per discutere di tutti quei temi squisitamente italiani che appassionano il Bel Paese (roba tipo: Certo che Barbara Durso anche alla sua età…). Ecco, poi però arriva il conoscente di un amico che non avete mai visto in vita vostra che ha la bella pensata di portarsi dietro la fidanzata di Brighton obbligando l’assemblea a parlare in inglese nell’insofferenza generale. L’Imbruttito però, forte dei suoi principi e del suo ritrovato patriottismo, se ne frega: si limita a parlare in italiano lentamente, ad alta voce e con uno spasmodico uso delle mani. La povera ragazza lo guarderà cortesemente confusa.

10_Uberiamo?

Probabilmente per sfogarsi del fatto che in Italia le forze del male gli impediscano di spostarsi con la magica app, l’Imbruttito chiama Uber per qualsiasi cosa, che sia andare in centro o attraversare la strada per prendere le sigarette. È solito chiamarlo in tutte le situazioni, specie in quelle in cui se ne potrebbe fare a meno. Non appena però gli farai notare che si potrebbe fare lo stesso identico percorso in metropolitana, mettendoci probabilmente meno, ti guarderà come se gli avessi chiesto di spostarsi in cammello dicendoti: «si ma che sbatti».

Articolo scritto da Diego Carluccio

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