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Maledetto il giorno in cui ho deciso di vivere solo: tutto quello che ho imparato in 6 mesi di disagio totale

Volente o nolente, a una certa, tocca togliersi dal cazzo. E no, non solo ai tornelli di Cadorna con l’accesso libero, anche da casa dei propri genitori.

Il pensiero infantile da quinta elementare di voler vivere da soli arriva facile facile quanto lo era trovare a ricreazione la crostatina Mulino Bianco in stato sabbioso; peccato che adesso, invece, capacitandosi del fatto per cui per farsi una doccia calda, l’acqua bisogna effettivamente pagarla a fine mese, la sabbia della crostatina ce la sentiamo tutti da un’altra parte.

Perché vivere da soli è meraviglioso, stupendo, ripetiamo ogniqualvolta ce lo chiedano; ma mica glielo diciamo che son sei mesi e mezzo che dormiamo senza coprimaterasso perché non sappiamo fare una beneamata minchia. E infatti:

• Ai tuoi genitori continui imperterrito e con la stessa audacia di Giovanna d’Arco a dire che va tutto bene, che sai gestire qualsiasi faccenda domestica; ti viene addirittura spontaneo, come se a tuo fratello avessero tramandato il dono dell’intelligenza e a te quello della pulizia del cesso col Cif. Peccato che alle 20 chiami tua madre ed è subito
«Mà, come si bolle l’acqua per la pasta?»;

• Arriva un momento in cui realizzi che il cibo non appare come l’Arcangelo Gabriele in credenza, ma che tocchi, davvero davvero, alzare il culo e andare a fare la spesa. E quello è davvero un brutto momento;

• Mentre i tuoi amici festeggiano per aver trovato in offerta la Mercedes della vita, tu hai lo stesso entusiasmo che ha Juliana Moreira a Paperissima per il 20% sulla carta igienica Regina;

• L’organico si decompone ma non sparisce davvero, strano però;

• Mangi in base al catalogo degli sconti dei supermercati; ci sono le cipolle in offerta? Andata: a colazione mousse di cipolla espressa, a pranzo insalata di cipolla, a cena una zuppa di cipolle con cipolle a pezzetti e aroma di cipolla. Per quattro mesi.

• Occhio non vede, i piatti da lavare da sei giorni infatti non esistono;

• Inizi, inconsapevolmente, a fare il calcolo di qualsiasi spesa; sì, diventi esperto di marketing e gestione del patrimonio personale manco lavorassi in Deutsche Bank. Perché se questo mese spendi otto euro di benzina, allora ad aprile 2022 avrai il 2% in meno per comprare le arance, ma in primavera le zucchine costano meno, quindi puoi permetterti una maggiorazione sulla spesa dei Cheerios;

• Se c’è un ragno in casa non vedi perché dovresti esserci anche tu, e infatti te ne vai;

• Alla fine del mese, butti più banane in pattumiera che lacrime in gas;

• Piuttosto che chiamare il dottore per prenotare una visita medica, aspetti che il raffreddore diventi polmonite e che quest’ultima, finalmente, t’ammazzi;

• Se non stendi subito la roba in lavatrice, il pomeriggio dopo puoi tranquillamente fare il reportage della fauna marina delle Barbados in provincia di Milano;

Stirare?????????? Che cazzo è?

• Nel portafoglio non giri più coi preservativi, ma coi Punti Fragola, e guai a chi te li tocca;

• Capisci l’inutilità di un’educazione liceale o universitaria nell’esatto momento in cui sai tradurre bolletta in sei lingue, farci i grafici di domanda e offerta, conosci l’etimologia della parola e decanti i versi ottocenteschi in cui è comparsa, ma non hai la minima idea di come si paghi, dove, e soprattutto perché;

• Non credi in Dio ma nelle diciotto schiscette in freezer di tua madre, a quelle sì. Devoto;

• Quando ti citofonano preferisci prendere un tè con Michele Misseri piuttosto che rispondere, anche perché: da quando cazzo ne hai uno?

• O l’idraulico o la vacanza ad agosto;

• Piuttosto che tornare dai tuoi genitori, continui, comunque, a piangere per qualsiasi contingenza. Non sai chiudere lo stendino? Piangi. Ti senti solo? Piangi. Non ti si apre il vasetto dei carciofini sott’olio? Lacrime.
Non sai che fare la sera per addormentarti? Piangi a mamma, piangi.

Articolo scritto da Andrea Perticaroli

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