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Lettera d’amore all’Angelo Azzurro

Caro Angelo Azzurro,

come stai? È un pò che non ci si vede. Sono ormai più di dieci anni che le mie papille gustative non vengono sessualmente molestate dal tuo delicatissimo sapore. 

Mi sei venuto in mente l’altra sera in un locale del centro. Io e i miei amici abbiamo preso un tavolo e abbiamo discusso ai limiti del litigio su quale bottiglia ordinare dal bar: fazione Grey Goose vs Champagne. La guerra dei mondi. È stato proprio in quel momento che mi sei venuto in mente tu, caro amico celeste. Quando c’eri tu era tutto più semplice. 

Una serie di ricordi indelebili della mia adolescenza si sono subito materializzati davanti agli occhi. Gli anni magici in cui, per andare a ballare, dovevi sparare una raffica di bombe terra-aria che partiva da tua madre e arrivava fino a quel pelato del buttafuori che, mannaggia a lui, non voleva convincersi che tu a 16 anni ne avessi 25. 

Ricordo che io e un mio amico eravamo soliti dire alle nostre madri che dormivamo l’uno a casa dell’altro, col risultato che tutt’oggi vivo nel terrore che quelle due donne si parlino per più di cinque minuti. Non a caso, quando incontriamo quella signora, inizio a strattonare mia madre in direzione opposta con lo stesso vigore di Pantani sul Mortirolo. 

Il problema poi era che, ammesso e non concesso che tua madre finisse per crederci, come figa facevi a convincerla che per andare a dormire dal tuo amico Matteo servissero minimo 50 euro? Avrebbe finito col pensare che mi servivano per la bamba, quando la verità è che la mia unica droga è sempre stata quella di prendere due di picche dalle più fighe del liceo. 

Se diceva culo finiva che tra paghetta e monetine del resto della spesa, raccattavo una somma che si poteva avvicinare ai 20 euro. Soldi che dovevano bastare per: la benzina del motorino, le sigarette da 10, il drink pre disco, l’ingresso in discoteca, il guardaroba, essere abbastanza brilli da riuscire a parlare con una donna senza nascondersi sotto una tovaglia, offrirle da bere, il kebab post serata. Altro che Mario Draghi, altro che la finanziaria. 

Ed è qui che entravi in gioco tu, dolce mio Angelo. 

Sì, perché nell’ingresso in discoteca c’era sempre incluso quel magico biglietto colorato per la CONSUMAZIONE, vero e proprio oggetto di culto della mia crescita adolescenziale. Per un paio di free drink in più ho visto ragazze e ragazzi scendere a compromessi che a confronto Weinstein era un romanticone e la tratta degli organi cambogiana un semplice baratto tra amici. 

Uno, di quella consumazione, doveva essere in grado di farne il miglior uso possibile, perché era altamente improbabile avere le finanze per ordinare qualcos’altro. Certo, con i cocktail tradizionali è abbastanza improbabile riuscire ad essere sbronzi in un colpo solo, ma tu, caro mio, di tradizionale avevi forse solo il bicchiere. 

Non ho mai capito da dove arrivassi, so per certo che ti sei appropriato delle sembianze di un cocktail molto più elegante (Blue Lagoon: base gin, blue curaçao e limone. Il cocktail Angelo Azzurro non è iscritto all’albo IBA). Stesso colore, ma molta più ignoranza. Quel nome, che stava a indicare il tuo potere di farci volare mentre le casse dell’impianto spingevano a tuono le note di No Stress di Laurent Wolf.  Non ce la faccio, troppi ricordi.

Mi piace pensare che tu fossi il frutto di qualche barman della Brianza che, in un magico mix di sudore e bamba tagliata col Dixan, se ne sia uscito con la rivoluzionaria idea di mischiare tutti i superalcolici in un colpo solo. La bomba: Gin, Rum Bianco, Vodka, Blu curacao e Sweet and Sour. Suona meglio de la nebbia agli irti colli piovigginando sale

Mi manchi. Sto per poggiare le mie labbra su questo picchiere di Vodka Tonic incredibilmente costoso, ma non è lo stesso. La Grey Goose avrà il mio corpo, ma il mio cuore appartiene a te. Per sempre. 

Ci vedremo lassù, sul bancone del barman del regno dei cieli. Con in sottofondo una canzone che fa…

«I don’t wanna work today…»

Tuo per sempre

Diego 

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