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Lettera a Marissa Cooper

Cara Marissa,

mi dispiace ma non son Ryan, né un medico del San Raffaele che non ti vede da 11 anni nonostante quel lieve problemino col Gin Tonic. Sono un ammiratore a cui hai lasciato problemi di cuore ma, soprattutto, di testa: ero ingenuo, un sognatore, un’anima acqua e sapone come quella di Kylie Jenner prima del botox. La mie più grandi aspirazioni amorose perseguivano due ideali. Il primo: l’inarrestabile perseveranza e sete d’indipendenza alla Xena, Principessa Guerriera. Il secondo: darmi una cazzo di svegliata e non finire come Patty, succube del terrore delle Las Divinas.

Poi arrivi tu, con la stessa leggerezza di un bicchierino di Molinari alle 6 e 40 del mattino, a insegnarmi tutto ciò che Gabriella di High School Musical era riuscita a nascondermi: fare la troia.

Eri partita anche bene, Marissa. Eri una new entry da voler emulare, praticamente perfetta: bellissima, sempre solare e talmente ricca da poterti permettere la Nuova Guinea come se fosse una Mela Melinda. Xena avrebbe potuto allegramente perdersi col cavallo trottando nei meandri delle mie dimenticanze, Patty e Gabriella comprese. Poi, sa il reparto di disintossicazione del Niguarda come, da che aspiravi e ispiravi una vita alla Serena Van Der Woodsen, sei finita per avvicinarti più a quella di Sereni Che Adesso Mando Tutto a Puttane.

Tra il divorzio dei tuoi genitori, le corna che ti ha lasciato Luke tanto da poterti identificare come un cervo protetto della Val Di Susa, e l’overdose da psicofarmaci, hai tentato di tenerti stretta la mia fiducia dandoti all’amore. E infatti le premesse erano: io, Marissa Cooper, avendo già avuto una vita abbastanza di merda, adesso mi do una calmata e faccio vedere al mondo quanto sia necessario perseguire un ideale sano che non sappia di Xanax. E il mio spirito adolescenziale fremeva come il cuore della D’Urso freme durante una diretta esclusiva dal Grande Fratello. Poi, per coerenza interna alle promesse-premesse, il capovolgimento:
io, Marissa Cooper, amo Alex e son lesbica. Sipario.

Ma non ti bastava. Infatti, con la stessa inaspettata previsione di un omicidio nel paese di Don Matteo, è arrivato l’incidente in macchina e tu che non ne esci indenne. Forse avrei dovuto galoppare con Xena piuttosto che uscire dalla visione di The O.C. con un tasso alcolemico che nemmeno Fabrizio Corona dopo le prime due ore fuori dal carcere. O meglio ancora, forse avrei dovuto fare come quell’anima francescana di Ryan sin dal principio: lasciarti e mandarti a cagare già dopo sette riprese. E invece no, ti sono rimasto fedele e ora scrivo da qui, dal reparto psichiatrico del Niguarda, pensando che se il mio modello fosse stato Lizzie McGuire forse ora sarei laureato e realizzato invece… CALIFORNIAAAA – tutti insieme! – CALIFORNIAAAAAAAAAAAAA.

Articolo scritto da Andrea Perticaroli

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