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In vino veritas! Gli 8 casi umani che ho incontrato ai wine tasting

È’ ufficiale. Il mondo del vino fa tendenza. Fare finta di saperne di vino ancora di più! A Milano questa cosa si sa e gli eventi wine tasting riempiono le agende.

Già, ma cusa l’è un wine tasting? Per farla breve, è un posto dove si paga un ingresso per appendersi al collo un calice da degustazione e iniziare un tortuoso percorso etilico fatto di assaggi di vini a volontà.

Ecco, frequentando per passione questi luoghi della perdizione ho finito per fare parte di una fauna di casi umani degna di essere raccontata.

Spoiler: l’unica cosa che li accomuna è bere (molto), bene e possibilmente a scrocco.

1_L’alcolista

La  mission è una sola: spaccarsi ammerda. Gli alcolisti possono trangugiare un prosecchino a botta subito dopo un barolo del 1975. Per loro la bottiglia potrebbe contenere Tavernello in cartone travasato. L’importante è fare il fondo per tirar su quanto prima il tasso etilico. Unità di misura: alcool per centimetro quadrato. Dopo un po’ possono diventare molesti. Parecchio molesti!

2_Il lama

Ad un wine tasting non è vietato sputare come sui tram. Anzi, ti insegnano che si deve farlo, ma con stile. Utilizzando le apposite sputacchiere poste a lato di ogni banco. Se tutto ciò vi fa schifo, pensate, però, che non tutti vanno lì per divertirsi, ma qualcuno assaggia decine e decine di vini per professione. Obiettivo: prevenire la cirrosi epatica e il coma etilico. Magari però evitare di fare i gargarismi prima di sputare!

3_Il broccolatore seriale

I wine tasting sono pieni di figa. Lo sanno anche i calici. La strategia è approfittare del mood attesa del piacere per portare a casa il risultato (o quanto meno nuovi contatti). Ovviamente l’approccio parte con un brindisi a base Franciacorta per poi passare ai vini rossi. Dove la tattica è fingere di essere grandi esperti snocciolando profumi del vino random. Note di liquirizia, viola mammola, tabacco, pepe di cayenna e varie altre amenità vanno sempre bene. In pratica, sentori di banana da abbinare alla patata.

4_La fame nel mondo

Un evento di degustazione non è una cena al ristorante. Il cibo di solito scarseggia e trovare qualcosa per asciugare è una mission (quasi) impossible. Già perché c’è chi si avventa sui pochi cesti di grissini con la voracità di un leone che non mangia da tre settimane. Unica soluzione è portarsi dei crackers da casa. Perché gli ultimi non saran beati se i primi son disonesti.

5_L’enoinfluencer

Come in ogni contesto di tendenza, anche il mondo del vino attira una vasta schiera di wannabe. Li riconosci dallo stile: pare conoscano tutti. In realtà nessuno conosce loro. Si fanno selfie con i produttori e pubblicano stories a tema. Tornati a casa stalkerano ogni appassionato per attirarlo sul proprio wine blog o su gruppi Facebook dove si fa a gara a chi ce l’ha più lungo (l’affinamento del Dom Perignon).

6_Lo studioso

Personaggio inconfondibile. Da buon secchione già prima di entrare sa tutto di quello che assaggerà. Si è preparato domande sul grado di maturazione dello Chardonnay e sul clima in Trentino durante l’estate 2008. Quesiti che non troveranno risposte (che intanto lui già conosce). Il taccuino dello studioso è pieno di appunti alla ricerca del Sacro Graal della conoscenza enoica.

7_Il rivoluzionario

Amante del vino naturale. Alla ricerca dei sapori contadini autentici. Si intrippa per qualsiasi cosa vada fuori dagli schemi, specialmente se presenta difetti. Capace di apprezzare anche l’aceto se lo storytelling del vino che è fatto solo con l’uva regge. Hasta la bottiglia siempre.

8_Il (finto) businessman

È giusto sfottere prima di tutto se stessi. In certi contesti gli operatori del settore sono trattati con i guanti, perché è con quelli che si (dovrebbe) fatturare. Quindi ingressi anticipati, riduzioni o accrediti omaggio ecc. Peccato che il concetto di operatore del settore abbia contorni molto vaghi. Esiste un sottobosco fatto di gente che sfoggia tessere di associazioni di sommelier, millanta conoscenze importanti nel panorama enologico, solo e soltanto per non essere trattata come tutti gli altri pirla e godere di qualche privilegio. Mai e poi mai costoro firmeranno poi contrattini con i produttori presenti all’evento. Ecco, io sono orgoglioso di fare parte del sottobosco.

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