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«Non affitto casa ad extracomunitari e meridionali»: il caso shock che sta scuotendo Milano

«Buongiorno Milano, questo è il 1920 e ricordiamo che non si affittano case ai terroni», si diceva una volta. Sì, magari. Purtroppo siamo a Novembre, l’anno è il 2018 ed è tutto tristemente vero. A pochi mesi di distanza da un episodio analogo verificatosi a Trento, arriva questa volta da Milano una forte ventata di progresso e civiltà che non sfigurerebbe a confronto con la caccia alle streghe e il malocchio. 

È la storia di Fabio de Pinto, 27 anni, da poco trasferitosi da Bari a Milano per inseguire il suo sogno di diventare uno chef professionista. Dopo un po’ di ricerche, il giovane riesce finalmente a scovare in un annuncio su Facebook il monolocale giusto nella zona che desiderava (Bovisa). 

Rendendosi conto dell’indiscutibile botta di culo, scrive immediatamente all’inserzionista che però non risponde per ben due volte. È la terza la volta buona, anche se Fabio non si sarebbe mai aspettato di leggere qualcosa di simile: «Buongiorno. Non affitto ad extra comunitari e persone del sud italia» (scritto con la i minuscola). Altro che I have a dream. 

Nell’annuncio non si parla solo di meridionali, ma anche di extracomunitari. La verità è che su quel fronte sono molti gli inserzionisti restii ad affidare il proprio appartamento a chi viene da fuori, ed è una battaglia culturale ancora da combattere, ben lungi dall’essere risolta come invece ci si aspetterebbe riguardo al binomio settentrionali vs meridionali. Forse un domani ci indigneremo per quel extracomunitari esattamente come nel 2018 ci indigniamo leggendo meridionali.

Fortunatamente Milano, quella vera, è infatti corsa in difesa del buon nome della città dopo che il ragazzo ha denunciato sui propri canali social il misfatto: decine di offerte per monolocali sono arrivati a Fabio che, per il momento, continua a vivere a casa di amici. 

Nel frattempo, data la colossale figura di merda, ci chiediamo se il proprietario di quel monolocale abbia imparato la lezione o, quanto meno, che Italia si scrive con la maiuscola. 

 

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