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A lezioni di diplomazia con Stefano Gabbana, ovvero come evitare un mega-merdone in Cina

Diciamocelo chiaramente: chi di noi non ha mai usato il proprio smartphone sotto l’abuso di alcol e sostanze di dubbia legalità finendo poi per scrivere cose assurde? Chi di noi non si è poi svegliato abbracciato alla tazza del cesso rimpiangendo le proprie scelte di vita? Chi è senza peccato scagli il primo Iphone X, recitava un saggio. 

Noi, ovviamente, non sappiamo in che stato si trovasse Stefano Gabbana durante le sue utlime chiacchierate nei DM di Instagram, ma ci piace immaginarcelo con quel profilo sobrio a metà strada tra Lapo, Sgarbi in autogrill e una fusione tra Enrico Papi ed Enzo Salvi.

Cosa è successo? La scorsa è stata una settimana destinata a entrare nella storia del marchio Dolce e Gabbana, anche se probabilmente non per i motivi giusti. 

Per i più distratti, il prestigioso marchio made in Italy, Mercoledì, aveva in programma una sfilata in quel di Shangai che è stata in seguito cancellata (ancora non si capisce da chi, se da D&G stesso o – più probabile – dai piani alti della moda cinese) in seguito alle polemiche legate alla pubblicità che ha accompagnato il conto alla rovescia al giorno dell’evento e la relativa pisciata fuori dal vaso – per utilizzare il termine tecnico – del buon Stefano.

 

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Il video mette in scena una ragazza cinese che tenta di mangiare alcuni capisaldi della cucina italiana in versione maxi, armata di sole bacchette: una pizza, una pasta al sugo e un cannolo siciliano. Nell’occhio del ciclone sarebbe finita proprio quest’ultima parte della clip in cui la voce fuori campo si lascia andare ad un allusivo : «è troppo grosso?».

Delicatissimo.

Ok, non sarà Fellini, ma sinceramente sulla scala della volgarità siamo anni luce da Rocco Siffredi che diceva di avere provato tutte le patate del mondo, tanto per citarne una. C’è anche da dire che bisogna sempre considerare il contesto in cui un’allusione viene sbattuta davanti a milioni di persone: se vuoi invadere il mercato cinese, forse sarebbe stato meglio adottare strategie alternative.

Altri si sono soffermati invece su come questa rappresentazione della Cina non sia per niente al passo coi tempi e che ricada abbastanza banalmente sui soliti stereotipi delle lanterne e delle bacchette. Può essere, ma rimane anche il fatto che noi italiani veniamo rappresentati nelle pubblicità di mezzo mondo come meridionali stile padrino senza che venga cancellata la sfilata di nessuno. Punti di vista. 

Il fatto è che in seguito alla cancellazione della sfilata, la popolare pagina Instagram DietPrada ha riportato alcuni screenshot, questi sì indifendibili, di una conversazione tra Stefano Gabbana e una loro collaboratrice. 

Un capolavoro di luoghi comuni e molestie: «…Cinesi che mangiano i cani, la Cina è una merda…sono loro che si sentono inferiori, non io che sono razzista…». Roba che a confronto la dick pick mandata per sbaglio a tua nonna su whatsapp è un colpo di classe. 

 

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Come ne sarà uscito il nostro eroe? «Sono stati gli hacker», ha comunicato poco dopo.  Che è la versione digitale di quando Lapo aveva detto di essere stato rapito. Oh, noi ovviamente ci crediamo e, tutto sommato, per essere un’idea partorita con la testa nel cesso dopo troppi Cuba Libre, non è manco così brutta. 

Poche ore dopo, è arrivato pure un assurdo video di scuse:

I due stilisti, da una prigione del popolo non meglio specificata, hanno fatto ammenda, ma soprattutto, hanno scatenato l’ilarità del web:

Insomma, una settimana da dimenticare vista pure la perdita economica stimata in milioni di euro e l’esilio dai principali siti di ecommerce cinesi che, per il momento, si sono sbarazzati del marchio italiano.

Ora c’è solo da recuperare terreno: fatturare, fatturare, fatturare (e chiedere perdono in ginocchio fino alla fine dei giorni)

 

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