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I 7 momenti che hanno reso Maurizio Mosca un grande della Storia

La televisione italiana è cambiata moltissimo nel corso degli ultimi dieci anni, ovviamente in peggio. Abbiamo provato a fare gli americani inseguendo format patinati che non ci appartengono. Ci siamo fatti ingannare dalle potenzialità dei nuovi mezzi tecnologici dimenticandoci di quel sano piacere per il trash, da sempre punto di forza dei maestri del tubo catodico tricolore. 

In momenti tristi come questo diventa fondamentale ricordarsi di quell’eroe senza maschera che era solito aggirarsi per le trasmissioni sportive più importanti. Il Massimo X Meridio di Guida al Campionato, il sultano di Antenna 3, il Ronaldinho del Pendolino: Maurizio Mosca. È arrivato il momento di celebrare il più grande giornalista sportivo di tutti i tempi, con una carrellata delle sue più grandi imprese in oltre 100.000 puntate  di onorata carriera. Momenti incisi a fuoco nella storia della tv spazzatura Italiana. 

I sette momenti che hanno reso Maurizio Mosca Immortale. 

1_La Cocaina di piazza Aspromonte

 

Siamo nel pieno degli anni ’90. I vizi di Maradona, il calciatore più forte del mondo, non sono più un segreto. Proprio come oggi, i tifosi di tutto il mondo si raccolgono intorno al campione con una difesa aprioristica a volte estrema. Maurizio Mosca sta armeggiando alla lavagna del prestigioso studio televisivo di Telenova quando all’improvviso un genio telefona da casa per lanciare un siluro terra aria nei confronti del pover’uomo. Maurizio non solo riuscirà a schivare il missile, ma con un colpo di magia riuscirà a trasformarlo nel momento più alto della tv di ogni epoca, nazione e galassia. 

«Buonasera io GLI volevo dire…lei dice che Maradona si droga, ma lei è stato visto in Piazza Aspromonte comprare 400.000 lire di cocaina»

Silenzio in studio, suicidio della lingua italiana e lo stesso Mosca sul momento non sembra in grado di reagire. Chiede più volte se fosse stato preso il nome del buontempone ma si limita a temporeggiare, poi, per togliersi dall’imbarazzo, si rifugia in calcio d’angolo chiamando la pubblicità. Al ritorno in studio, nulla sarà più come prima. 

«Innanzitutto, una notizia: quel signore che ha lanciato quell’accusa grave e infamante è stato ARRESTATO». Incredibile, in un Paese in cui la lentezza dei processi è da sempre al centro dell’agenda politica di ogni governo, un conduttore è in grado di fare arrestare i propri telespettatori nel tempo di due spot della Mulino Bianco. Sensazionale la chiosa: «Intanto è in galera…»

2_L’intendenza della Guardia di Finanza

 

A Mosca potevi dirgli molte cose, ma sui soldi proprio lo dovevi lasciare stare. Lezione che lo spettatore Maurizio della provincia di Como ha imparato a sue spese durante una telefonata alla trasmissione. 

Il clima è in primis cordiale. Mosca fa il piacione con la poveretta seduta al suo fianco, battute sull’abbronzatura… insomma la solita commedia all’italiana. La serenità è tale che non appena Mosca scopre che lo spettatore ha il suo stesso nome, si lascia andare ad una inaspettata galanteria: «Eh, lei ha proprio un bel nome». Risposta folle: «Eh mi piacerebbe avere la metà dei suoi soldi…».

Bum. Cortocircuito mentale, esplosioni di sinapsi e ictus celebrale. Mosca blatera parole senza senso per una decina di secondi per poi, finalmente, ripiegare sul grande classico già messo in mostra nella telefonata della cocaina: la faccio arrestare, le arriverà un’intendenza della Guardia di Finanza, controlleremo tutte le tasse, e così via. 

Maurizio Mosca Ministro di Grazia e Giustizia. 

3_«Marisa prendi nome e cognome»

 

Ultimo e altrettanto leggendario episodio della trilogia Maurizio Mosca fa arrestare i suoi telespettatori. Ancora una volta è una telefonata da casa a fare scatenare l’ira del giornalista. Questa volte si parla di bestemmie. Uno spettatore collegato telefonicamente parte in quarta con delle accuse gravissime, insinuando che Del Piero avrebbe bestemmiato (salvo poi ritrattare dicendo che forse era un’altra trasmissione) per ben due volte in diretta a Guida al Campionato, trasmissione di cui Mosca era assoluto mattatore. Maurizio mantiene il controllo per una manciata di secondi prima di esplodere in quel «Marisa prendi nome e cognome» destinato a passare alla storia come I have a dream. 

«Lo denuncio subito. Processo per direttissima, gli faccio fare subito un processo per diffamazione… Subito, tacchete,  polizia a casa, domani mattina subito in tribunale»

4_Gli Sport per cretini

 

Dopo aver fatto arrestare tre quarti della propria audience, l’irreprensibile Maurizio si dedicò anima e cuore alla diffusione di quelle verità che nessuno, fino a quel momento, aveva ancora avuto il coraggio di sostenere pubblicamene. In questi anni ormai dominati da un politically correct insopportabile, scende la lacrimuccia nel vedere che qualcuno ebbe il coraggio di sostenere in diretta televisiva la grande verità nascosta del giornalismo televisivo italiano: esiste solo il calcio e degli altri sport non ce ne frega una mazza. 

Il primo sport a farne le spese fu la povera pallavolo, tacciata come uno sport per cretini entrato nella leggenda. Rea di essere troppo ripetitiva a causa della regola dei tre tocchi, il buon Mosca, dall’alto del suo metro e un tappo di statura, si lasciò andare ad un parere da glorioso ex giocatore: «Io ci giocavo anche in spiaggia e mi divertivo, ma QUANDO HO CAPITO CHE ERA TUTTA UGUALE L’HO MOLLATA». Spettacolo puro. 

5_Leghista di merda

 

Cosa ci fanno Maurizio Mosca, Pasquale Squitieri e Vittorio Sgarbi nello studio del Processo di Biscardi? La storia. 

Tutto nasca da una conversazione sul valore della ricchezza e su come i calciatori siano troppo pagati. Tra un merda, un senti stronzo e i poliziotti sono degli eroi e guadagnano 1000 euro al mese, il regista Squitieri fa scappare nei confronti di Maurizio Mosca un affettuoso: «Sei un leghista di merda». Silenzio in studio. Parte poi un cabaret infinito con Biscardi che prova a convincere, con poco successo, che la frase fosse menefreghista di merda. Da fenomeno vero Maurizio Mosca decide di andare ad affrontare le telecamere a petto in fuori per quello che è uno dei passaggi cruciali di tutto il ‘900: 

«Ci tenevo a precisare che non sono leghista. Tanto meno di merda». 

6_Prostitute 

 

Anno 2001. Scoppia uno scandalo a luci rosse che coinvolge quattro giocatori dell’Inter. Per diverse settimane la notizia tiene banco al Processo del Lunedì. Alcuni degli ospiti in studio condannano duramente l’accaduto, altri invece si limitano a dire che, trattandosi di calciatori di successo, non c’era probabilmente bisogno di ricorrere al sesso a pagamento per trovare compagnia. Il buon Maurizio, da sempre megafono della verità , entra sulla vicenda in punta di fioretto con un diplomatico: 

«Ma chi è che non è mai andato a puttane nella sua vita?»

7_La pomata 

 

Per quello che può valere, la storia di Maurizio Mosca in vacanza con le due americane è la mia preferita di tutto il repertorio. In piena fascia protetta, lo storico giornalista si lancia nella dettagliata descrizione di un episodio vacanziero condiviso qualche anno prima con un suo amico. Nella fattispecie, Mosca e il suo amico decisero di sperimentare una pomata magica al fine di migliorare la propria performance sessuale con le due poverette a stelle e strisce. Solamente che, dopo averla messa lì sul cucuzzulo e aver performato senza sosta per un’oretta e più, scoppiò il dramma: non scende più. Quello che segue è un racconto ai limiti del drammatico sul povero Maurizio costretto a chiamare la madre nel cuore della notte al grido di Mamma non mi scende più, che altro non è che un libertà di Braveheart in salsa porno. 

A chiudere, il colpo di genio. Alcuni momenti dopo, una signora del pubblico manifesta i propri sentimenti per Mosca, dicendo di trovarlo molto affascinante. Tralasciando il palese stato tossicologico della signora, come avrà reagito un galantuomo d’altri tempi come lui?

«Mi ripassa quella pomata…»

Eroe senza tempo. Ciao Maurizio. Ci manchi. 

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