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Una ragazza tutta curva: 10 cose che ho imparato frequentando San Siro da tifosa

Non ho mai seguito il calcio nella maniera in cui lo fa un tifoso dello sport.

Ad esclusione della Nazionale, non mi sono mai interessata di punteggi, classifiche, gironi o finali.

Ma, ho sempre provato una morbosa curiosità per il contorno calcistico: wags, gossip becero, cori e fatti di cronaca di qualsiasi colore.

Su tutto, ciò che mi ha sempre affascinato in maniera viscerale è la curva.

Che ho scoperto essere molto più di un luogo fisico.

Ora che sono una persona adulta, quindi responsabile delle proprie scelte e dotata di libero arbitrio (purtroppo per voi), ho deciso di vivere il sogno e diventare parte della curva.

E così è stato.

Non mi soffermerò sui colori della curva che mi ha adottata (hanno importanza per me, ma è come per le scoregge: ad ognuno piace annusare solo le proprie) ma su ciò che la curva mi ha insegnato.

1_Allo stadio, durante le partite avviene il miracolo. La coda al bagno non esiste. O meglio, non esiste in quello delle donne. Alleluia! Purtroppo, non esistono nemmeno la carta igienica e le condizioni sanitarie minime previste dall’Asl. Ma nella vita non bisogna essere avidi, quindi accontentiamoci dell’assenza di coda.

2_In curva ci si conosce tutti. Se sei nuovo, devi farti introdurre. Ma dalla seconda partita sarà tutto un salutare-cenni d’intesa verso gente con cui al massimo hai urlato merde alla squadra avversaria.

3_La curva è accogliente. A modo suo. Certamente non è la nonna che ti riempie di cibo, complimenti e pezzi da 50 euro, ma alla sua maniera anche la curva ti fa sentire il benvenuto. Perché chiunque lo è (realmente), tranne le merde dell’altra squadra.

4_C’è poca distinzione tra uomo e donna. Proprio a livello fisico. È una metamorfosi che credo avvenga nel tempo; un po’ come Yoko Ono e John Lennon che dopo anni di relazione alla fine erano identici. Lo stesso succede agli uomini e alle donne, over 40, che frequentando la curva per anni diventano uguali: il prototipo ideale del tifos*.

5_In curva puoi andarci anche in pigiama, a nessuno frega niente. È uno dei pochi posti in cui la figa non è una priorità. Lì non sei valutata in quanto tale, ma in base ai cori e alle imprecazioni che urli. Ed è molto liberatorio-terapeutico (sia il pigiama in pubblico che l’urlare blasfemie).

6_La curva è divisa in due: da un lato ci sono i tifosi bestemmiatori tuttocuore, dall’altro gli ultras duri e puri con i loro cori. Se vai nella seconda parte NON puoi non cantare, c’è un livello di testosterone da tenere alto e può diventare una bella sbatta stare al passo. Il mio consiglio è di vedere la partita con i bestemmiatori tuttocuore sull’altro versante.

7_In curva impari tutti i nomi dei giocatori perché vengono insultati con fantasia e creatività. Questo fa sì che tutto si stampi nella tua mente, meglio del metodo Cepu. Di base, l’insulto è un corso full immersion nella storia della tua squadra.

8_Collegato al punto prima: la curva è creatività. Non solo impari tutto quello che c’è da sapere sul club, ma anche la cronaca nera e i gossip più succosi e più recenti. La curva immagina, disegna, progetta e realizza i cori e le coreografie. I cori sono – a mio avviso – la più moderna e alta manifestazione di ingegno umano. Dante inventava poesie per Beatrice, la curva le inventa per la sua squadra. O per farci ridere. Love is love.

 

 

9_In curva si beve. Almeno due birre a tempo te le fai. Se il match è un partitone (tipo derby) o se San Siro ospita squadre incredibili, si beve meno perché la stessa birra costa di più. Si può sempre ripiegare sulle mignon di Borghetti o Sambuca, ma devi essere un super pro o avere un’ottima assicurazione sanitaria per quando arriverà la cirrosi.

10_Quando la squadra gioca alle 20:30 la curva si porta i panini da casa. Che tenerezza è? Per farvi capire il cuore che c’è su quei gradoni: è capitato che io fossi senza panino, (perché chi cazzo poteva immaginare che gli ultras si portano il panino fatto a casa e avvolto nella stagnola?) ma dall’alto, dio ha guardato giù e ha visto questa piccola anima sperduta in mezzo a tutte quelle urla e ha fatto sì che il mio vicino mi offrisse uno dei suoi panini.

E anche se il mio vicino era la persona con cui ero andata allo stadio, mi piace pensare che  quel gesto rispecchi lo spirito della curva che amo.

Se non avete mai visto una partita a San Siro, andateci subito (vanno bene anche gli altri anelli oltre la curva, l’importante è che il vostro cuore abbia i colori giusti #dairagazzi).

Perché la sensazione che si prova uscendo dalla metro è incredibile: ad aspettarvi c’è questo Megatron fatto di anelli di cemento e acciaio che canta, urla ed esulta.

Credit immagine di copertina

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