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Quando sapevo tutto del Wrestling: cronaca di una “lotta” adolescenziale

L’altro giorno facendo zapping sono finito sul wrestling. Esiste ancora il wrestling?

Mentre facevano finta di darsele di santa ragione – tra patti di sangue, manager improbabili, arbitri venduti e tradimenti – la mia mente ha iniziato un lungo viaggio. Nel passato remoto.

Correvano gli anni ’80 e i primi ’90. Ero un ragazzino e guardavo il wrestling. Tutti i santi giorni. Con il commento del mitico Dan Peterson.

Era un appuntamento irrinunciabile. Più di Holly e Benji e di MacGyver. Molto di più di Hazard, dell’A-team e di Supercar.

Nemmeno i divieti di mia madre, per niente contenta che io seguissi cose violente con tale assiduità, mi potevano fermare. D’altronde, pensavo, se la nonna poteva sciropparsi quelle cagate di Sentieri, Dallas e Dynasty in rapida sequenza, perché io avrei dovuto rinunciare ad Hulk Hogan e a tutti gli altri?

Già, il mitico Hulk, per me il TOP della Hall of Fame dei wrestler. Un vero idolo. Il volto simpatico e la bandana non facevano pensare alle centinaia di chili di muscoli pompati che stavano sotto. Hulk Hogan mi sembrava imbattibile anche quando le prendeva di santa ragione da Ultimate Warrior. Ho scoperto che proprio lui, il fortissimo ultimo guerriero, ci ha lasciati qualche anno fa prematuramente. Mi piace ricordarlo così...

Rivedendo queste immagini mi tornano in mente tonnellate di ricordi. Inizialmente non sapevo che molte cose fossero finte, che i wrestler sono attori prima che lottatori e, soprattutto, non capivo il messaggio don’t try this at home. Lo so caro Dan, ce lo dicevi anche in Italiano di non imitare i wrestler, ma eri talmente esaltato da non essere credibile!

A casa, con i miei amici, al wrestling ci giocavo eccome. Che ne sapevamo che per tirarci le sedie in testa senza farsi male bisogna essere dei professionisti? Una volta mio padre ha dovuto spiegare al medico del pronto soccorso che i punti di sutura erano il risultato di una Royal Rumble in salsa casalinga.

Poi c’erano i videogame. Andavano prima a 200 e poi a 500 lire (alla faccia dell’inflazione!). Ricordo di aver rotto il salvadanaio e dilapidato il contenuto in un pomeriggio al bar cercando di vincere Wrestle Mania con British Bulldog.

Ve lo ricordate? Il wrestler che si presentava sul ring avvolto dalla Union Jack con un simpatico esemplare di bulldog al seguito. Forte, ma non fortissimo.

Erano proprio quelli che lo storytelling della WWF (più recentemente WWE) voleva bravi, ma non campioni, che mi stavano particolarmente simpatici. Il poliziotto The Big Boss Man, Mr Perfect, Texas Tornado per citarne solo alcuni. Loro non avevano la stoffa di Hulk, di André The Giant o dell’allora becchino The Undertaker, però in quel folcloristico circo ci stavano dentro alla grande.

Poi c’era il wrestler più Imbruttito. Antesignano della doppia effe. Ted DiBiase aka… The Million Dollar Man.

 

Sempre in tema di grano, io non ero affatto The Million Dollar Man. Sono andato vicino ad essere diseredato quando mi hanno sgamato a spendere tutta la paghetta in bustine di figurine del wrestling. D’altronde mi mancava sempre Skinner, meteora della WWF e disgustoso masticatore di tabacco nonché feroce killer di alligatori.

 

Dopo qualche anno arrivarono addirittura a chiedermi se non mi piacesse più Brenda di Beverly Hills 90210 rispetto a Macho Man. Non riuscivano proprio a capire che avrei fatto carte false pur di riuscire a vedere un incontro dei miei idoli dal vivo. Sognavo l’America, ma mi sarebbe bastata anche una sola tappa al Forum di Assago.

Ad un certo punto, ben prima della salita sul ring di John Cena, ho smesso di colpo. Non so se il wrestling fosse passato su qualche pay-tv che non avevo oppure se effettivamente mi piacesse di più il basket e bermi ettolitri di Lipton Ice Tea.

Ecco. Scavando nel mio inconscio ho finalmente capito qualcosa sul mio passato! Io non impazzivo per il wrestling, ma per Dan Peterson. PER ME NUMERO UNO!

 

Credit Immagine di Copertina

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