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Lunga vita al Negroni: il re dell’aperitivo compie 100 anni!

C’è chi se lo farebbe somministrare per endovena e chi preferirebbe procurarsi un’overdose da Malibù e Cola piuttosto che assaggiarne una sola goccia. De gustibus non est disputandum, anche se diciamocelo, con il politically correct e gli opinabilissimi gusti altrui, ci asciughiamo la condensa che il Negroni lascia sul tavolo.

Che siate pro o contro, ci interessa poco: il signor Negroni ha spento 100 candeline e non possiamo che rendergli omaggio.

Un po’ come Elisabetta II, il cocktail italiano per eccellenza non molla un cazzo e anzi, anno dopo anno, spernacchia le nuove miscele e i drink avversari, dimostrando che la classe non è acqua ma nemmeno quelle cagate colorate che vi propinano in discoteca.

La triade Vermouth rosso, bitter e gin la tocca piano.

NEGRONI

Secondo quanto affermato da vari cultori, la nascita dello storico drink risalirebbe al lasso di tempo compreso tra il 1917 e il 1920 a Firenze, presso il Bar Casoni – in Via de’ Tornabuoni – diventato poi Giacosa e passato in mano alla famiglia Cavalli.

Come in tutte le migliori storie, c’è un plot twist che cambiò per sempre le sorti dell’aperitivo italiano, e si deve a quel gran sbevazzatore del Conte Camillo Negroni.

Il personaggio in questione amava alzare elegantemente il gomito, e stufo del sapore del solito Americano, un giorno chiese che il selz venisse sostituito con il gin. La scelta non fu casuale: Camillo era solito viaggiare in Inghilterra ed era un vero e proprio cultore della bevanda inglese.

Come un buon pastore, tutte le pecorelle presenti nel locale vollero provare l’americano alla moda del conte Negroni e da lì si arrivò al nome che è oggi sulle labbra di tutti.

NEGRONI

Fosco Scarselli, un barman dell’epoca però, portò avanti la teoria delle gocce di amaro – al posto della bevanda inglese – e da lì, leggende e ricette andarono moltiplicandosi.

Nel 1946 si arrivò alla miscela definitiva.

La bevanda del conte fece il giro del mondo, acclamata in ogni dove. In Italia, come sempre succede con le mode, venne archiviata per poi ritornare prepotentemente in auge durante la Dolce Vita.

Galeotto fu lo sbaglio del barman Mirko Stocchetto che nel 1972, presso il Bar Basso, diede vita al celebre Sbagliato.

100 anni e non sentirli!

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