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Vade retro all-you-can-eat: i migliori sushi ‘veri’ di Milano

La vita dell’Imbruttito si fonda su poche ma salde certezze, e una di queste prevede il netto rifiuto del sushi all-you-can-eat. Un rifiuto che, va sottolineato, viaggia a braccetto con quello dell’apericena, del giro pizza e di tutte le giargianate che si limitano a dare l’illusione di risparmiare dei soldi… quando poi non è mai così, anzi.
A ogni modo, con la rapidità con cui aprono, star dietro all’alternarsi dei diversi ristoranti giapponesi a Milano è pressoché impossibile: lo diciamo a nostra discolpa, perché la lista che segue sarà ovviamente incompleta, ma di buono c’è che non sono previste fregature.

Ecco allora i locali – la maggioranza a conduzione 100% giapponese, ma non solo – in cui andare a colpo sicuro per evitare una cocente delusione: li abbiamo provati una volta, ci siamo tornati una seconda, e ora non ne possiamo più fare a meno:

Nishiki, Corso Lodi 70

Dopo il restyling che gli ha donato un non so che di retrò, il ristorante Nishiki ha rinnovato la sua cucina e introdotto una gustosa collaborazione con la pastry chef colombiana Sonia Latorre Ruiz. In un’atmosfera elegante e vagamente vintage, assaggerete gli ormai celebri Nishiki Spoons – assaggi presentati su cucchiai di ceramica perfetti per essere mangiati in un sol boccone – e i Nishiki Rolls, tra cui l’Astice Roll, con astice all’esterno e gambero in tempura e avocado all’interno; l’Angus Roll, con carne di Angus e foie gras all’esterno, asparago in tempura e avocado all’interno e il Niwa Roll, spicy tuna e avocado all’interno, ricoperto con ventresca di tonno, Philadelphia, kizami wasabi, caviale di storione e foglia d’oro. Tenetevi uno spazietto per i fantastici dolci, tra cui segnaliamo Bianco, una mousse alla fava di Tonka, cristalli d’arancia, cremoso al cassis e gelatina al Prosecco su sablé bretone e Cuba, cremoso e pralinato alla nocciola, brownie e gelatina di fragola su Streusel.

MU Fish, Via Galileo Galilei 5, Nova Milanese

Val la pena prendere la macchina e avventurarsi fino a Nova Milanese per affrontare i circa venti minuti che vi separano da MU Fish. Aperto da appena due anni, il ristorante ha ricevuto il premio Gambero Rosso 2019 come miglior rapporto qualità prezzo tra i locali fuori Milano. Merito dell’ampio menù in continua evoluzione in cui spiccano sushi, sashimi, nigiri, tartare e carpacci – ma anche antipasti, dim sum, primi e secondi piatti che ben si prestano alle contaminazioni tra Oriente e Occidente. L’ampio bancone nella prima sala è il regno incontrastato dei cocktail: tra proposte classiche e speciali MU Drink, potrete scegliere sfiziosi aperitivi e originali accostamenti da sorseggiare in accompagnamento alle deliziose proposte in carta.

J’S Hiro, Via Vittadini 7

Per chi desidera provare una real Japanese experience, J’S Hiro costituisce una tappa imprescindibile: si tratta di un piccolo angolo di Giappone gestito dalla signora Hiromi Arai, che vi delizierà con una cucina che potremmo definire casalinga, la cui offerta varia dai più conosciuti sushi e sashimi alle specialità della casa come loyakimeshi, riso saltato con verdure e aromi, o il kakiage, una frittella di verdure miste in tempura. Da provare il semplice sushi misto, con fette di pesce freschissimo che si sciolgono in bocca; lo Scotch Roll con salmone e avocado; il Queen Roll con mango, salmone e salsa piccante. E se siete in vena di sperimentare, non abbiate paura e lasciatevi guidare dai suggerimenti della gentilissima Hiro, che vi farà scoprire piatti e sapori del tutto inaspettati: provare per credere!

Sushiteca O.ma.ca.sé, Corso Cristoforo Colombo 1

Se siete dei fan sfegatati del chirashi, non potete assolutamente perdervi quello di Sushiteca O.ma.ca.sé, qui chiamato Barachirashi: pesce crudo (ma esiste anche nella versione con pesce grigliato) sfilettato a pezzettini, cime di broccoli, pomodorini e avocado. Di contorno, oltre ai canonici zenzero e wasabi, un assaggio di tonno davvero particolare: il tutto va assaporato con il piccolo cucchiaino di legno portato insieme al piatto, contravvenendo per una volta alle rigide regole nipponiche. L’ambiente è intimo, piccolo e curato in ogni dettaglio: l’ideale per una cena in completo relax, godendo di un’atmosfera che è sempre più difficile trovare in città.

Poporoya, Via Eustachi 17

Una premessa è d’obbligo: ci stiamo riferendo al primo, autentico e inimitabile sushi bar di Milano nato all’interno di un supermercato giapponese in zona Porta Venezia. Cotanta fama la si deve indubbiamente a Shiro, il Maestro di sushi che aprì il proprio ristorante in città quando nessuno ancora sapeva come si mangiasse il pesce crudo: da lì, tradizione e qualità sono rimaste negli anni immutate, e si basano su piatti come chirashi, sushi, sashimi e uramaki saporiti, freschissimi e gustosi, che attirano chiunque voglia provare un piccolo universo 100% nipponico, senza inutili sovrastrutture. Il locale è minuscolo, non sono accettate prenotazioni e soprattutto chiude alle 21:30: rinunciare all’aperitivo e concedersi una cena anticipata, per una volta, è un vero piacere.

Oasi Giapponese, via Montecuccoli 8

Occorre spostarsi dal centro, e anche di parecchio, per provare questo ristorante in zona Primaticcio: a farvi dimenticare la strada percorsa ci penserà il clima familiare e l’offerta gastronomica dell’Oasi Giapponese, che da tanti anni fornisce tra l’altro i bento box (ossia i cestini da pranzo) per la vicina scuola elementare giapponese. Il menuùè davvero vastissimo, e propone una formula assai intelligente affinché possiate gustare più varianti di chirashi, uno dei suoi cavalli di battaglia: le mezze porzioni. Vi consigliamo inoltre gli uramaki al riccio di mare, gli amaebi uramaki, con gambero crudo all’esterno e all’interno e gli ebiten roll, con gamberi, asparagi fritti, cetrioli e uova di lompo. E per concludere in bellezza non fatevi scappare il tiramisù al tè verde: sarà la ciliegina sulla torta di una cena difficile da dimenticare!

Izu, Corso Lodi 27

La conduzione cinese della famiglia Hu non deve mettere in dubbio l’autenticità di questo ristorante in Porta Romana, dove mangerete uno dei sushi più gustosi e creativi di Milano. Qualche esempio? Il nigiri Toro Foie Gras, ventresca di tonno scottata con foie gras e menta; il Giò Scampi, scampi crudi di Sicilia con tartare di pomodorini e caviale di yuzu; i gunkan a base di salmone e uova di quaglia; gli uramaki Moonlight, gamberone in tempura, ventresca di tonno scottato, essenza al rosmarino e basilico; Moulin Rouge, tartare di tonno spicy, menta, insalata belga, salmone scottato e pasta kataifi; il Temaki Flor, ripieno di fiori di zucca in tempura, tartare di gamberoni e zafferano. Una serie di ottimi signature cocktail proposti in abbinamento ai piatti regalerà un tocco unico a una cena difficile da dimenticare.

Sumire, Via Varese 1

L’autentica cucina del Sol Levante, proposta da un cuoco giapponese, nel cuore della movida meneghina: non a caso Sumire è frequentato da tantissimi giapponesi, che lo scelgono – oltre che per l’ottimo cibo – per l’atmosfera accogliente e autenticamente nipponica. Da segnalare i fantastici e abbondanti chirashi; il Maguro Yukke, tonno crudo condito con salsa Sumire e uovo; le tante varietà di uramaki e i Kushikatsu, tipica specialità della città di Osaka, che consiste in una serie di spiedini fritti e involtini di carne o pesce con verdure conditi con salsa giapponese. Se poi siete amanti del mochi, il tradizionale dolcetto a base di riso glutinoso e ripieno di marmellata ai fagioli rossi, allora non potete lasciarvi scappare quello proposto da Sumire!

Yuzu, Via Lazzaro Papi 2

La chef di Yuzu è Yoko Matsuda, che per ben quattro anni e mezzo è stata sous-chef del blasonato Nobu: nel suo reame, non avrete che l’imbarazzo della scelta tra Uramaki California con salmone, tris di tartare e salsa di jalapeno; Red Wave Roll con asparago ricoperto di manzo e foie gras; Unaghi Roll con anguilla grigliata al teriyaki; aburi  di tonno o salmone ripieni di tartare di pesce con capesante e salsa yuzu, l’agrume aromatico dell’isola di Shikoku a metà strada tra il mandarino e il pompelmo che dà il nome al ristorante. Il locale si è ingrandito rispetto a quando aveva appena aperto e contava circa una ventina di coperti, ma vale comunque la regola di prenotare con un po’ d’anticipo, dato che è preso d’assalto sia a pranzo che a cena.

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