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Colleghi fantastici e dove trovarli: il meglio del peggio che ho visto finora a Milano

Il posto di lavoro può essere una prigione miseramente triste, oppure una variopinta carovana di personaggi incredibili.

Per mia fortuna, ho sempre avuto a che fare con la seconda categoria. Categoria che ha la magica capacità di rendere molto divertente e fantozziano ogni ufficio, anche il più deprimente.

Con un metodo ispirato direttamente al pensiero di Jung (il filosofo ndr) e alle persone con cui ho avuto il piacere di lavorare, ho racchiuso in pochi punti gli archetipi di colleghi che si possono trovare in un ufficio milanese standard.

Cari colleghi ed ex colleghi, questo è per voi.

N.B

Gli archetipi sono scritti al maschile, ma ovviamente includono ogni genere.

LO SBIRRO

Come tristemente accade per la professione sopracitata, anche questo archetipo di collega è ebbro di potere nonostante non ne abbia alcuno. Spinto da un senso di giustizia del tutto contorto e per niente condiviso, conosce perfettamente a che ora escono ed entrano gli altri colleghi e fa spesso battutine per far intendere che lui sa. È lo stesso che controlla – rosicando – la quantità di buoni pasto ricevuti o ferie prese da chiunque altro nell’ufficio. Di solito, ama lasciare post-it passivo-aggressivi per indicare qualcosa che non rientra nel suo ideale: auto parcheggiate male, scrivanie impolverate, carta igienica esaurita, sapone per le mani non di qualità ecc ecc.

È quello che manda mail con tutto l’ufficio in copia per portare alla luce le nefandezze quotidiane, tipo «QUALCUNO non ha tirato l’acqua». E anche se sa esattamente di chi si tratta, è troppo codardo per affrontare la questione di persona.

IL DEMOCRISTIANO

Questo archetipo è diviso in due, esattamente come il partito politico: ci sono i democristiani furbi (simpatici) e quelli anonimi (noiosi).

Della prima categoria fanno parte quei colleghi che semplicemente non hanno voglia di sbattimenti\contrasti\fatica\responsabilità, ma vogliono comunque divertirsi. Sono quelli che amano cene, aperitivi e feste ma non voglio organizzarli. A loro basta dire «ma una bella cena di Natale a tema? Però oh io sono un cane con ‘ste cose… organizza tu che sei forte».

Sono quelli che propongono la colletta per il regalo di compleanno, ma poi aggiungono «io però non lo conosco bene! Scegli tu, a me va bene tutto».

Durante uno screzio tra due colleghi non si schierano mai, ma affermano serafici: «Secondo me non vi siete capiti».

Ed ecco come compiono la loro magia: decidono cosa fare, escono da ogni situazione pulitissimi, si divertono ma senza mai muovere un dito grazie alle lusinghe dispensate agli altri.

L’altra parte dei democristiani, semplicemente, non è in grado di fare nulla, nemmeno di prendere una posizione e portarla avanti per più di 30 secondi. Quindi sono destinati a rimanere nella terra di mezzo, un limbo grigio di nulla.

JERRY CALÀ

Famoso per l’umorismo becero e le sbronze moleste, il collega Jerry Calà vede il lavoro come un’occasione per provare il suo spettacolo di cabaret brutto. Passa il tempo a fare battute forzate e poco divertenti su qualsiasi argomento, è spesso fuori luogo e nelle occasioni mondane si concia peggio di Pirlo quando festeggia lo scudetto. Il suo habitat è la festa aziendale, in cui sfoggia il suo più classico repertorio:

  • la cravatta legata in testa (o il reggiseno lanciato in aria) dopo 4 drink;
  • rubare il microfono all’animatore per dire una barzelletta vecchia di 15 anni o per cantare 10 ragazze per me;
  • far capire che – pur essendo sposato\a- è disponibile a una botta e via;

È un inguaribile nostalgico degli anni ‘80-’90, per questo si circonda di tutti i simboli iconici di quel periodo: vacanze all-inclusive Alpitour, tatuaggi tribali, caviale e champagne (anche se entrambi gli fanno cagare) o cocktail di gamberi, jeans chiari che rende eleganti con camicie e maglioncini con lo scollo a V per lui, jeans e camicia entrambi neri, entrambi aderenti più tacco 8-12 per lei.

IL BRACCINI-CORTI

A livello di studio antropologico, questo è il mio collega fantastico preferito. Impiega le sue qualità migliori, tantissima materia grigia ed energia in calcoli sensazionali per contare al centesimo la sua quota per ogni spesa dell’ufficio, della casa, della vita. Il suo più grande paradosso è l’ossessione per il risparmio che in realtà lo porta a sprecare una vagonata di tempo senza senso: che si tratti di risparmiare 200 euro o 0,05 cent, per lui la questione ha la medesima importanza e va assolutamente gestita. Tiene comizi sul perché lui – e solo lui – dovrebbe mettere una certa cifra (sempre minore rispetto a quella degli altri colleghi) per regali o aperitivi. Spesso riesce a camuffare la sua estrema tirchiaggine con una parvenza di coscienza sociale-ambientale. In realtà, usa ogni angolo del foglio perché gli rode il culo partecipare all’acquisto della nuova risma di carta. Adora fare Excel da condividere con amici, colleghi e parenti per razionare bollette, spese e consumi. Se applicasse le sue competenze economico-matematiche a problemi reali e importanti, avremmo già debellato il debito pubblico italiano. E invece ci ritroviamo alla scrivania uno scassa-maroni che dice «sono 3,714 € a testa. Facciamo 3,71 e non pensiamoci più».

IL FENOMENO

Qualunque cosa tu abbia fatto nella vita, lui\lei l’ha fatta prima e meglio.

Questo archetipo si distingue perché si sente in dovere, ma soprattutto in diritto, di entrare in competizione con tutti e su qualsiasi cosa.

Ha bisogno di dimostrare di essere il fenomeno, l’eroe dell’ufficio di cui nessuno sentiva il bisogno.

Se stai raccontando il tuo week-end o le tue vacanze davanti alla macchinetta del caffè, nell’ordine dirà che: 1) il luogo in cui sei stato ormai è peggiorato, quando ci andava lui sì che era figo; 2) «belle quelle scarpe, è uscito il modello nuovo l’ho appena preso online», 3) «Ma come fate a bere ‘sto caffè? Io solo al bar».

Si distingue per non essere realmente bravo in nulla, ma finge di sapere tutto e tende a spiegare a chiunque come fare il proprio lavoro. In ufficio ai colleghi, al supermercato ai cassieri, in banca agli impiegati, all’ospedale ai medici.

È in grado di competere con i dolori mestruali delle colleghe, pur essendo di sesso maschile. Tra le scrivanie, è idea comune che sia semplicemente un coglione.

LO STATALE ( ma nel privato)

È il collega il cui rapporto con il lavoro sembra quello di un operaio in uno stato a regime comunista.

Vive la giornata in ufficio senza nessun affanno o gioia, nel perfetto limbo asettico di chi è convinto che qualunque cosa succeda, non potrà mai essere licenziato. Perché l’importante è presenziare.

Non è in ritardo e non si ferma mai di più. La sua pausa pranzo dura esattamente quanto deve durare. Non esce mai dai suoi confini di competenze: appena gli si chiede qualcosa di cui non è strettamente responsabile, indica il collega più vicino. È un muro di gomma addosso a cui qualsiasi cosa viene rispedita al mittente. Si limita a fare il suo, e certe volte nemmeno quello, perché alle 18:00 – cascasse il mondo – tira giù la claire e se ne va dall’ufficio anche a costo di lasciare a metà una riunione. Nota positiva: non prende quasi mai malattia, convinto che l’unica cosa a contare davvero è timbrare il cartellino sempre e in orario.

IL SINDACALISTA

Ogni mattina, il sindacalista si sveglia e nel lasso di tempo tra casa e lavoro segue una routine molto dettagliata volta a raccogliere informazioni con cui tediare i colleghi per l’intera giornata.

Il suo scopo non è avere ragione, ma fare polemica. Mette tutto in discussione, quando si prova a farlo ragionare sulle assurdità delle sue affermazioni, gioca il jolly del pensiero Marxista. Come a dire poveri stronzi, che ne sapete voi. Ha la pesantezza emotiva di cento mamme e la boriosità di cento laureati in lettere. Si indigna se trova il boccione dell’acqua vuoto e grida alle condizioni lavorative disumane, ma non si sognerebbe mai di adoperarsi per cambiarlo. Riesce a discutere anche sulla quantità di ossigeno che deve contenere ogni open space per essere a norma di legge, senza rendersi conto che 1) non frega nulla a nessuno e 2) le sue polemiche consumano più ossigeno di una squadra di calcio. Ovviamente è un sindacalista teorico: nella sua vita non ha mai picchettato o scioperato. Teme mortalmente i superiori per cui nutre una riverenza patetica al limite del morboso.

La morale è una sola: se tra questi archetipi non riconoscete uno dei vostri colleghi, significa che siete voi.

Il Milanese Imbruttito

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