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Milano e le donne: elogio della metà femminile del cielo meneghino

Si fa presto a dire 8 marzo, festa delle Donne! Conosco un botto di ganassa che riempiranno la giornata  con mimose comprate al semaforo, Baci avanzati da San Valentino, auguri a tutti i contatti femminili («sai mai che un domani…»). C’è chi farà business con serate a tema o vendendo fiori al mezzanino in Loreto, chi si ricorderà delle quote rosa e poi semplicemente se ne dimenticherà il giorno dopo.

Da uomo posso solo dire che queste sono le basi. Le donne però meritano le altezze.

Passeggiando per la città non posso fare a meno di notare che i nomi delle strade rosa sono pochissimi. Da un rapido check (www.toponomasticafemminile.com) ho scoperto che a Milano solo 135 su 4241 tra vie/piazze/ecc. sono intitolate a donne (appena il 3%). Se poi si approfondisce, si scopre che in questa minoranza dominano le Madonne, le Sante…come se l’altra metà del cielo non sia un qualcosa con una dimensione, prima di tutto, terrena. Se si scorre la lista dei sindaci di Milano dal 1808 in poi, si trova una sola donna (Letizia Moratti) in mezzo a una caterva di uomini di ogni orientamento politico.

«Hai scoperto l’acqua calda!», mi direte. Secoli di storia a trazione maschile, di «auguri e figli maschi» e pretendi che le città ricordino le donne?

In realtà sono convinto che fuori dalle logiche del potere le donne abbiano dato molto a Milano. Forse molto di più degli uomini. E proprio perché in silenzio hanno fatto la storia, oggi voglio parlare di donne che invece il segno l’hanno lasciato. Bello impresso.

Mi perdonerete se salterò un po’ di palo in frasca, passando da Alda Merini a Susanna Messaggio. Sono pur sempre un uomo che si è preso la briga di parlare di donne proprio l’8 marzo.

Partiamo, da dieci donne con l’F205 nel sangue, ossia le nate a Milano. In rigoroso ordine alfabetico:

Wilma De Angelis: tra le balere, una Casetta in Canadà e un libro di ricette Wilma ha fatto la storia;

Maria De Filippi: i suoi programmi voi non li guardate, vero? Allora chissà perché da decenni è sulla cresta dell’onda con audience da paura;

Carla Fracci: la regina del balletto, chapeau;

Mariangela Melato: una delle più grandi attrici italiane, non servono commenti;

Alda Merini: la grande poetessa dei Navigli diceva di se stessa: «non sono una donna addomesticabile»;

Susanna Messaggio: memorabili gli anni a fianco di Mike Bongiorno;

Sandra Mondaini: per decenni è stata l’altra metà del suo Raimondo; o forse, è il caso di dirlo, Raimondo è stato l’altra metà del cielo di Sandra. In qualsiasi caso, ci piace pensare che siano inseparabili anche lassù in cielo;

Francesca Schiavone: tennista, vincitrice del Roland Garros 2010;

Jo Squillo: «Siamo donne, oltre le gambe c’è di più…» e ho detto tutto;

Ornella Vanoni: è l’artista femminile italiana dalla carriera in assoluto più longeva, visto che è costantemente in attività dal 1956;

C’è poi chi a Milano ha trovato la propria fortuna pur venendo da altri luoghi dell’Italia e del mondo. Lo star system ai giorni nostri la fa da padrone con soubrette (Belen la più famosa), giornaliste sportive (eccoci alla citazione della sicula Diletta Leotta), fashion blogger (Chiara Ferragni). Ricordiamo anche l’archistar Gae Aulenti (sì, per chi non lo sapesse era una donna), l’attrice Franca Rame (nata a Parabiago), la poetessa e scrittrice Ada Negri (prima e unica donna ad essere ammessa all’Accademia d’Italia), Maria Callas che incantò il Teatro alla Scala negli anni Cinquanta.

Al primo posto in assoluto però ci siete voi, donne che mi state leggendo. Purtroppo non vi conosco  una per una, ma ho voluto farvi gli auguri in un modo un po’ particolare. Ricordandovi che, pure in una società dove la parola pari opportunità resta un miraggio, voi siete grandi. Non solo l’8 marzo.

ALDA MERINI, A tutte le donne.

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra

e innalzi il tuo canto d’amore.

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