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Ecco svelato perché l’abbiocco post pranzo vi mette KO in ufficio

Continuate pure a imbottirvi come agnolotti, saltando a piè pari l’insalatina sminchia della vicina di scrivania: la palpebra pesante e cadente non risparmia nessuno, quindi tanto vale non andarci leggeri. Dopo pranzo gli occhi si chiudono, e, a volte, nemmeno tuffarsi con un triplo carpiato in una cisterna di caffè può impedirlo. Abbiocco, oh abbiocco, perché sei tu abbiocco? A spiegarci perché questa botta di sonno s’impossessa di noi ci pensa la scienza.

La witching hour dell’abbiocco è le 15, quando in media si torna a presidiare l’ufficio dopo essersi scofanati un lauto pasto. Sentirsi stanchi e bramare con ansia cuscino e letto di casa è assolutamente normale: colpa dei ritmi circadiani – conosciuti anche con il nome di orologio biologico – e dell’omeostasi del sonno.

«Il ritmo circadiano regola i processi fisiologici e comportamentali, tra cui il controllo della temperatura, la produzione di ormoni, il periodo di veglia e di sonno. L’omeostasi del sonno fa riferimento alla necessità di equilibrio, cioè al rapporto tra le ore di veglia e quelle di sonno e all’autoregolamentazione del corpo. La voglia di sonno aumenta verso le 14, e questo è causato da un picco naturale verso il basso del sistema di allarme circadiano e dalla necessità generata dal processo omeostatico del sonno», ha spiegato Francesca Bennet, programme manager presso AXA PPP Healthcare.

«La crisi del pomeriggio è una condizione normale ed è anche associata al consumo di un pasto abbandonate. Questa non è la causa diretta, ma può agire come un fattore di stile di vita che contribuisce al ciclo veglia-sonno. Abitudini di vita che non aiutano la quantità e la qualità del sonno aumentano la sensazione di stanchezza e la probabilità di essere attaccati dall’abbiocco killer», ha concluso.

Insomma, la speranza di sfuggirgli è l’ultima a morir… dormire.

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