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Dal Gimmi Ridimmi ai My Little Pony: i giocattoli degli anni ’90 che non riusciamo a dimenticare

I magici anni ’90. Ve li ricordate, vero? Io purtroppo no, perché sono diventato maggiorenne da poco. Ma molti di voi sicuramente sì, così come avrete sicuramente fatto caso all’esplosione di citazioni, reboot, remake, ritorni e rimandi a tutto ciò che è stato prodotto in questa magica decade, che oggi vive una vera e propria seconda vita: dalla moda alla televisione, dall’industria dei giocattoli fino alla politica (insomma, Trump è pur sempre presidente degli Stati Uniti e Berlusconi è più in forma che mai).

Persino mia nipote di nove mesi comincia a sentire la mancanza di quegli anni e richiede a gran voce un modello di Buffalo in formato baby.

Allora anche noi vogliamo ricordare quel periodo – oggi si dice cavalcare il trend – con questa carrellata amarcord di giocattoli. E farvi versare qualche lacrima ripensando a quando li ammiravate con trasporto dietro a una vetrina Giocheria.

GIMMI RIDIMMI

Una cosa è certa: un tempo ci divertivamo con poco, visto che con questa radiolina a forma di fagiolo potevi solo registrare un messaggio vocale e poi riascoltarlo con vari effetti. Col senno di poi, credo servisse a fare pratica per quando avremmo cominciato a mandare i vocali su WhatsApp.

MY LITTLE PONY

Cosa c’è di più divertente che spazzolare la chioma di pochi centimetri di un mini pony dai colori gay-friendly? Assolutamente niente, perché io ci perdevo pomeriggi interi. E questo spiega tantissime cose degli anni successivi della mia vita.

TRUCIOLONES

Un nome inspiegabile, o forse non lo capisco solo io, per dei pupazzi portachiavi pieni di peli gommosi, inutili, e anche abbastanza brutti. Che noi volevamo a tutti i costi.

PISTOLA CONDOR

Porto ancora i segni dei proiettili gialli che mio fratello maggiore pensava bene di spararmi addosso. Mentre io minacciavo di chiamare il Telefono Azzurro.

E poi dicono che viviamo in tempi violenti.

E voi? Quali rocordate con più nostalgia?

Credit immagine

Articolo scritto da Maurizio Binetti

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