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Cosa resterà di questo Fuorisalone?

Degli anni ’80 sono restate parecchie cose (in barba a Raf) ma se sulla permanenza nell’immaginario collettivo del decennio dello yuppismo ci si poteva pure scommettere, che dire dell’ennesimo Fuorisalone? Tempo di una bestemmia per il ventordicesimo ombrello ciulato e ce lo saremo dimenticato, oppure il design continuerà a perseguitarci anche nei nostri peggiori incubi? Dato che la domanda non presuppone una risposta semplice o scontata, per risolvere l’amletico dubbio ci siamo immolati sull’altare del dovere di cronaca – col sole, con la pioggia, con le nuvole e col vento –, perlustrando i punti nevralgici della città sui monopattini elettrici Helbiz, che ci hanno permesso di portare a termine l’impresa in zero sbatti.

Da Tortona a Brera, passando per la Statale, la Stazione Centrale, i palazzi in Palestro, in un giro di Rol… ehm, di App, abbiamo metaforicamente raccolto i cocci destinati (forse) a durare ben oltre il 14 aprile. Nonostante un’indiscutibile overdose di concetto che ci imporrà un rehab forzato almeno fino all’estate, ecco una dettagliata analisi avvenuta tra installazioni, spazi ed esperienze che ci hanno irreversibilmente e pericolosamente segnati.

Le polemiche

Che sia un simbolo contro la violenza sulle donne o uno scroto gigante trafitto da spilli, poco importa. L’installazione di Gaetano Pesce in Duomo ci ha dimostrato per la milionesima volta che la distinzione tra bene e male è assai labile, e che su tutto vince un vecchio adagio: purché se ne parli. Le polemiche costituiscono un solido trend di cui non ci libereremo con uno schiocco di dita, ma per sopravvivere basta trincerarsi dietro un «La questione è abbastanza complessa», fare un passo indietro e osservare la plebaglia scannarsi vicendevolmente. Lo spettacolo, ve l’assicuriamo, è impagabile.

Le code

Code, code, code ovunque. Col bello (vedi sopra) e col cattivo tempo (vedi sotto).

Il Fuorisalone di quest’anno è stato un inno alla coda, tant’è che spesso c’era da chiedersi se non fosse la coda stessa un’installazione. Cosa c’è oltre la coda, se non un’altra coda? E cos’è la coda, se non un’allegoria dell’esistenza? La coda dà sicurezza, la gente in coda pare felice d’essere in coda e la coda dopa l’attesa: la vita è una coda, o le code aiutano a vivere? Domandatevelo sempre, mentre siete in coda, ed evitate di fare i furbi: la coda non perdona. Mai.

Le scarpe brutte

Io credo che non potremo mai aspettarci un mondo migliore finché la gente non imparerà ad avere gusto nella scelta delle scarpe. Ciò premesso, il Fuorisalone da poco concluso ha segnato uno dei punti più bassi nella scala Richter delle calzature dai tempi delle ballerine: raga, ma cos’avete in testa? Anzi, ai piedi?

A chi dobbiamo il proliferare di orrende sneakers con suole alte almeno 7 centimetri? Vi rendete conto che sembrate usciti dal reparto di ortopedia? Dalla regia mi suggeriscono che il (de)merito è come al solito della Ferragni: ma voi, se qualcuno su Instagram vi dice di saltare dal Pirellone, gli andate dietro?

I wannabe

Leggasi: quelli che pretendono di saperne per sembrare fighi, e poi alla fine non ne sanno un cazzo. Ne abbiamo visti parecchi al Fuorisalone, stravaccati nelle apposite aree relax a fingere di disquisire di design, prendendo pure due raggi di sole.

Coccolarsi nella fuffa è uno sport che attrae tantissimi adepti da anni, ma ora – rispetto al passato – viene praticato senza vergogna, nella (giustificata) convinzione che ci sarà sempre almeno un imbecille pronto a credere che chi sta sparando termini tecnici totalmente a caso sia un luminare.

La Sala Reale in Stazione Centrale

Nell’Italia monarchica fungeva da sala d’attesa per la famiglia Savoia e la sua corte, e la scorsa settimana è stata eccezionalmente aperta al pubblico per l’esposizione Austrian Design – Pleasure & Treasure: parliamo della Sala Reale all’interno della Stazione Centrale, a nostro parere regina incontrastata di questo Fuorisalone. Tra le tante brutture che ci hanno fatto sanguinare gli occhi, ci auguriamo di cuore che questo spazio venga sfruttato anche in altre occasioni, perché – e parliamo a coloro che non se la sono sentita di affrontare la coda chilometrica – è davvero una meraviglia.

Dal Fuorisalone 2019 è tutto, sappiate che se siamo arrivati alla fine è stato solo grazie ai nostri monopattini Helbiz: qui studio, a voi stadio.

Articolo scritto in collaborazione con Helbiz

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