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La cotoletta inquina più di un’auto Euro 0: la ricerca dell’Università Cattolica di Milano

Per anni ci hanno fatto due balle grosse che neanche il Pulcino Pio con l’inquinamento milanese. E le macchine diesel, e il Ciao, e il riscaldamento a gasolio, e la circonvallazione che è una camera a gas, e l’Area B, e l’Area C…
E invece, da oggi, alè: TUTTO SBAGLIATO.
Tre anni di studi ci son voluti per arrivare alla verità: friggere una cotoletta inquina più di un’automobile Euro 0.

La prima reazione dell’Imbruttito è comprensibile e pacata.

«Ohè, Cicci. Stiamo calmi e non diciamo bestemmie. Mi avete fatto buttare nel generico la Porsche del 76, un gioiellino che faceva da 0 a 100 in 12 litri di benzina a cui tenevo più di quanto Gabbani tiene alla sua scimmia e adesso mi dite che sono stato un pirla
Ma prima di dire un sì secco e lasciare che le emozioni lo trasformino in una bestia, approfondiamo l’argomento.

I dati vengono da un ente che ha un pedigree certificato: l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che gioca in coppia con quella di Brescia.

Praticamente il Roberto Baggio-Dino Baggio della ricerca.

E i due dicono che cucinare una cotoletta emette particolato fine e ultrafine, inquina insomma. Dello stesso inquinamento che minaccia la mobilità privata e i polmoni meneghini da anni, cioè proprio quello delle automobili.

Roba così aggressiva che può causare danni alla salute di chiunque si aggiri nella Pianura Padana.

La ricerca fa parte del progetto Anapnoi, respirare bene per invecchiare meglio, anche se – per me, visto che si parla di orecchie d’elefante con le patate lesse- il sottotitolo giusto dovrebbe essere respirare bene per invecchiare magri. E a quanto pare, è proprio così. La cotoletta, non bisogna più cucinarla.

(Nel frattempo, 11k di nonne sono morte per i sensi di colpa)

Però, io vorrei dire una roba, e mi assumo tutte le responsabilità delle mie affermazioni.

Va bene che senza le cotolette si vivrebbe tutti meglio, ma sarebbe un’ingiustizia.

La cotoletta, per un milanese, è molto più di una pietanza: è tradizione, è il sorriso della nonnetta che abita in Giambellino, è la cena con gli amici che ti indicano l’orecchia di elefante nel piatto e poi ti tamponano entrambe le orecchie (le tue, gelate) con i palmi delle mani in sincro come nella migliore tradizione comica italiana.

Anzi, è pure molto di più che semplice tradizione: è l’anima fritta di Milano, un’opera d’arte millenaria che descrive una civiltà. Sarebbe come togliere ai romani il Colosseo, un monumento che rappresenta Roma e la sua cultura in tutto il mondo (anche se, come hanno evidenziato in molti, non è ancora finita, visto che ci devono mettere su ancora le finestre).

Vabbè, prima che arrivi il Burioni di turno: che la cotoletta facesse male, lo sapevamo già.

Su sta storia dell’inquinamento, però, vorrei aggiungere una considerazione.
Io non sono un ricercatore, né un luminare della scienza. Però, per dire, una soluzione per me potrebbe anche esserci.

Quale? Facile.

Figa, ma accendi la cappa che aspira su tutto, no?!

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