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La vita (di merda) del pendolare: i 5 disagiati che si incontrano sempre sui mezzi

Come se la sveglia alle 6 non fosse già una condanna, la vita del pendolare è tremendamente semplice da spiegare: una vera merda. E se dall’altro lato del mondo Paris Hilton si alza con già pronto il suo jet privato che la porti a fare colazione a Marrakech, al pendolare tocca scegliere tra i servizi pubblici che meglio si addicono all’ultimo estratto conto: solitamente intorno ai 12 euro. Ma come se l’inezia della povertà non bastasse, al pendolare tocca far fronte a tipologie umane che nemmeno Darwin saprebbe classificare. Ci abbiamo provato noi:

IL PR DELLE OTTO DI MATTINA
Mentre il pendolare spera di confondersi con la stoffa del sedile, il pr lo punta e inizia a interloquire. Tanto quanto la tizia della pubblicità delle Gocciole, il pr sa cagare la minchia dalla prima fermata fino a quando il malcapitato pendolare finalmente scende, facendo eco anche nelle città dell’Africa. Vuole fare amicizia, raccontare di come sua figlia sia brava a suonare il piano o di quanto gli piacciano le rondini. Ecco, anche al pendolare piacerebbe migrarsene affanculo piuttosto che continuare ad ascoltarlo.

L’EAU DE KEBAB
Il pendolare deve far conto ogni mattina con colui che non si vede ma si sente. Anche in quarta carrozza, l’ebbra fragranza che brucia pure i peli del culo arriva dalla tredicesima. Ma il pendolare lo sa che la pubblicità più sudi, più profumi è una grandissima boiata. Il pendolare lo sa (appena rinviene dalla coltre di soffritto misto decomposizione).

L’ESPANSIONISTA
L’espansionista occupa dai due ai tre posti: uno per sedersi, gli altri per parcheggiare la sua roba, dallo zaino alla giacca, ma anche una bici, perché no. Il pendolare sa perfettamente di non poter andar incontro alla querela, perciò sceglie la via della gentilezza da frate cappuccino domandandogli: «Scusa, quel posto è per caso libero?». A cui segue sempre: «Perché, ti devi sedere?» Ma va bello de mamma, è per obliterarti meglio a suon di ceffoni.

L’E.T. TELEFONO CASA
Solitamentedi statura bassa e con la ricrescita lunga quanto il km 28 dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria,è sempre al telefono e parla con delle frequenze che neppure i delfini o Ariana Grande nell’ultimo pezzo. Il pendolare si chiede, infatti, chi possa esserci dall’altra parte della cornetta per discutere alle 7:24 così fragorosamente. La speranza però è sempre la stessa: sperare vengano a prendersela/o da dove minchia la/lo chiamano e non salga mai più.

IL REO COL CAZZO CHE CONFESSO
Il pendolare sa che oltre alle bollette e alle rate della macchina, parte del rene rimasto sarà devoluto per pagare l’abbonamento al mezzo pubblico: è giusto, è doveroso. Il rivoluzionario bandito sale con lo stesso savoir-faire di Corona dalla Toffanin che risponde alla domanda: «Hai per caso commesso qualche reato negli ultimi 16 minuti?». Si muove cauto, tenta sempre di nascondersi in bagno e, qualora fosse occupato, calcola se il suo fisico possa incastrarsi nel porta bagagli. Poi il controllore arriva e, come previsto, il pendolare sente sempre le stesse scuse tra cui:
– ho dimenticato di fare il biglietto, ero di fretta;
– non l’ho convalidato perché non c’erano le macchinette;
credevo fosse un servizio gratuito erogato direttamente da Mattarella.

E il pendolare continuerà imperterrito a dover spendere 80 euro al mese per spostarsi, ma li spenderebbe volentieri da uno psichiatra. Perché se è vero che si ritorna sempre dove si è stati felici, il pendolare non ritornerebbe mai sul treno o in metro. Mai. Piuttosto a piedi.

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