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Turista a casa mia: ho passato due ore sul City Sightseeing di Milano e sono qui per raccontarlo

C’è un tipo di turismo che spazza via tutti gli altri. Non solo in fatto di divertimento ed esperienza vissuta, ma anche per comodità e budget. È il turismo a casa propria. Cioè l’insieme di tutte quelle attività che i local snobbano e percepiscono come poverate ma che sono l’anima del settore terziario di ogni grande città.

Dopo averlo provato, posso scrivere nero su bianco che è il turismo perfetto.

Venendo DALLA provincia veneta, l’ecosistema turistico a cui sono stata sottoposta è sempre stato abbastanza standard: tedeschi arrossati con cappelli improbabili, lunghe file a musei\chiese\monumenti, foto di rito con piccioni e gondolieri, asiatici e ombrellini di sangallo fino alla più classica guida con bandierina identificava che fa da baby-sitter a ultra 70enni rincoglioniti.

A Milano, come nelle altre big city, esiste un altro modo di fare il turista, il next level dell’ottimizzazione dello spazio-tempo, l’unione tra il voler visitare tutto e il voler faticare poco. Dio benedica chi ha inventato il concetto di City-Sightseeing.

Un mio ex datore di lavoro, imbruttito fino al midollo (uno di quelli che mette a excel anche gli omogenizzati dei figli) è stato la prima persona che me ne parlò come di una rivoluzione incredibile, usando parole come poco tempo – figata- vedi tutto – costa due banane – io non c’ho sbatti. Da quel giorno ho guardato quei bus rossi con un misto di sospetto e lieve disprezzo, solo perché non potevo assolutamente accettare che una cosa così affascinante piacesse anche al mio ex boss.

Ci sono voluti quasi 7 anni ma  ho finalmente superato quell’imprinting sbagliato e, un pomeriggio di giugno sono salita – non su uno – ma su ben due bus City-Sightseeing.

Quel giorno ho girato Milano come una turista qualsiasi. Solo più emozionata.

Prima cosa da sapere: le persone che lavorano a bordo dei bus sono annoiate e annichilite dal lavoro che fanno. Immagino che per loro quel carrozzone rosso a due piani sia la rappresentazione dell’inferno in terra: salire sempre sullo stesso bus ogni giorno, fare per 8 ore lo stesso giro ogni 45 minuti, rispondere sempre alle stesse domande, ripetere sempre le stesse cose a gente a cui – fondamentalmente – non frega un emerito cazzo.

E qui arriva il secondo fatto.

Il 99% dei turisti che sale su quei bus non mette nemmeno le cuffie per sentire l’audioguida (registrata in ben 14 lingue). Non è interessato a dov’è o a cosa sta guardando, scrolla il telefono e occasionalmente si fa qualche foto con selfie-stick lunghi come una coda alle poste. Il clima è esattamente quello delle gite delle medie, a nessuno importa cosa si stia facendo basta essere lì, perché l’alternativa è il compito di matematica.

Ingrati.

Questi due fattori combinati generano la più grande ingiustizia turistica milanese: il tour in bus in giro per la città è una figata atomica. E lo dico sebbene essere d’accordo con il mio ex capo mi pesi molto.

Nonostante ci viva da 12 anni, ho scoperto cose di Milano che ignoravo totalmente, sono passata per vie di cui non conoscevo l’esistenza, ho visto la città da un punto di vista diverso, meraviglioso. La sensazione è simile a quella di quando trovi i soldi in un vecchio paio di jeans: felicità, stupore, voglia di spenderli tutti e subito in alcol, gratitudine per quei tuoi jeans che hai da una vita ma che non darai mai più per scontati. Ecco, seduta su quel bus con dietro una coppia di mediorientali, due amiche russe davanti, e una famiglia tedesca a destra, mi sono sentita esattamente come se avessi trovato 500 euro nei pantaloni.

L’esperienza sul bus turistico raggiunge il suo culmine con l’audioguida che sembra scritta da un autore Rai degli anni ‘80. Le informazioni snocciolate sono spesso curiosità molto specifiche e\o banalità rese meritevoli di menzione solo grazie al vocabolario scelto. Un misto di parole altisonanti e lapidarie. È come se quell’autore Rai fosse un anziano pieno di nostalgia ma anche (e soprattutto) livore nei confronti della sua gioventù oramai andata.

Tre le altre uscite segnalo: con voce un po’ seccata “Il carrozzone della moda milanese”, con tono sognante “i meravigliosi cortili nascosti dove prendere un po’ di fresco negli afosi pomeriggi estivi”, con troppo entusiasmo “Eccoci a Pagano! Qui potrete godervi un paio d’ore di meritato relax”.

A Pagano.

Credo che solo chi vive in quella zona possa riuscire a rilassarsi due ore, e comunque mai di seguito.

Tra l’informazione sul perché Milano si chiama Milano (buffa storia che coinvolge una scrofa) e l’anno d’inaugurazione dell’acquario civico, vengono messi in loop quattro pezzi di musica classica italiana a volume insensatamente alto, che creano la magia di farti sentire davvero nel Paese pizza, mafia, mandolino e Sofia Loren. In quelle due ore a bordo del bus, passate rigorosamente al piano di sopra, non ho mai smesso di sorridere provocandomi una paralisi ai muscoli della faccia.

Quindi, non siate ipocriti. Non fate i turisti solo a casa degli altri, fateli anche a cosa vostra. È stupendo. Ma portatevi le cuffiette (con cavo) da casa perché quelle che vi danno a bordo sono dei sassi ricoperti di carta vetrata.

Per il resto: best pomeriggio ever.

Credit immagine di copertina

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