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The Sobriety Society: astenersi dall’alcool è una moda sempre più diffusa

L’hangover ha davvero i giorni contati? È realmente arrivato agli sgoccioli, dopo secoli di memorabili aneddoti e avventure? Astemi di tutta Italia è finalmente arrivata la resa dei conti. Dopo anni di battute, angherie e perculamenti vari, la nuova tendenza che spopola è la sobrietà.

Si chiamano sober curious coloro che «mettono in discussione il loro rapporto con l’alcool, le modalità di fruizione, le ragioni per cui bevono, e il reale impatto dell’alcool sul loro benessere generale», ha spiegato a Vogue Ruby Warrington. La donna non solo è autrice dell’omonimo libro, ma anche fondatrice del Club SÖDA NYC: una serie di eventi no-alcool per astemi e per chi vorrebbe diventarlo.

Bere e fumare danneggiano salute e immagine. Tradotto? Sono poco cool e quindi vanno eliminati.

Se poi ci aggiungiamo che nel 2016 l’alcool ha causato 2,8 milioni di decessi in tutto il mondo ed è il maggior fattore di rischio malattie, dipendenze ed è la causa principale degli incidenti, sembrano tutti più che intenzionati a metterci una pietra sopra.

Non a caso, il 57 % degli over 15 in tutto il mondo è astemia e il 12,5 % non ha mai toccato una goccia d’alcool; il 13,1% della popolazione femminile mondiale parla al passato definendosi ex bevitrice contro l’11,9% di uomini. Persino quei bricconi degli inglesi han posato la pinta, secondo l’Office of National Statistics, il numero di bevitori ha toccato il minimo storico dal 2005, con un +2% di astemi!

La tendenza c’è ed è tangibile, per quanto si possa essere scettici. Lo dimostrano anche le vendite delle bevande analcoliche nei supermercati, locali e festival.

Budweiser, Peroni e Heineken hanno lanciato sul mercato birre 0% che vanno alla stra-grande: Heineken ha registrato un +7,7 % di fatturato, il miglior risultato negli ultimi 10 anni anche grazie a questo tipo di drink.

In America spopolano i cocktail di Kin Euphorics che assicurano di elevare il vostro stato senza i postumi della sbornia. In Inghilterra, invece, si ripiega furbamente sul Seedlip, un pregiato gin senza alcol ricavato da piselli, fieno, rosmarino e timo.

«È un’evoluzione logica. Se si investono molto tempo, soldi ed energie in nuove abitudini che ti fanno sentire meglio, è sempre più ovvio che bere spesso va a cozzare con tutto questo. Per esempio, il modo in cui l’alcool aumenta lo stato d’ansia (quando dovrebbe farti rilassare) influisce negativamente sul sonno, rovina la pelle e ti porta a mangiare in modo poco sano», continuaWarrington.

Millennials e Gen X l’hanno capito bene e sono a cavallo. Non ci sono più le sbronze di Bacardi Breezer di una volta!

«Credo che i social media abbiano giocato un ruolo enorme nella diminuzione del consumo di alcool da parte delle generazioni più giovani. Prima di tutto, nei selfie non si viene molto bene se si è ubriachi, e poi molti modelli di riferimento di oggi, come i Kardashians, non bevono». Modelli di chi, dove, perché, pardon?

I giovani non saranno più forse inebriati da bollicine e super alcolici, ma sembrano essere ubriachi di follower. Da una dipendenza all’altra.

Credit immagine copertina

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