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Più stagisti che sanpietrini: Milano è la capitale italiana dello stage

Se a non vedersi erano solo i due Liocorni, a Milano è il posto fisso la creatura mitologica del momento che molti di noi, sfortunatamente, non incroceranno nemmeno a pregare tutti gli Dei dell’Olimpo. A spuntare ovunque nel capoluogo meneghino sono però gli stage gratuiti o sottopagati a cui si approcciano – sempre più spesso – persone con un’età media più alta del previsto.

Insomma, secondo la ricerca promossa da Repubblica degli Stagisti e Comune, presentata all’Acquario Civico nell’ambito di Best Stage 2019, ci portiamo a casa di diritto la corona di capitale dello sfruttam… volevamo dire, tirocinio formativo.

Analizzando i dati forniti dai principali atenei – Statale, Cattolica, Bocconi, Politecnico e Iulm, imprese e agenzie per il lavoro, solo nell’ultimo anno ci sono stati 30mila i tirocinanti tra laureati e post-diplomati. Di questi, 14mila curricolari e quasi 17mila avviati in azienda.

Dal punto di vista anagrafico invece, c’è da mettersi le mani nei capelli: il 15% degli stagisti extra formativi ha +35 anni, il 37% tra i 20-25 anni, il 35% tra i 26-35. Più del 70% degli stagisti curricolari è costituito dalla carica degli under 25.

Gli stagisti costituiscono una risorsa fondamentale per l’economia, ma parliamoci chiaro: con due spicci non ci campa nessuno, men che meno i fuori sede. Vitto e alloggio sono una mazzata peggiore dell’hangover a metà settimana e non basta un’aspirina per risollevare situazione, portafoglio e morale. Spesso per mantenersi c’è chi tira la cinghia in tutti i modi, e chi proprio non ce la fa e si vede costretto a chiedere l’aiuto a casa.

L’indennità minima per uno stage extracurricolare si è alzata a 500 euro al mese, ma ancora non ci siamo: «Oggi chi svolge uno stage curricolare non ottiene indennità, mentre chi opera all’interno di enti pubblici riceve rimborsi spese per non più di 300 euro al mese», ha spiegato Eleonora Voltolina, fondatrice de La Repubblica degli Stagisti e curatrice della ricerca.

E riguardo il futuro di questi ragazzi? Ecco un altro punto critico. Secondo Afol – Agenzia Metropolitana per la formazione, l’orientamento e il lavoro – è possibile capire che fine fanno «incrociando il codice fiscale degli stagisti con i dati delle comunicazioni obbligatorie».

Ciò non toglie che il no future dei Punk, tutt’ora, non sembra poi così surreale. Ma suvvia, la ruota gira per tutti.

Credit immagine copertina

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